"Oggi è uno spazio abnorme riempito di interventi provvisori e sbagliati" Era più bella quando cera linsegna al neon della dattilografa sul palazzo del Carminati Non sono certo gli stand pubblicitari e i cartelloni invadenti a rendere ospitale una piazza Larchitetto Italo Lupi, è designer, progettista di spazi, immagini, allestimenti, mostre. Nella sua lunga, gloriosa carriera ha lavorato a Venezia, Roma, Firenze, Tokyo, New York. Ha lasciato molti segni tangibili anche a Milano, dove vive e lavora, e dove è stato responsabile immagine per la Triennale e direttore della rivista Abitare. Con uno sguardo professionale, dunque, sorvola e giudica piazza Duomo nella sua veste odierna: un moderno suk al centro della città, che fa rabbrividire persino larciprete della cattedrale. Architetto Lupi lei, con Ico Migliore e Mara Servetto, ha vinto il Premio Compasso dOro per il progetto «Look of the city», spettacolare allestimento che rivestì a festa la città di Torino in occasione delle Olimpiadi della neve del 2006. Non sarebbe possibile fare qualcosa di simile per piazza Duomo? «Le Olimpiadi di Torino sono state un momento di grande entusiasmo con la partecipazione della gente e la guida di un sindaco molto popolare e intelligente. Qui a Milano mi sembra che non ci sia il "clima" adatto». Eppure si sta preparando lExpo, una grande occasione. «Ma come si fa, in vista di un evento come quello, a non riuscire a immaginare altro che quelle bandierine bianche che sembrano mutande stinte appese ad asciugarsi?». Che cosa si potrebbe pensare per piazza Duomo? «Un progetto. Unidea che abbia allegria e sia rispettosa delle prospettive storiche. A Torino siamo partiti da unindagine a tappeto, un lavoro serio di mappatura. Non si può improvvisare». La piazza sarebbe più vivibile se non fosse perennemente occupata? «Non sono certo i tendoni di plastica, gli stand promozionali, i cartelloni pubblicitari a rendere ospitale una piazza. Milano è rovinata da pubblicità invadenti, finte coperture per lavori che non si fanno. In Duomo erano belle le insegne luminose sulla brutta facciata del palazzo del Carminati, con la segretaria che batteva a macchina. Diventerebbe più vivibile se i milanesi riprendessero a frequentarla normalmente, a viverla, non subirla come un luogo invaso da iniziative e tendoni senza ordine logico». Meglio lasciarla vuota? «Purtroppo, con la sua dimensione abnorme, la piazza nasce disgraziata. Sono stati scartati tutti i progetti pensati per migliorarla, compreso quello molto bello di Ignazio Gardella, con la fontana a muraglia che divideva la piazza a due terzi. Si dovrebbe riportarla a dimensioni gestibili, umane». Che ne dice dei concerti e dei tavolini dei bar? «Niente in contrario, ma si può anche, semplicemente, lasciare questa piazza un po in pace, con il suo spettacolo umano, la sua vita normale. Non capisco questa mania di riempire ogni spazio con tendoni, impalcature e cartelloni, come succede anche allOttagono». La sovrintendenza dice che non riesce a bloccare molte manifestazioni sponsorizzate. «Mi sembra una posizione per lo meno strana. Può darsi che le pressioni ci siano e che sia difficile resistere. Ma un sovrintendente dovrebbe avere polso». Qualcosa di bello le viene in mente fra le ultime iniziative in piazza Duomo? «Sicuramente i "Dialoghi sullamore dalle guglie del Duomo", progettati dallarchitetto Attilio Stocchi, progetto a cui avevo partecipato anche io. Una bella idea, una cosa civile, suggestiva, che metteva in evidenza il monumento e lo faceva rivivere assieme alla piazza. Ma per andare avanti in quella linea ci vorrebbe un po di fantasia, cosa che oggi mi sembra mancare del tutto».