BAGHDAD. Sono bastati poco più di 500 mila euro, ma l'Italia, in quattro anni, è riuscita a restituire agli iracheni - e al mondo - il museo nazionale di Baghdad, una delle più prestigiose collezioni archeologiche del mondo. Di questo, "ne siamo orgogliosi". In una Baghdad ancora cupa e blindata, disseminata di check-point e mezzi corazzati ad ogni angolo, Franco Frattini è arrivato ieri mattina per una missione-lampo di poche ore nella quale ha confermato ai vertici delle istituzioni irachene tutto il sostegno dell'Italia nella ricostruzione di un Paese martoriato da decenni di guerre e dittatura. L'impegno italiano per il museo di Baghdad è solo un esempio della volontà del Governo di Roma di continuare ad essere presente in Iraq, privilegiando gli interventi concreti e l'aiuto diretto alla popolazione. Senza per questo trascurare le opportunità di ricostruzione che si aprono alle imprese italiane o i canali alternativi di approvvigionamento di idrocarburi. Roma, ha spiegato il titolare della Farnesina a tutti i suoi interlocutori - dal presidente della Repubblica Jalal Talabami, al premier Nuri Al Maliki, al ministro degli Esteri Hoshyar Zebari -, appoggia in pieno l'accordo raggiunto tra il governo e gli Stati Uniti per il ritiro completo delle truppe americane entro la fine del 2011. E continuerà ad impegnare i suoi Carabinieri nell'addestramento della Gendarmeria irachena nell'ambito della "Nato training mission". Ma da "superpotenza culturale" ha fatto qualcosa che gli altri, probabilmente, non avrebbero saputo fare. Tra i colloqui istituzionali infatti, Frattini ha voluto visitare di persona il museo nazionale, che presto sarà riaperto agli iracheni. Dopo le ferite inferte dai bombardamenti e le immagini dei saccheggi che - alla caduta di Baghdad, nel 2003 - fecero inorridire il mondo, il governo italiano si è messo infatti pazientemente al lavoro per sanare almeno quella ferita. Nell'ala già recuperata del museo - quella della Galleria Assira e delle Sale Islamiche - Frattini e Zebari sono andati simbolicamente assieme ad ammirare i colossali rilievi alabastrini figurati dei re neoassiri e la meravigliosa rappresentazione della porta di accesso alla cittadella reale di Khorsabad. "L'Italia si conferma portatrice di valori assoluti e vuole continuare ad aiutare l'Iraq non solo nel campo della sicurezza ma anche nel far rivivere la sua straordinaria cultura", ha commentato Frattini mentre percorreva i corridoi del museo definendolo "uno straordinario patrimonio dell'umanità dove si vedono e si toccano con mano le origini della civiltà moderna". Un messaggio di speranza, quindi, tra la polvere di una città spettrale, che fatica a ritrovare anche una parvenza di normalità sotto le nuove minacce degli estremisti sciiti di Moqtada Sadr, che hanno tuonato nei giorni scorsi contro "la capitolazione" del governo iracheno nei confronti degli americani. A Zebari, Frattini ha poi voluto esprimere tutta la sua "preoccupazione" anche per le violenze anti-cristiane nella zona di Mossul, ricevendo piene rassicurazioni sul fatto che in Iraq "non c'é nessuna persecuzione contro le minoranze", a cominciare da quella cristiana, pienamente inserita, anzi, nella vita sociale del Paese. "Non è una concessione ma un dovere dell'Iraq difendere i cristiani che sono stati i primi ad arrivare in questo Paese", è l'importante impegno formale preso dal premier Nuri Al Maliki durante il colloquio avuto con il titolare della Farnesina. Il resto sono abbracci e sorrisi tra rappresentanti di due Paesi che si considerano "amici e alleati speciali", legati da patrimoni culturali millenari. Che questo possa aprire anche le porte del business lo hanno suggerito proprio Frattini e Zebari: le aziende italiane, ha detto infatti senza mezzi termini il capo della diplomazia di Baghdad, sono le benvenute in Iraq. In Iraq i cristiani potranno stare tranquilli: oltre a non essere oggetto di persecuzioni, saranno anzi sempre di più parte integrante della vita sociale e politica del Paese, attraverso una loro più consistente partecipazione agli organismi governativi e territoriali. A garantire tute le e diritti della comunità cristiana sono state le massime cariche dello Stato iracheno al ministro degli Esteri Franco Frattini, volato ieri a Baghdad per una visita lampo nel corso della quale, oltre agli incontri politici di vertice che hanno avuto al centro i temi della ricostruzione, ha visitato l'Iraqi National Museum, il "salvataggio" del quale ha visto l'Italia protagonista. Le prime rassicurazioni sui cristiani in Iraq a Frattini sono arrivate da dal suo omologo Hoshyar Zebari. "In Iraq - ha detto Zebari - non c'é nessuna persecuzione di minoranze, soprattutto di quella cristiana che partecipa a tutte le attività del Paese. E il governo iracheno ha anche intrapreso azioni per salvaguardare la loro sicurezza nella zona di Mossul e in tutte le altre zone in cui sarà necessario".