L'ultima sorpresa è di ieri mattina. Per la prima volta da sempre, i custodi sono stati mandati in perlustrazione lungo il perimetro esterno della Palazzina di caccia di Stupinigi. Uno di loro si è accorto di una botola sfondata, di una porta rotta che da sulle cantine. Soprattutto, è un passaggio che conduce anche alla centrale elettrica. Sono stati immediatamente avvertiti i carabinieri. Alle undici sono arrivati quelli del nucleo scientifico, a cercare tracce eventuali dei ladri che hanno svaligiato la Reggia. Dopo sette giorni, il furto resta un mistero. Nulla si sa degli autori che hanno messo a segno il colpo. Trentun pezzi scelti con cura, caricati probabilmente su due furgoni. Una refurtiva con un valore teorico di 40 milioni di euro. Gli investigatori hanno sentito tutti i testimoni, hanno sondato tutti i canali, ma al momento senza riuscire ad ottenere nessuna risposta importante. Torino non sa e non sapeva. Il sospetto è che il colpo sia stato pensato e progettato altrove. Magari portato a termine da manovali stranieri. Quello che è successo dopo le cinque del mattino di giovedì scorso, cioè quando i ladri hanno abbandonato la reggia, è un rompicapo. Ma mentre resta totalmente nebulosa la storia della banda, come la strada che ha preso il bottino, ormai sono assolutamente chiare le condizioni che hanno favorito un furto tanto clamoroso. Gli investigatori hanno controllato i tabulati collegati al sistema d'allarme. Hanno riscontrato tantissime anomalie, problemi tecnici ed errori di gestione. Tantissime richieste d'aiuto dei dipendenti della Palazzina di caccia che nessuno ha raccolto. La Repubblica adesso è in grado di documentare definitivamente queste carenze. Infatti, pubblichiamo qui sotto ampi stralci originali del registro firmato dai custodi. Guasti, falsi allarmi, problemi incomprensibili, black-out e paura. Un registro che racconta quotidianamente la storia di un furto annunciato.