Questa disciplina resta il luogo privilegiato degli accadimenti Anche se, con la sua permanenza, si prolunga al punto tale da separarsi da essi Anticipiamo un brano da Contro la fine dellarchitettura, in libreria in questi giorni (Einaudi, pagg. 133, euro 10) In un bel testo sullarchitettura del Rinascimento Manfredo Tafuri ha affrontato, proprio a partire dal XVI secolo, la questione della crisi della capacità di rappresentazione dellarchitettura, come crisi progressiva del referente collettivo, così che le forme dellarchitettura si cominciavano a proporre anche come costituzione di una distanza critica rispetto alle convinzioni comuni. Tutto questo è andato accentuandosi, lo sappiamo, prima con la costituzione nel XVIII secolo dellestetica come scienza dellarte, poi con il pensiero illuminista, poi ancora con i processi che miravano ad affermare lassoluta indipendenza dellatto creativo in epoca romantica e infine rovesciandosi allinizio del XX secolo in una relazione oppositiva rispetto allo stato della società e della concezione stessa del soggetto, anche attraverso la messa in discussione dei linguaggi della tradizione, del posto dellarte nella società riorganizzandosi, a partire da una rifondazione dei linguaggi stessi delle arti. La rappresentazione diveniva quindi rappresentazione anche di un diverso possibile assetto della società, con una promessa di liberazione del soggetto in un nuovo contesto sociale. Larchitettura resta comunque, come uso, come tettonica ma anche come rappresentazione, il luogo privilegiato degli accadimenti, il loro scenario anche se nello stesso tempo, con la sua permanenza, si prolunga tanto da separarsi da essi come portatrice di nuovi significati interpretativi. I tipi di rappresentazione che ho schematicamente descritto si confrontano poi, ma dovrei dire in primo piano, con il costante rinnovamento dello stato della disciplina. Rappresentano nuovi punti di vista su di essa ma anche sul suo nuovo statuto tecnico, sulle trasformazioni del suo territorio disciplinare, con la discussione intorno alle metodologie del progetto e della sua relazione con lesecuzione e con il patrimonio storico del suo linguaggio e dei suoi mutamenti. (...) Infine, nelle motivazioni di progetto si introducono, in modo più o meno conscio, anche le rappresentazioni della nostra storia personale, delle nostre memorie, sentimenti, passioni, desideri, ambizioni da portare alla luce della ragione e da confrontare con le condizioni in cui questi si propongono nel processo di costituzione del progetto specifico. Linsieme di queste posizioni intorno alla rappresentazione costituisce un materiale importante con cui larchitettura costruisce la risposta ai problemi delluso e della costruzione. Tuttavia bisogna avere ben presente che le rappresentazioni delle condizioni esterne allarchitettura con cui ci confrontiamo non possono divenire le sue forme in modo deduttivo, non possono cioè condurre direttamente alla loro espressione architettonica ma devono essere, per così dire, trasformate, incenerite per divenire materiale per la costruzione dellarchitettura proprio attraverso il confronto critico con lo stato della nostra disciplina e con quel suo punto interno, il suo érgon poieticón, che ne costituisce lessenza. Tutto questo pone, ovviamente, anche il problema dellautonomia, delleteronomia, o meglio della complicata relazione fra le due da parte della teoria e delle pratiche artistiche dellarchitettura, questione che preoccupa, da sempre, il nostro fare artistico e che riemergerà in modi diversi, anche in questo scritto intorno alla specificità disciplinare e alla sua crisi. Adorno affermava che, «proprio perché larchitettura oltre che autonoma è anche legata a uno scopo, non può negare gli uomini come sono, anche se in quanto autonoma deve farlo»; superare nellopera questa contraddizione senza negarla è il suo compito, e più avanti aggiungeva: «Larte non coglie la propria autonomia se le manca ciò che le è eterogeneo». Il «ciò che le è eterogeneo» però non si dà come tale, larchitettura non può dedurre niente da esso, che deve essere trasformato per mezzo del progetto e diventare materiale per la costituzione della forma. È con le ceneri di ciò che è eterogeneo, anche dei sentimenti e delle storie soggettive, che si costruisce lopera di architettura insieme alla sua teoria.
Il progetto e la sua crisi, un saggio di Vittorio Gregotti
Larchitettura resta il luogo privilegiato degli accadimenti e della rappresentazione, ma con la sua permanenza si prolunga e separa da essi. La rappresentazione divenne rappresentazione anche di un diverso assetto della società. I tipi di rappresentazione si confrontano con il costante rinnovamento dello stato della disciplina, con la discussione intorno alle metodologie del progetto e della sua relazione con l'esecuzione e con il patrimonio storico del linguaggio e dei suoi mutamenti. Le rappresentazioni delle condizioni esterne all'architettura non possono divenire le sue forme in modo deduttivo, ma devono essere trasformate e incenerite per divenire materiale per la costruzione dell'architettura.
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