Il soprano: qui ho paura di prenderle Gli autonomi della Fials incrociano le braccia, mentre Cgil, Cisl e Uil hanno firmato «Una volta le tensioni si portavano fuori. Adesso implodono. È il laboratorio avanzato dellItalia di domani», commenta lex-assessore alla Cultura Philippe Daverio passeggiando nel foyer tra la statua di Rossini e quella di Donizetti, felice perché - come ex - ufficialmente se ne può fregare della Scala (lui il 7 dicembre sarà in Sudamerica per una mostra). Il sindacalista Zambelli della Cisl prova a spiegargli perché (è mercoledì notte) in platea cantanti e musicisti che non scioperano stanno eseguendo arie dopera a corredo di una manifestazione sindacale contro la parte che sciopera. «Siete tutti in stato confusionale», gli risponde Daverio. Ormai sono saltate le mediazioni e i ruoli si scambiano come in tante partite di mosca cieca. Di ieri la sortita di Nicola Cimmino, del direttivo nazionale Cgil, contro Giancarlo Albori, Cgil locale (entrambi della componente di sinistra): «Siete autoreferenziali e pensate di rappresentare i lavoratori senza ascoltarli. Anche gli artisti hanno le loro ragioni». Albori: «Fino a ieri diceva il contrario». E intanto si perpetua la più classica delle minacce scaligere: niente Prima. Strumentisti e coristi della Fials (che rappresenta buona parte degli artisti) hanno proclamato uno sciopero articolato addirittura su un anno. Chiedono più soldi, a danno delle altre categorie, difese da Cgil-Cisl-Uil. La parola chiave è: riparametrare. Cioè rivedere le fettine della torta di 11 milioni e mezzo messa a disposizione dal Teatro. Tutto chiaro: ricchi contro poveri? Macchè. I «ricchi» lamentano di essere discriminati e trattati peggio dei «poveri», mentre questi ultimi dipingono i primi come vampiri (alle manifestazioni si mettono le maschere con i dentoni). Manca poco e finisce a botte. Un «vecchio» del teatro, Danilo Rossi, strumentista di viola, iscritto alla Cgil, ammette: «Il nome Scala fa scattare meccanismi di autoesaltazione difficili da controllare. Si perde la testa. Non si parla mai dei tagli che probabilmente arriveranno da parte del governo, si discute e ci si divide sulla fuffa, finchè la gente comune dirà: se vanno in malora, se lo meritano». Cè chi teme un commissariamento. Se la prima del don Carlo salta, dice Rossi, «si potranno raccogliere solo i morti». E la Moratti? Giudizio bipartisan: «Mai vista qui. La Scala le è servita solo come fiore allocchiello per ottenere lassegnazione dellExpo». Il sindaco di Milano risponde «seguo da vicino e con dispiacere quanto sta avvenendo», riaffermando la fiducia nel sovrintendente Lissner, che per ora sta a vedere che succede. «Per forza - accusa Sandro Malatesta del Fials - La sua parte la fanno quelli della Cgil». Una dei miracoli scaligeri è la sorprendente capacità, in un ambiente gremito di primedonne, di amalgamare tutte le componenti per giungere quasi sempre a una sintesi di grande equilibrio e qualità. E adesso? «Minacce e insulti. Finti dollari che piovono dallalto. Striscioni fosforescenti nel buio della sala prove. Ecco cosa ho trovato sul mio leggio laltro giorno...», si sfoga il soprano Barbara Vignudelli. Legge il volantino: «A voi fantasmi dellopera - burocrati dello spartito - un tempo cuore del teatro - oggi appendice marcescente da asportare». «Nei corridoi - confida - ho paura di prenderle». Come canterà il soprano alla prima, sempre che non scioperi? «Con la tensione dentro, la voce è uno schifo. Quando si comincia, però, si dimentica tutto». Ascoltiamo le sue ragioni. «Ma perché devo sentirmi cattiva se voglio un riconoscimento alla mia professionalità? Hanno fatto un referendum sullintegrativo dove la maggioranza a votare erano non artisti. Ne hanno appena assunti 150. Se a contare sono i numeri bruti, siamo in minoranza. Ma a salire sul palcoscenico siamo noi. Vogliono dare i diritti su riprese e registrazioni degli spettacoli anche agli elettricisti. Ma che centrano? Se stecco, la figura di legno la faccio io. Tutti uguali? Allora voglio pure io le loro indennità. E se andiamo a vedere la busta paga, quella vera, non so mica se alla fine conviene cantare, o suonare uno strumento, piuttosto di mettere a posto i fili. Io guadagno 2mila euro al mese». Replica delle «maestranze», raccolta laltra sera alla serata anti-Fials. È un coro a varie voci: «Ma se quelli cantano e suonano sempre meno per il teatro, impegnati in attività private con la Filarmonica e altro, ma facendosi belli col nome della Scala! Sono una casta potente sempre pronta a ricattare per avere di più. Quando cera da andare contro Muti, volevano i nostri voti, adesso siamo gente di serie b. Solo loro hanno studiato e sanno fare la loro parte?». Giancarlo Albori, Cgil, rincara la dose: «Ogni volta hanno la stessa tattica: fanno firmare il contratto agli altri, poi entrano in campo piantando casino per grattare qualcosa solo per loro. Ma questanno non cè trippa». Previsioni? La prima alla fine si farà. Ma lo sciopero si riaffaccerà alle repliche, fino alla soddisfazione delle richieste o allo sgretolamento del teatro del Piermarini. Magari con un elettricista che, con la busta paga ridotta della metà per la protesta di coro e orchestra, spacca uno Stradivari in testa al primo violino.
MILANO -Cantanti e orchestrali contro tutti adesso la Scala rischia la prima
Il Teatro alla Scala di Milano è in crisi a causa delle tensioni tra i sindacati e il direttivo. I cantanti e musicisti della Fials, che rappresentano buona parte degli artisti, hanno deciso di scioperare per richiedere più soldi e difendere le loro categorie. La Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un accordo, ma i musicisti non si sono uniti. La situazione è critica, con minacce di sciopero alle repliche e minacce di chiusura del teatro. I dirigenti del teatro sostengono che la crisi è dovuta alle tattiche dei sindacati, che cercano di ricattare per avere di più. I cantanti e musicisti sostengono che la crisi è dovuta alle difficoltà economiche e alle ingiustizie.
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