Lintervista Lattore ironicamente applaude il rappresentante del governo dopo il diktat al Comune "Una volta allanno i miei genitori andavano a sentire lopera: si facevano belli" Un sentito grazie al ministro Bondi "che ha fatto per i baresi quello che raramente riescono a fare da soli, sentirsi una comunità unita verso un comune obiettivo". Riaprire il teatro Petruzzelli il 6 dicembre. Ed Emilio Solfrizzi di quella data è, in qualche maniera, il garante da quando il sindaco Emiliano lultimo giorno del 2007 ha affidato a lui e ad Antonio Stornaiolo (Toti e Tata per una notte) lavvio del countdown che scorre sempre più inesorabile sul Mercato del pesce, in piazza del Ferrarese. Solfrizzi, non si riaprirà ufficialmente il 6 dicembre. «E come avrebbe detto Gassman, il motivo lo ignoriamo. Non oso immaginare che meri interessi di partito possano fare del male a una città che tanto desidera questa riapertura. Il 6 è una data soltanto ideale ma ormai si è caricata di tutto quello che abbiamo desiderato per diciassette anni». Prima ringraziava il ministro Bondi. «Guardi, Bari è una città distratta dalle proprie questioni e dalle proprie necessità, una città raccontata anche fuori come ombelicale, arrotolata su se stessa. E stato più utile di quanto abbiamo pensato, ha fatto in modo che superassimo le nostre diversità. I baresi sono orgogliosi di avere una cosa bella, la difendono, anche se una buona parte nel Petruzzelli non ha mai messo piede. Per questo mi chiedo, adesso cosa manca per riaprirlo? Vorrei capirlo bene da un mio ministro, da un ministro di tutti che mi auguro faccia sempre il bene comune. Ma, a questo punto, è inevitabile che mi faccia delle domande». Da barese questo come la fa sentire? «Mi ripropone il film di una vita, la sensazione di sentirmi alla periferia del mondo. Perché se tutto questo fosse accaduto allArgentina di Roma o alla Scala di Milano, fatte le dovute differenze, ci sarebbe stata maggiore attenzione politica alle conseguenze di diciassette anni di ritardi che sintendono ancora protrarre». Abitava in via Cognetti, a due passi dal Petruzzelli. «La sera del rogo i miei mi chiamarono subito. Allepoca gestivamo la Dolce Vita. Ho seguito le dolorose fasi di quello che non esito a definire la perdita della mia giovinezza. E così, vedevo il Petruzzelli eterno, così come si vedono i propri genitori, praticamente immortali. Quellincendio è stata la caduta degli Dei. Abbiamo visto al posto del teatro, il vuoto, la piscina a cielo aperto che è diventato e, ancora, quel vuoto trasformarsi nel simbolo di Bari, di una città sfregiata che presto sarebbe diventata la città dei teatri chiusi». Prima, tuttavia, il Petruzzelli era simbolo daltro. «E anche di questo posso essere fortunato testimone. Divido i miei ricordi sul Petruzzelli in tre parti. La prima legata allinfanzia e alla lirica. Una volta allanno i miei genitori andavano a sentire lopera. E si facevano belli come mai li avrei rivisti nel resto dellanno. Era una festa che coinvolgeva tutta la famiglia». Poi il politeama è diventato un cinema. «Squallidissimo. Una volta sono andato a vederci un film di kung fu per il quale indossai per la prima volta gli occhiali 3D. Alluscita non mi tenevo in piedi. E poi è venuta la stagione Pinto che ha reso il Petruzzelli meno irraggiungibile di quello della lirica e meno becero di quello dei filmetti. Lha trasformato in uno spazio multimediale, trasversale che presi a frequentare per i mercoledì letterari. Arrivavano anche i carrozzoni televisivi ma lorgoglio di sentirmi barese era illimitato quando si esibivano i grandi che poi portavano il nome della nostra città nel mondo». Ha mai calcato quel palco? «Solo per serate di beneficenza ma non è la stessa cosa. Andare lì da protagonista con il pubblico pagante e il loggione esigente, quella sarebbe lemozione più grande. Perchè il Petruzzelli è un simbolo, è il Teatro ovvero cultura, movimento di pensiero, religione, estetica, filosofia. Ma se me lo chiedessero ci verrei pure sui ceci, significherebbe dare un senso al proprio lavoro, allideale di una vita».
PUGLIA - PETRUZZELLI: Solfrizzi ringrazia il ministro Bondi "Ha fatto ritrovare lunità ai baresi"
Il sindaco di Bari, Emiliano Romano, ha ironicamente applaudito il rappresentante del governo dopo il diktat al Comune. Il teatro Petruzzelli, chiuso da diciassette anni, potrebbe riaprire il 6 dicembre. Il ministro Bondi ha espresso il suo apprezzamento per il sindaco. Il comico Emilio Solfrizzi, che ha fatto il countdown per la riapertura del teatro, non si è riaperto ufficialmente. Il comico Nino Manfredi ha parlato del Petruzzelli come simbolo della cultura e del movimento di pensiero. Ha ricordato i suoi ricordi del teatro, che includevano la lirica, il cinema e lo spazio multimediale.
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