PORTOFERRAIO. Una battaglia a colpi di carte bollate per Cerboli. Le polemiche sull'isolotto (che si trova tra Piombino e l'Isola d'Elba) messo in vendita dai proprietari - una società di cui fanno parte anche imprenditori grossetani e pistoiesi - non si placano. E fanno approdare la vicenda al Tar. La nuova mossa in questa vicenda apparentemente senza fine è stata fatta dalla Livingston Srl, la società con sede a Grosseto ma guidata dall'imprenditore del settore florovivaistico Franco Giusti. Dagli avvocati della Livingston Marco Baldassarri e Andrea Ghelli è infatti partito un ricorso al Tar di Firenze contro Regione, Parco Nazionale dell'Arcipelago e comune di Rio nell'Elba (territorio cui fa capo l'isolotto conteso). Il problema? L'inserimento dell'isolotto in una zona a tutela integrale del Parco. Una decisione che impedirebbe interventi di recupero su alcuni ruderi che si trovano sull'isola (che in passato, almeno fino agli anni'50, era utilizzata come cava di pietra) e quindi ne abbassa il valore rendendo difficile trovare un compratore. Come è già stato scritto nei giorni scorsi Cerboli è stata recentemente - cosa già successa in passato - messa in vendita a Buyitaly, una fiera di agenti immobiliari specializzati in beni di lusso tenutasi a Pistoia. Il prezzo? Si parla di una cifra oscillante tra i 10 e i 20 milioni di euro, anche a seconda della possibilità di "recuperare" gli immobili costruiti dai cavatori e ancora presenti sull'isola (e sui quali la proprietà paga regolarmente l'Ici). Così i proprietari dell'isolotto hanno deciso di ricorrere al Tar - il ricorso porta la data dell'11 novembre scorso - chiedendo al tribunale di annullare la parte del piano del parco in cui si include l'isola di Cerboli tra le zone A di riserva integrale. Secondo gli avvocati della Livingston la decisione sarebbe stata presa basandosi su presupposti sbagliati e violerebbe alcuni articoli della legge quadro sull'istituzione delle aree protette. In particolare i legali della Livinston hanno evidenziato come le attività minerarie avvenute sull'isola per anni ne abbiano mutato la condizione di integrità dell'ambiente conservato facendo cadere uno dei motivi principali su cui è stata basata l'inclusione nella zona a tutela integrale. Gli avvocati hanno fatto notare come il comune di Rio nell'Elba nel 2005 abbia accolto parzialmente alcune delle osservazioni al regolarmento urbanistico fatte arrivare dai proprietari dell'isola in cui si chiedeva di riconoscere l'antropizzazione di Cerboli e di dare la possibilità, in presenza di una valutazione di incidenza, di fare interventi di restauro e risanamento conservativo senza cambio delle destinazioni d'uso. Per la Livinston il Parco avrebbe invece applicato il suo potere di tutela «in maniera illogica e immotivata». Invece, si legge nel ricorso, «la presistente attività giustifica ed impone la promozione di un programma di valorizzazione integrata dei manufatti esistenti per finalità compatibili con il Parco». Insomma, non ci sarebbe motivo per inserire l'isola in una zona a tutela integrale. Dal Parco la notizia del ricorso viene accolta con sollievo. «Finalmente - dichiara il presidente Mario Tozzi - potrà essere fatta chiarezza sulla situazione di quest'isola magari bloccando le pressioni per cambiarne lo status. Noi ribadiamo che la tutela integrale è perfettamente motivata e resterà come è adesso». Anche il sindaco di Rio Elba Catalina Schezzini ha ribadito ieri l'«intangibilità» dell'isola. Su Cerboli in passato è già più volte scattato l'allarme degli ambientalisti. In un dossier di Legambiente si era parlato di progetti per la costruzione di un approdo e di un eliporto. E anche della volontà di trasformare i manufatti presenti in un albergo. Legambiente aveva anche denunciato un sistema di scatole cinesi attorno alla proprietà dell'isola con società aventi sede in Italia, all'isola di Man e Londra: un modo per nascondere gli interessi di eventuali speculatori.