La crescita impetuosa del cursus honorum curatoriale di Luca Massimo Barbero conosce una nuova, significativa tappa. Il quarantaquattrenne critico e storico dell'arte torinese, ma "stanziale" a Venezia sin da quando si laureò a Ca' Foscari con Giuseppe Mazzariol, sarà infatti il nuovo direttore del Museo d'Arte Contemporanea di Roma - il Macro, appunto - prendendo il posto di Danilo Eccher, che l'aveva guidato con la precedente amministrazione comunale. «Stiamo definendo le pratiche di assunzione di Luca Massimo Barbero - ha già dichiarato l'assessore alla Cultura del Comune di Roma Danilo Croppi - l'ufficializzazione è imminente. Sarà lui ad accompagnare il Macro in questo nuovo corso». Barbero, per ora, prudentemente tace, ma i boatos veneziani dicono che comunque non dovrebbe lasciare l'incarico di curatore italiano della Collezione Guggenheim (è anche vicepresidente esecutivo del Guggenheim International Circle) per cui ha appena curato la straordinaria mostra sul gallerista Carlo Cardazzo in corso a Ca' Venier dei Leoni. Proprio la Guggenheim e le raffinate mostre curate negli ultimi anni per la collezione americana - tra le più significative, quelle su Fontana tra Venezia e New York e quella fotografica sulla Venezia artistica negli anni del dopoguerra - hanno contribuito alla sua escalation critica. L'inizio - alla presidenza della Fondazione Bevilacqua La Masa, che ha guidato per alcuni anni dal 1998, contribuendo al suo rinnovamento - non era stato facile in un ambiente come quello veneziano dove vedere riconosciuti i propri meriti non è sempre agevole. Le grandi doti di curatore-allestitore, insieme a una forte attenzione al recupero anche in chiave internazionale, con l'appoggio della Guggenheim, di alcuni dei protagonisti dell'arte italiana del Novecento, hanno contribuito alla crescita del consenso intorno a Barbero, entrato progressivamente anche nell'orbita della nuova politica culturale della Regione Veneto, assai vicina alla Guggenheim. La Regione lo ha voluto, ad esempio, tra i curatori del Padiglione Venezia dedicato all'arte veneta e alla guida artistica del C4, il Centro culturale sul contemporaneo che Palazzo Balbi ha creato nel comune vicentino di Caldogno, anche con la collaborazione del mondo dell'impresa. Ora, come detto, l'incarico al Macro, museo nato dalla riconversione di un ex fabbrica Peroni dell'inizio del Novecento, nel quartiere Nomentano, e annesso ad altri due padiglioni, secondo il progetto firmato dall'architetto francese di tendenza Odile Decq. Un museo d'arte contemporanea che fu tra le invenzioni del "Rinascimento" culturale romano voluto da Walter Veltroni e che ora ora è un po' in crisi di identità, dovendo inserirsi in un circuito del contemporaneo che a Roma vede già la Galleria Nazionale d'Arte Moderna, il nascente Maxxi - il ministeriale museo d'arte contemporanea del XXI secolo formato da Zaha Hadid - e il Palazzo delle Esposizioni. A Barbero il compito, non facile, di rilanciarlo, tenendo un piede in laguna.