Incontro con il sovrintendente del teatro milanese a due settimane dallapertura di SantAmbrogio minacciata da uno sciopero degli orchestrali, dai conflitti fra i dipendenti e dai tagli delle sovvenzioni Non mi interessa salvare solo il 7 dicembre ma le 300 serate che rendono vivo il teatro Lanno prossimo apriremo con la Carmen che avrà la regia di Emma Dante un debutto mai visto Gli orchestrali stanno provando, i cantanti pure, sul podio dirige Daniele Gatti: sta nascendo in perfetta armonia il Don Carlo di Verdi e gli scontri e gli scioperi della Scala sembrano uninvenzione antipatica; invece continuano, e con quello di domani saranno tre le Vedove Allegre cancellate, le ultime. Peccato, ai milanesi loperetta di Léhar era piaciuta molto, tanto da uscire dal teatro, alla fine, cantando, addirittura in tedesco. Il sovrintendente Stéphane Lissner guarda ogni tanto la prova sul monitor dal suo candido studio, ma non è di quelli che sospirano, né che danno in escandescenze. Serenamente dice: «Nonostante le difficoltà e le incomprensioni e le diverse posizioni anche nellorchestra riguardo al patto integrativo, è positivo che poi lavorino insieme, uniti dalla musica». Però enumera le cifre della discordia per chiarire definitivamente che i ribelli, gli iscritti al sindacato autonomo Fials, che hanno voluto lo sciopero, in quella che lui chiama «massa artistica», cioè orchestra, coro, ballerini, sono una forte minoranza: «Gli orchestrali sono 135, i coristi 105, i ballerini 72. Più 20 maestri collaboratori. In tutto 332 artisti; tra tutti loro, gli iscritti alla Fials sono 90, meno del 30, solo 66 nellorchestra, meno della metà, 30 nel coro, meno del 30, nessuno, dico nessuno tra i ballerini. Al referendum interno sul patto integrativo, su 800 dipendenti 713 hanno detto di sì: il no corrisponde all8 per cento». Comunque quel misero 8 è bastato a far saltare le ultime rappresentazioni di Léhar e forse a impedire linaugurazione del 7 dicembre. «Quella data è importante, ma non è la cosa che mi preoccupa di più, anche se mi appello al senso di responsabilità di tutti i lavoratori per salvare quellevento, importante per la musica, per la città, per la Scala. A me sta a cuore soprattutto il dopo, la possibilità di ritrovare lunità, la serenità e lentusiasmo di tutti; non una sola serata, ma tutte le 300 serate che ogni anno rendono vivo il teatro e il suo futuro, che è ormai programmato sino alla fine del mio nuova mandato, nel 2013». Cosa intende fare lei, cosa intendono fare il Cda e il suo presidente che poi è il sindaco Moratti, per non cancellare il SantAmbrogio della Scala? «Vorrei ricordare che anche lanno scorso era stato minacciato uno sciopero per il 7 dicembre, poi spostato al 16, non so perché. Il contratto integrativo firmato dai sindacati confederali non può essere riaperto. Chiusa la parte economica, si potrebbe forse riparlare di quella normativa, di cui non posso dire nulla, ma sempre con tutti i sindacati». La rottura con il sindacato Fials è una semplice questione di soldi? «La loro richiesta partiva da una piattaforma di 17 milioni di euro, poi hanno accettato di scendere a 11 milioni e mezzo da suddividere in 4 anni, naturalmente per tutti i lavoratori e secondo la scala parametrale, cioè più soldi a chi guadagna di più, quindi agli orchestrali, dal violino di spalla in giù. In più, del denaro per i diritti televisivi (cioè un milione e mezzo di euro), un milione e due è andato agli artisti, orchestra, coro, ballerini, e solo il resto agli altri lavoratori. In tutta onestà posso dire che non è vero che negli altri teatri dEuropa gli stipendi sono più alti; anche perché non esistono le 15 mensilità, né la liquidazione, come alla Scala. Del resto nessuno degli artisti, da quando sono arrivato qui nel maggio 2005, si è licenziato per andare in altri teatri. I tempi sono duri, viviamo una crisi mondiale che durerà qualche anno, soldi per noi ce ne saranno sempre meno». Ha ricevuto offerte interessanti da altri teatri, perché non le ha accettate? «Ne ho ricevuta più di una ma non ho voglia di cambiare soprattutto adesso, in tempo di crisi economica mondiale e di problemi alla Scala, di cui mi sento responsabile. Sono orgoglioso di essere arrivato al quarto anno del mio mandato in pareggio e di aver programmato le stagioni sino a quella del 2013, quando si festeggeranno i 200 anni dalla nascita di Verdi e Wagner». Ma cosa farà in questi giorni di prove del Don Carlo, con davanti a sé gli oscuri presagi per linaugurazione della stagione a cui, si dice, Silvio Berlusconi avrebbe invitato il presidente russo Medvedev, che il giorno prima avrebbe dovuto assistere alla riapertura del Petruzzelli a Bari, rimandata per ordine ministeriale? «Di questo non so niente, non ne sono stato informato. Piuttosto posso dire di sentirmi deluso, immalinconito, per lassurda accusa che mi viene rivolta di non aver tenuto in considerazione il valore degli artisti. Non posso accettarlo, perché da sempre tutto il mio lavoro è dedicato a loro, a un progetto artistico che sia nellinteresse di tutti e tutti valorizzi. Lo sto facendo con il direttore dorchestra Barenboim che è diventato maestro scaligero, lo faccio girando i teatri italiani per capire la cultura, la tradizione, il linguaggio italiani. E per il 7 dicembre 2009, lopera inaugurale, la Carmen, avrà come regista una donna, anche scrittrice, Emma Dante, del teatro davanguardia palermitano, mai vista ovviamente alla Scala». La riapertura del teatro Petruzzelli di Bari è stata rinviata per ragioni chiaramente politiche. Lei ha mai avuto pressioni di questo tipo? «Sono qui da meno di quattro anni e ho visto cambiare tre governi e tre premier, Berlusconi, Prodi, Berlusconi, tre ministri della Cultura, Buttiglione, Rutelli, Bondi, e due sindaci Albertini e Moratti. Nessuno ha interferito nel mio lavoro, al massimo ho trovato sostegno».
MILANO - TEATRO Lissner: "Ho avuto molte offerte ma non scappo in piena crisi"
Il sovrintendente della Scala, Stéphane Lissner, ha incontrato il giornalista per discutere la situazione del teatro. La stagione inaugurale, prevista per il 7 dicembre, è stata minacciata da uno sciopero degli orchestrali, dai conflitti tra i dipendenti e dai tagli delle sovvenzioni. Lissner ha spiegato che il patto integrativo tra il sindacato Fials e la Scala è stato accettato da 713 dei 800 dipendenti, ma che il 8% dei dipendenti (66 persone) ha votato contro. Questo ha portato a cancellare le ultime rappresentazioni di Léhar e a minacciare la inaugurazione della stagione.
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