A Japigia parte, da dicembre, il più imponente programma di edilizia economica e popolare mai messo in cantiere: 500 nuove case da costruire e altre 500 da rimettere a posto. Linvestimento è di 110 milioni di euro, fondi pubblici per 26 milioni e 84 milioni di capitali privati. Doppio sogno: mille case e un parco Saranno costruiti 500 alloggi e altrettanti restaurati. E lex Fibronit sarà bonificata Japigia Abbaticchio: "Tutto accade alla luce del sole. Non abbiamo conflitti dinteresse" Il mese che cambierà tutto si stempera in un giorno di esausta, civile normalità e produce ammirazione, stupore nonché qualche invidia. A dicembre comincerà al quartiere Japigia quello che passerà alla storia di questa città come il più imponente programma di edilizia economica e popolare mai messo in cantiere. «Lurbanistica è salute» sorride Ludovico Abbaticchio, che di mestiere fa il medico e quindi qualsiasi richiamo di tipo sanitario suona quasi inevitabile sulle labbra dellassessore "al ramo". Ma «entro dicembre» puntualizza un altro assessore della giunta Emiliano, quello allAmbiente Maria Maugeri, i tecnici dellArpa metteranno piede nella ex Fibronit per la messa in sicurezza, così si chiama, del sottosuolo avvelenato dallamianto dopo avere "scafandrato", il copyright è del sindaco, la superficie e i capannoni della fabbrica e prima di dare vita al parco. Il futuro, e il passato da esorcizzare. Il "lieto fine", in un caso come nellaltro, è ancora virtuale. Ma i japigini raccolti il più delle volte attorno al falò freddo della televisione per ascoltare progetti e promesse degli amministratori, danno limpressione di crederci. A credere di viaggiare con il vento del "grande cambiamento" in poppa senza la necessità di dovere arrancare di bolina, sono soprattutto quelli del "partito del mattone". La new generation dei Matarrese, dei De Bartolomeo, degli Andidero, dei Degennaro sigla un patto con questa amministrazione per materializzare una specie di piano Marshall delle costruzioni. Linvestimento è di tutto rispetto: 110 milioni di euro: fondi pubblici per 26 milioni e 84 milioni di capitale privato. Sarà un po come lo sbarco dei mille: cinquecento nuove case da tirare su dal nulla e altre cinquecento da rimettere a posto. Larchitetto Annamaria Curcuruto, abile quanto pignola, allinea uno dietro laltro i numeri di questa vera e propria "rivoluzione della cazzuola". Per la precisione, saranno 522 gli alloggi Iacp da "recuperare" ad una vita dignitosa. Poi, largo alla bioarchitettura per 120 appartamenti sempre targati Iacp, 49 di edilizia convenzionata, 28 destinati a "soggetti socialmente deboli" e 280 offerti al libero mercato. Saranno, tutti, edifici ad elevate prestazioni energetiche. I primi 68 - 36 pubblici e 32 privati - nasceranno nel giro di un anno e mezzo tra via Gentile e strada SantAnna. In alto le gru, dunque. Ma - ed è questa lautentica "rivoluzione della cazzuola" - ci sono già le opere di urbanizzazione: cioè acqua, energia elettrica, fognature, strade. La spesa è a carico delle imprese, che non si capisce quali vantaggi hanno per avere accettato questo accordo. Ma la Curcuruto spiega: «La partita si chiude in diciotto mesi. E non in almeno tre anni e mezzo, come accade di solito». Sì, insomma, limprenditore prima finisce e prima guadagna. I prezzi non saranno nazional-popolari, ma nemmeno proibitivi: per tre vani, accessori, terrazza, cantina, posto auto si aggireranno attorno ai 300mila euro. Ci saranno inoltre, scuole materna, elementare, negozi, piste ciclabili, una palestra, un centro civico, il verde. «Tutto alla luce del sole» sottolinea, per metà orgoglioso e per metà malizioso, lassessore Abbaticchio, che non rinuncia ad una battuta piuttosto pestifera: «Io non ho conflitti dinteresse giacché non sono né un proprietario terriero né possiedo aziende da tutelare» e non sembra casuale il riferimento allex sindaco Simone Di Cagno Abbrescia, emblema dei benestanti baresi e prossimo avversario con la casacca del Pdl alle amministrative del 2009. Laltra faccia della medaglia è la rinascita dellex Fibronit, cattedrale sgarrupata dei morti per colpa delleternit: 201 in dieci anni. Pure Di Cagno Abbrescia voleva "riqualificare" larea: palazzoni per 250mila metri cubi di volume. Ma allufficio tecnico comunale si erano dimenticati di segnalare alla Regione e alla Commissione europea che quello era un "sito pericoloso". La polvere di amianto non uccide più. Ma con i tempi che corrono, fa un certo effetto leggere a ridosso dello stabilimento cartelli di questo genere: «Attenzione, zona inquinata. Accesso vietato». Maugeri lostinata, getta acqua sul fuoco: «Questa è una cosa seria, ha bisogno dei suoi tempi. Solo nei primi due anni della legislatura che verrà, il parco potrà essere inaugurato». Scherza, ma non troppo, il presidente della circoscrizione Pasquale Leccese: chissà, forse proprio il parco «riuscirà a trasformare questo gruppo di isole che è Japigia in un arcipelago». Via Caldarola, via Gentile, viale Japigia: insieme appassionatamente. La circoscrizione lanno scorso aveva prodotto un "corto" di Antongiulio Mancini premiato al Torino Film Festival diretto da Nanni Moretti. Il titolo del lavoro cinematografico, per tutti quelli che abitano da queste parti e che non stavano meglio quando vivevano peggio, è un sogno fatto da svegli: "Lalba". «I tempi per la realizzazione del parco si sono allungati» fa sapere Nicola Brescia, presidente del comitato Fibronit. Come mai? «I lavori per la messa in sicurezza del sottosuolo allinterno dello stabilimento che fino al 1989 produceva lastre ondulate di eternit e tubi in cemento-amianto per gli acquedotti, dovevano cominciare a ottobre, invece slitteranno al mese di dicembre. Sessanta giorni di ritardo. Io dico sempre: ogni giorno che passa inutilmente, è perso». Il bicchiere è mezzo vuoto? «No, tuttaltro. La gente del quartiere è più serena visto che lamianto non si sprigiona più nellaria dopo il primo intervento che ha "scafandrato" capannoni e superficie del terreno, per usare un termine caro al sindaco Michele Emiliano. Ma adesso bisogna andare avanti». Quando sarà possibile per i japigini passeggiare nel parco dove prima cera la fabbrica dei morti di amianto: 201 in dieci anni, di cui 147 operai, 23 familiari, 31 residenti? «Io credo che vedremo il parco fra tre anni, non prima. Purché il ministero dellAmbiente non si metta di traverso. Diversamente, scoppierebbe la rivoluzione». (l. p.)