Le città d'arte italiane vogliono essere tutelate e valorizzate attraverso un'apposita legge, appena presentata in parlamento: è questa, accanto all'istituzione dell'Osservatorio delle città d'arte, la più importante novità del 1 Workshop le città d'arte, tenutosi recentemente a Lucca, con la partecipazione del ministro dei beni culturali, Sandro Bondi e di molti sindaci e amministratori. «Occorre puntare su un turismo di qualità, non di massa, più etico e compatibile con la grande valenza del patrimonio culturale delle nostre città e nello stesso tempo bisogna ripensare a un modello di sviluppo sociale e urbanistico più attento non solo ai problemi dei centri storici, ma anche a quelli delle periferie urbane, che spesso sono delle violente offese alla dignità delle persone che vi abitano». In questa frase forte è sintetizzata una delle difficoltà più evidenti nella gestione delle nostre città d'arte, che consiste nel raggiungere un equilibrio tra tutela, conservazione e valorizzazione del loro patrimonio culturale materiale e immateriale e una qualità della vita dei suoi residenti consona al moderno vivere civile. I nostri borghi e città infatti hanno la forma della memoria che occorre conservare integra, perché su tale memoria identitaria condivisa si basa anche la capacità della comunità di costruire il benessere anche delle future generazioni. La difficoltà sta proprio nel riuscire a vivere il presente «guardando all'indietro»: gli stessi visitatori infatti, pur ricercando nelle nostre città l'autenticità e integrità del «genius loci», pretendono i comfort, l'efficienza e l'accoglienza tipici della moderna vita associata. Il progetto di legge cerca di conciliare questi aspetti, tanto che per essere iscritti nella lista delle città d'arte, i comuni devono adottare politiche che perseguano, accanto alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, lo sviluppo e il sostegno alle attività economiche e commerciali compatibili con l'immagine della città, il risanamento dei centri storici, preservandone la funzione residenziale e facilitando la convivenza tra residenti e visitatori, un migliore sistema di parcheggi, mobilità e accessibilità alle città e ai siti monumentali, una migliore qualità del verde e dell'arredo urbano. In particolare, per il turismo si dovrà favorire lo sviluppo dell'industria alberghiera di qualità, individuare e segnalare percorsi e itinerari turistico-culturali, coordinare l'offerta turistica potenziando anche i servizi di informazione e assistenza ai visitatori. La legge quindi, ipotizza una città d'arte non mummificata ma dinamica, che «usa» il proprio patrimonio come materia prima dell'offerta turistica. Il punto dolente sta però nella dotazione e nel reperimento di fondi per l'attuazione dei programmi: è prevista l'istituzione di un fondo per le città d'arte presso la presidenza del consiglio, ma, dati gli attuali chiari di luna, è difficile capire come esso possa essere alimentato, mentre verrebbe concesso un credito d'imposta del 15 sull'ammontare dei contributi volontari da parte dei privati. I turisti invece saranno assoggettati a un «contributo di soggiorno», la cui introduzione però potrebbe trovare l'opposizione soprattutto degli albergatori. Tuttavia, in presenza di una crisi economica così grave come quella che stiamo vivendo, tutti i fruitori del territorio e quindi gli stessi operatori turistici, dovrebbero contribuire a conservare, gestire e valorizzare il loro patrimonio, perché esso costituisce il più importante fattore competitivo delle loro stesse imprese. Occorre anche che si appronti uno strumento che coinvolga tutti i soggetti nei progetti di sviluppo, come lo «Urban center», al cui interno da un lato si esalta il ruolo dell'amministrazione pubblica come garante della utilità dei progetti e dall'altro si ottimizzano tutti gli interventi. Direttore del Dipartimento Turismo dell'Eurispes