A 17 anni dal rogo che lo distrusse, i lavori sono finiti Slitta la riapertura Il braccio di ferro di Emiliano e Fitto in vista del voto di primavera Eppure, intorno alla riapertura del Petruzzelli, il teatro-simbolo di Bari e di tutta la Puglia, distrutto misteriosamente da un rogo il 27 ottobre del 1991, è scoppiata una disputa fra centrodestra e centrosinistra che provocherà in extremis il rinvio dellinaugurazione già fissata per il 6 dicembre prossimo, ricorrenza di San Nicola. E la "querelle" tra governo nazionale e governo locale minaccia ora di coinvolgere perfino il culto del santo patrono. Proprio nel cuore di Bari, allincrocio fra corso Vittorio Emanuele e il "boulevard" alberato che la tradizione popolare chiama corso Càvour, con laccento sbagliato, un maxi-orologio digitale scandisce da un anno il count-down in attesa della solenne inaugurazione. Ma a guastare la festa è arrivato da Roma laltolà del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, al culmine della bega infinita che contrappone da 17 anni la famiglia Messeni Nemagna, proprietaria originaria del teatro, allamministrazione comunale e ancor più allopinione pubblica. Cè il fondato sospetto però che, sotto le ceneri della vertenza economica e burocratica, covi in realtà il fuoco di uno scontro di potere fra il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, leccese, esponente del Popolo della libertà, e il sindaco di Bari, Michele Emiliano, segretario regionale del Partito democratico, in vista delle elezioni amministrative di primavera a cui il centrodestra ricandida lex sindaco, Simone Di Cagno Abbrescia. Il colmo del paradosso è che in tutto in questo bailamme, dopo unodissea di controversie, di procedimenti giudiziari, di lunghi e complicati lavori di restauro, la ricostruzione del "teatro rosso" ? chiamato così per il colore della sua imponente facciata e dei muri perimetrali ? è ormai praticamente completata. A Fitto, tuttavia, non è parso vero di poter impugnare le speciose richieste della famiglia ? verifica tecnica dei lavori e liberatoria per laumento delle spese autorizzate dal commissario straordinario, Angelo Balducci ? per sottrarre a Emiliano il merito e il vanto della riapertura. Il ministro per gli Affari regionali, battezzato una volta in pubblico dallo stesso Berlusconi "la mia protesi", è ricorso perciò allaiuto del collega Bondi che, su sua sollecitazione, ha deciso di istituire un tavolo tecnico per controllare lagibilità del teatro e lo stato dei rapporti con la famiglia Messeni Nemagna, rinviando dimperio linaugurazione a data da destinarsi. Era la notte fra sabato 26 e domenica 27 ottobre del 91 quando un incendio doloso, dopo una rappresentazione della "Norma" di Vincenzo Bellini, devastò linterno del Petruzzelli, mandando in rovina uno dei più noti teatri lirici italiani e privando così i cittadini baresi e pugliesi di un supporto didentità collettiva, psicologica e culturale. A quellepoca, Repubblica non usciva ancora il lunedì. E per il cronista che tornava nella propria città dorigine per raccontare uno scempio, nellimpossibilità di scriverne il giorno stesso per lindomani, la visita a quel cratere fumante fu come una lunga veglia funebre che richiamava alla memoria una giovinezza intrecciata con leterogeneo cartellone del "teatro rosso", prodigo allora di opere liriche, di concerti, di balletti e anche di varietà o di spettacoli cinematografici. Seguì una stagione avvelenata dai sospetti e dalle polemiche, segnata dallinerzia e dallabbandono. Lex gestore Ferdinando Pinto, artefice di un rilancio che aveva portato a Bari le voci più celebri della lirica, fu accusato di essere il mandante del rogo, condannato in primo e secondo grado, poi definitivamente assolto soltanto nel gennaio 2007. Nel frattempo, il governo Prodi aveva espropriato il teatro che i Petruzzelli, una munifica famiglia di commercianti baresi, aveva costruito su suolo pubblico e donato alla città. Ma nellaprile scorso la Corte costituzionale ha annullato il provvedimento per un difetto di forma, rimettendo così in discussione laccordo raggiunto nel 2002 che prevedeva la ricostruzione a opera di una Fondazione costituita da Comune, Provincia e Regione, nonché la gestione del teatro per quarantanni, con il riconoscimento agli eredi Messeni Nemagna di un canone di affitto di cinquecentomila euro allanno. Al di là degli interessi legittimi della famiglia, sta di fatto che ora il Petruzzelli non può ancora riaprire i battenti, benché sia ormai belle pronto, per colpa della ragion politica e delle sue manovre più o meno interessate: tanto da indurre anche gli orchestrali del Maggio fiorentino, ingaggiati per linaugurazione, a scendere in campo con il maestro Zubin Mehta annunciando per il 6 dicembre un concerto-appello per la rinascita del "teatro rosso". Il rinvio, dopo tanti anni di attesa, è certamente uno smacco per il sindaco Emiliano, per lamministrazione comunale e per il centrosinistra pugliese. Ma è ancor più un torto consumato ai danni dei baresi, ansiosi di rimarginare la ferita aperta dal 91 e di rilanciare finalmente la loro città, da parte di un centrodestra che tende ad anteporre le proprie convenienze elettorali alle aspettative della collettività. E forse, come insinua più duno, perfino a rivendicare una supremazia leccese su una regione governata in precedenza da Fitto e oggi in mano a un "comunista" come Nichi Vendola. Da qui al 6 dicembre, bisognerà fare i conti comunque con le ire di San Nicola, il quale certamente non gradirà - dallalto dei cieli - che qualcuno gli rovini la festa. E occorrerà anche evitare un caso diplomatico, se non addirittura una guerra di religione, dal momento che per quello stesso giorno è in programma la restituzione della "chiesa russa" di Bari al governo di Mosca. Il presidente Medvedev e il premier Putin erano stati già invitati alla serata inaugurale del nuovo Petruzzelli, insieme al nostro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al premier Silvio Berlusconi: e si sa che per i baresi, credenti o non credenti, lospitalità è sacra.