«L'abbandono del palazzo del Podestà è una ferita aperta nel cuore della città». In questa fase, pronunciata ieri dal sindaco Fiorenza Brioni, è racchiusa tutta l'essenza del recupero di quel monumento nel cuore della città. «Restituirlo alla sua dignità - dice il primo cittadino -, è un preciso dovere verso i cittadini da parte del Comune, che ha la responsabilità primaria del presidio pubblico a garanzia della tutela e della salvaguardia del patrimonio pubblico dei beni culturali». Per arrivare al recupero il Comune ha operato con la massima cautela, perché prima di tutto era necessario conoscere il palazzo, analizzare ogni singolo muro per capirne significato e valore. «Il recupero del Palazzo è diventato per noi - spiega la Brioni - un modello esemplare di progetto scientifico, un laboratorio pubblico in cui soprintendenze e ministero, intellettuali, storici, esperti, tecnici, istituzioni, università e associazioni culturali hanno dato inizio ad un nuovo modo di pensare, insieme, il futuro della nostra città». E aggiunge: «Il nostro lavoro è finalizzato al restauro conservativo che terrà conto dei mille anni di storia dell'edificio, esaltando le sollecitazioni architettoniche e artistiche rinvenute dal lavoro di studio. La sua restituzione alla città sarà valorizzata con la funzione pubblica del palazzo stesso, futura sede della comunità culturale mantovana. Abbiamo indagato ogni pietra per comprenderne la storia - conclude -, acquisito tutte le informazioni utili per giungere al recupero del palazzo con soluzioni architettoniche di qualità e rispettose dell'edificio e del contesto in cui insiste».