Domani, venerdì, al Museo Civico Ala Ponzone di Cremona avrà luogo un convegno nazionale dal titolo «Mostre e Musei a tu per tu». Nelloccasione sarà presentato il documento dellIcom Italia (International Council of Museums) dal titolo: «Mostre-spettacolo e musei: i pericoli di una monocultura ed il rischio di cancellare le diversità». Questo documento, fortemente critico, affronta di petto anche lesperienza bresciana di questi anni, delle grandi mostre in condominio tra ComuneBrescia Musei e Linea dombra di Goldin. Lo stesso Marco Goldin sarà comunque domani tra gli interlocutori del convegno, mentre il presidente di Brescia Musei Agostino Mantovani (ha dato le dimissioni nelle mani del sindaco Parali, pronto a lasciare a fine anno) contesta proprio la congruità e correttezza dei dati utilizzati dai responsabili dellIcom Italia, con un suo apporto scritto intitolato «Mostre-spettacolo e musei, lesperienza bresciana. Una risposta allo studio di Icom Italia». «Le grandi mostre (mostre-evento o mostre-spettacolo) finanziate dalle Pubbliche Amministrazioni e dalle Fondazioni ex-bancarie, spesso prive di qualsiasi relazione con la città e con il territorio - denuncia Icom Italia - sono entrate in oggettiva quanto impropria competizione con le istituzioni museali locali, depotenziandole, mortificandone lattività e talvolta anche paralizzandole temporaneamente». E denunciato un uso del denaro pubblico che finisce per sottrarre risorse essenziali non solo allo sviluppo, ma anche allordinaria gestione delle istituzioni pubbliche permanenti preposte a conservazione, studio ed esposizione dei beni culturali: i musei». Uno degli argomenti fondamentali per contestare laffermazione classica dei fautori delle megamostre («aumentano il flusso dei visitatori delle collezioni permanenti dei musei») è trovato proprio nel caso del Museo di Santa Giulia di Brescia, «che prima delle grandi mostre organizzate dalla società Linea dOmbra era arrivato con le sue attività a sommare 93.759 visitatori (2003), numero che nel 2007 si è drasticamente ridotto a 38.187, ovvero a un livello di gran lunga inferiore a quello raggiunto nel 1998 (48.000 circa)». Ora, il dato è ricavato da una recente ricerca commissionata dalla Regione Lombardia allUniversità Bocconi su due grandi eventi realizzati nellarco del 2006 (la Mostra «Gauguin-Van Gogh» a Brescia e il Festival della Letteratura di Mantova). La ricerca citata afferma «che in Italia non vi è spazio per più di due progetti espositivi dotati di caratteristiche simili e allestiti simultaneamente in aree distanti non più di 300 km. Il mercato è piccolo e il pubblico, come si è desunto dai dati sulle frequenze di visita, è prossimo al raggiungimento di soglie di saturazione quasi fisiologiche». Ma è proprio sui dati di visitatori a Santa Giulia, che avvalorerebbero in maniera lampante lappello dellIcom, che è dura la replica di Mantovani, che bolla quei dati come «completamente sbagliati». La polemica investe anche la ricerca commissionata dalla Regione, che elabora dati ufficiali, ma fortemente incompleti perché la realtà degli ingressi al Museo è mutata radicalmente. «Infatti - argomenta il presidente di Brescia Musei - per il Museo di Santa Giulia non è stato tenuto conto del numero di visitatori che sono entrati col biglietto della mostra, venduto da Linea dOmbra. Più precisamente: come tutti dovrebbero sapere, perché pubblicato sui giornali e distribuito almeno per ogni mostra con un quaderno apposito in due milioni di copie, a Brescia il biglietto della mostra prevede sempre la gratuità per lingresso al museo (contrariamente alla denunciata competizione). Correttamente quindi teniamo distinta la bigliettazione del museo, nei mesi senza mostra, dalla bigliettazione gratuita (perché materialmente non cè) dei mesi della mostra». Da qui la precisazione: «Posto che una Grande Mostra allinterno di Santa Giulia dura sei mesi (5 di apertura più i giorni di montaggio e di smontaggio), il numero dei visitatori del museo in questo periodo non viene evidenziato, altrimenti sarebbe contato due volte, una per la mostra ed una per il museo. Chiaro che se si paragona, come ha fatto (maliziosamente?) lo studio Icom, un anno che non aveva la Grande Mostra ma solo la bigliettazione del museo, con un anno dove la Grande Mostra "assorbe" per sei mesi i visitatori del museo, il risultato è quello indicato nello studio, ma è un utilizzo improprio dei dati, facendo finta di non sapere. Ripeto, tutti sanno che, a Brescia, mostra e museo hanno una bigliettazione unica». Il presidente uscente contrattacca: «Alla stessa stregua, potrei sostenere, addirittura con più ragioni, che tutti i visitatori della mostra Gauguin-Van Gogh hanno visitato il museo e cioè 540mila visitatori paganti che hanno visitato anche il Museo di Santa Giulia. Non è vero e quindi non mi sogno di farlo». Ma tanti di questi, lhanno fatto. E se la partnership con Linea dOmbra di Goldin non ha sempre prodotto «una ricaduta» sulla città, essendo fin troppo totalizzanti le proposte allinterno di Santa Giulia, (pure Brescia, ammette Mantovani, «ha patito il mordi e fuggi») rivendica come sia pienamente riuscita la promozione di una nuova immagine postindustriale di Brescia nel mondo, e come tale azione si sia innestata su unattività in più direzioni, di recupero di patrimoni culturali, di eventi, convegni, in un disegno generale di servizi alla popolazione. Dal suo punto di vista, Mantovani ammette che «per raccogliere risultati migliori, forse, bisogna lavorare su un arco di anni più lungo e bisogna investire ancora di più. Soprattutto in accoglienza, soprattutto in sintonia fra categorie interessate per realizzare sinergie», ma «resta il fatto che lisolamento, anche quello cosiddetto culturale, danneggia anche chi pensa di esserne il beneficiario».