Accordo Comune-privati per un quartiere da 10mila abitanti Il rettore del Politecnico: "È lunica chance per lateneo". Ma alcuni docenti criticano il piano di Rem Koolhaas Riparte dal mattone loperazione-Bovisa. Allombra dei gasometri sorgerà un nuovo quartiere per diecimila abitanti. Insieme a una cittadella della scienza, a nuovi edifici per il Politecnico, alla sede definitiva della Triennale-bis e a un polo per aziende che fanno terziario avanzato. Entro il 2014 tutto dovrà essere finito. Settecentomila metri quadrati saranno rivoltati come un guanto, bonificando dove cè da bonificare. Larchitetto olandese Rem Koolhaas ha firmato il masterplan dellarea, indicando dove andrà cosa, ma non la forma degli edifici. Il Comune chiede qualche rettifica, ma di fatto il progetto cè. Di certo resteranno in piedi i due gasometri, che non possono essere abbattuti in quanto testimonianze di archeologia industriale, ma resta da capire cose farne. Il ridisegno della Bovisa è unopera incompiuta da dieci anni, e si parla di unarea più grande di Citylife nellex Fiera. Il Politecnico-bis ci è arrivato, ma non grande come diceva la promessa fatta allateneo. E tutto il resto dellAccordo di programma del 1997 (il Museo del presente, una sede di Aem...) non si è visto. Motivo: bonificare larea degli ex gasometri costava almeno 80 milioni di euro e il pubblico, tra Comune e Stato, quei soldi non li ha mai trovati. Ora Palazzo Marino ha preso unaltra strada: ha avviato un nuovo Accordo di programma con Politecnico, A2A, Ferrovie Nord e soprattutto con il vicino di casa, il privato Euromilano che possiede ormai un bel pezzo della Bovisa. La logica è: insieme pubblico e privato rigenerano la zona, ma il privato si rifà dei costi con il business delle case. I numeri, dal 1997, sono totalmente cambiati. Là si ridefinivano 451mila metri quadrati. Qui, 700mila. Unoperazione da oltre 320 milioni di euro. Poco meno della metà della grande area, 300mila metri quadrati, ospiterà abitazioni, con una quota per studenti e ricercatori del Politecnico. Il rettore Giulio Ballio saluta con favore i cantieri che verranno: «Affidare i lavori ai privati è lunico modo per evitare che la Bovisa resti un prato», dice. E pensando alla sua università: «Questo progetto è lunica garanzia al fatto che il Politecnico avrà possibilità di espandersi, scongiurando il rischio di dovere traslocare». Ma non tutti in ateneo la pensano come lui. Il masterplan non piace ai docenti di Architettura Civile. «La preoccupazione per quello che si vuole fare - dice il preside di Facoltà Angelo Torricelli - è condivisa da tutti i colleghi. Limpressione è che si costruirà troppo e senza tenere conto del contesto». Massimo Fortis, direttore del dipartimento di progettazione del Poli, lancia un appello al Comune: «Chiediamo allassessore Masseroli di spingere perché il nostro ateneo possa svolgere una funzione di controllo sul progetto. Per migliorare il disegno è necessario che Palazzo Marino decida di aprire una discussione fra tutti gli enti coinvolti». Ancora più critica la posizione degli studenti, che sul loro blog bocciano il progetto.