Conto alla rovescia per i Nuovi Uffizi. Nel giro di due anni la celebre galleria sarà rivoluzionata da una completa ridefinizione dei percorsi e dal raddoppio della superficie espositiva. Una vera e propria trasformazione che - come sottolineato dal ministro per i Beni e le attività culturali Giuliano Urbani illustrando il progetto esecutivo - «è per l'Italia un evento di importanza pari alla realizzazione di una grande infrastruttura come il ponte di Messina o il Mose di Venezia». Ma non basta: i Nuovi Uffizi, una volta completati, diventeranno il museo più grande d'Italia, nonché un «museo esteso» più imponente del Louvre di Parigi, perché agli spazi della Galleria (misurerà 3 volte e mezzo la Pinacoteca di Brera) basterà sommare quelli del Corridoio Vasariano (che riacquisterà la sua funzione di collegamento tra Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti), della Galleria Palatina, del Giardino di Boboli e poi su su fino al Forte Belvedere. «Sarà un percorso di splendore», ha detto il soprintendente Paolucci, da sempre a favore della piena funzionalità del Corridoio Vasariano: «Penso al giorno in citi sarà reso praticabile come percorso opzionale attraverso tutta la Città degli Uffizi». Cinque nuove sale. Il primo assaggio di questa rivoluzione l'avremo il sei marzo quando, per la prima volta, aprirà il primo piano degli Uffizi. Come sottolineato dal soprintendente speciale al Polo museale fiorentino Antonio Paolucci, qui vi troveranno spazio 2530 capolavori, tra i quali tre Caravaggio (Bacco, Medua e Sacrificio d'Isacco) più alcuni «caravaggeschi», i bellissimi dipinti di Guido Reni (Davide e Golia, Sant'Andrea Corsini), di Manfredi, Gherardo Delle Notti (Giuditta e Oloferne) e di Artemisia Gentileschi. L'idea di ampliare il museo dedicandogli tutti gli spazi dell'edificio vasariano (che fino al 1988 ospitava l'Archivio di Stato) è vecchia di almeno sessant'anni, quando era sottosegretario Carlo Ludovico Ragghianti. Solo nel 1991 ha preso il via il trend che ha portato al progetto esecutivo, completato in un anno. A spiegarlo, oltre al ministro Urbani, c'erano il direttore generale per i Beni Architettonici e il Paesaggio Roberto Cecchi, il soprintendente Antonio Paolucci, il sindaco Leonardo Domenici e Gianni Cibin di Edizioni Property spa (Gruppo Benetton). Riferendosi alla celerità con cui è nato il progetto esecutivo, il ministro Urbani ha detto che «è un mezzo miracolo per gli standard italiani ed è dovuto alla collaborazione tra Ministero, Comune e sponsor privati. Sapendo attivare una collaborazione tra tutti si riesce a ottenere la prospettiva più ambiziosa. Oggi è una giornata simbolo - ha proseguito il ministro - per la solida prospettiva di valorizzazione culturale e turistica della città e del Paese. E una scommessa esaltante per il futuro di quello che possiamo definire il tesoro degli italiani, cioè il patrimonio dei beni culturali che è non solo una risorsa economica, ma anche civile». La galleria cambia volto. Secondo quanto previsto dal progetto esecutivo, entro il 2006 prenderà corpo un nuovo itinerario di visita e un nuovo sistema di servizi: occuperà ben 27mila metri quadrati. In particolare la superficie dedicata all'esposizione raddoppierà passando da 6000 a 13000 metri quadrati con circa 2000 opere d'arte da ammirare al posto delle 1200 attuali. Con questa sistemazione, molti dei capolavori «chiusi» nei depositi - museo dentro il museo tutto da scoprire - potranno essere «scoperti» dai visitatori. I 4500 visitatori giornalieri attuali saliranno a 7000, cosi come le lunghe file d'attesa di chi è privo della prenotazione dovrebbero ridursi di drasticamente. Il mutamento del percorso si avrà già dal 6 marzo quando, insieme alle cinque nuove sale al primo piano, verrà inaugurata anche l'uscita provvisoria sul retro dell'ala di levante del museo che si affaccia su Piazza del Grano; la definitiva si avrà so lo quando sarà risolta l'annosa questione della pensilina dell'architetto giapponese Isozaki. Due anni di lavori. I cantieri per dare il nuovo assetto alla galleria si apriranno entro il 2004 provocando solo una chiusura parziale di alcune aree interessate dagli interventi. Ad esempio molte delle aree lasciate libere dopo il «trasloco» dell'Archivio di Stato sono in cattivo stato di conservazione e necessitano di cure di una certa consistenza. Ma questo non è stato certo un problema nel prevedere soluzioni per armonizzare il flusso dei visitatori all'interno degli spazi museali. Infatti l'iter all'interno della galleria, rispetto all'attuale, muterà radicalmente snodandosi dal secondo piano (che i resterà presso che intatto) al primo, al piane terra, all'interrato dove saranno disponibili gran parte dei servizi (aree di accoglienza e di uscita biglietteria, bookshop, sportello postale, bagni e guardaroba, caffetteria e ristorante accessibili sia dall'interno che dall'esterno. Per ciò che concerne la sistemazione delle opere, godibili con un ritmo espositivo più coerente e una visione d'insieme meno affollata, all'altezza della Loggia dei Lanzi cominceranno a snodarsi le raccolte di pittura dal Cinquecento all'Ottocento ordinate per epoche e scuole; la scultura antica troverà sede nei corridoi e nella sala della Niobe mentre le mostre temporanee, si concentreranno esclusivamente al mezzanino; infine nell'ala ovest i grandi saloni di fronte all'Arno ospiteranno alcune opere del Novecento. Le altre novità riguarderanno nuove scale ed ascensori interni i per ridurre il «traffico» sugli scaloni monumentali e nuovi sistemi d'illuminazione (previsto l'utilizzo di fonti luce realizzate ad hoc), di controllo termoigrometrico dell'aria (per mantenere costanti temperatura, tasso d'umidità e ventilazione nel rispetto dei canoni di conservazione delle opere) e di sicurezza. Le risorse impiegate. Il costo totale dell'impresa si aggira sui 60 milioni di euro, quasi tutti messi a disposizione dall'amministrazione statale, in particolare gli interventi di 0000tesiamo, consolidamenti, scavo e manutenzione assorbiranno il 75 per cento dello stanziamento. La spesa per gli impianti tecnologici si aggirerà sui 14 milioni di euro. Solo il progetto esecutivo (coordinato dal ministero per i Beni culturali e a cui hanno partecipato per alcuni aspetti anche due tra i maggiori architetti italiani Adolfo Natalizi e Pietro Castiglioni) si è avvalso per la fase esecutiva di risorse finanziarie messe a disposizione dal Comune di Firenze e dalla società Edizione Property del Gruppo Benetton a cui Palazzo Vecchio ha detratto 2,8 miliardi di vecchie lire che la società doveva per gli oneri relativi alla ristrutturazione dell'ex cinema Capitol che verrà inaugurato il 6 marzo. Il ministero, da parte sua si è impegnato formalmente a garantire le ulteriori risorse necessaria per la realizzazione dell'intero insieme delle opere. Il polo museale vivrà. A margine della presentazione del progetto sui Nuovi Uffizi si è parlato anche della futura «geografia» delle soprintendenze cittadine. «La soppressione del polo museale fiorentino non è prevista da nessuna norma, da nessun regolamento, da nessun articolo. Si sta parlando semplicemente di una cosa che non esiste». Con queste parole il ministro Urbani, ha risposto a chi gli chiedeva cosa i può cambiare nella riforma del ministero e dei suoi organismi periferici dipendenti. «Spero che nessuno si innamori dei nomi, ha continualo il ministro, riferendosi indirettamente alle nuove soprintendenze museali che potrebbero nascere nel prossimo futuro. Le scatole sono importanti per quello che contengono, non per le etichette esterne. L'importante - ha concluso - è che le scatole contengano delle buone cose».