Baghdad. Sono bastati poco più di 500mila euro, ma l'Italia, in quattro anni, è riuscita a restituire agli iracheni ed al mondo il museo nazionale di Baghdad, una delle più prestigiose collezioni archeologiche del mondo. Di questo «siamo orgogliosi». In una Baghdad ancora cupa e blindata, disseminata di check-point e mezzi corazzati ad ogni angolo, Franco Frattini è arrivato ieri mattina per una missione di poche ore nella quale ha confermato ai vertici delle istituzioni irachene tutto il sostegno dell'Italia nella ricostruzione. Roma, ha spiegato il titolare della Farnesina ai suoi interlocutori - dal presidente della Repubblica Jalal Talabami, al premier Nuri Al Maliki, al ministro degli Esteri Hoshyar Zebari - appoggia in pieno l'accordo raggiunto tra il governo e gli Stati Uniti per il ritiro completo delle truppe americane entro la fine del 2011. E continuerà ad impegnare i suoi carabinieri nell'addestramento della gendarmeria irachena. Ma da «superpotenza culturale» ha fatto qualcosa che gli altri, probabilmente, non avrebbero saputo fare. Tra i colloqui istituzionali infatti, Frattini ha voluto visitare di persona il museo nazionale. Nell'ala già recuperata del museo - quella della galleria assira e delle sale islamiche - Frattini ed il collega Zebari hanno ammirato i colossali rilievi in alabastro dei re neoassiri e la meravigliosa rappresentazione della porta di accesso alla cittadella reale di Khorsabad. «L'Italia si conferma portatrice di valori assoluti e vuole continuare ad aiutare l'Iraq non solo nel campo della sicurezza ma anche nel far rivivere la sua straordinaria cultura» ha detto Frattini percorrendo i corridoi del museo. «Uno straordinario patrimonio dell'umanità - ha aggiunto - dove si vedono e si toccano con mano le origini della civiltà moderna». A Zebari, Frattini ha poi voluto esprimere tutta la sua «preoccupazione» anche per le violenze anti-cristiane nella zona di Mossul. Il ministro Zerbari ha risposto che, a suo parere «non c'è nessuna persecuzione contro le minoranze», a cominciare da quella cristiana, pienamente inserita, anzi, nella vita sociale del Paese. Risposta diplomatica che, però, non tiene conto degli omicidi ai danni della comunità cristiana, soprattutto di Mossul, e del vero e proprio esodo di famiglie cristiane, messe in fuga dalle persecuzioni. «Non è una concessione ma un dovere dell'Iraq difendere i cristiani che sono stati i primi ad arrivare in questo paese» ha comunque aggiunto da parte sua il premier Nuri Al Maliki, ricevendo Frattini. Non si è parlato solo di cultura o religione: le aziende italiane, ha detto infatti senza mezzi termini il capo della diplomazia di Baghdad, sono le benvenute in Iraq.
Baghdad. Con 500mila euro l'Italia restaura il museo nazionale di Baghdad
Franco Frattini è arrivato a Baghdad per una missione di poche ore, durante la quale ha confermato il sostegno dell'Italia alla ricostruzione dell'Iraq. Ha visitato il museo nazionale di Baghdad, una delle più prestigiose collezioni archeologiche del mondo, e ha ammirato i colossali rilievi in alabastro dei re neoassiri e la rappresentazione della porta di accesso alla cittadella reale di Khorsabad. Ha anche espresso preoccupazione per le violenze anti-cristiane nella zona di Mossul. L'Italia, secondo Frattini, è portatrice di valori assoluti e vuole continuare ad aiutare l'Iraq nel campo della sicurezza e della cultura.
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