MILANO - Ogni anno, mediamente, sette milioni di turisti vengono in Sicilia per visitare bacini archeologici, musei, antichi palazzi, pinacoteche. Rappresentano il 40 dell'intero flusso di visitatori che arriva nell'isola (oltre quattordici milioni di persone). Spendono 1.900 milioni di euro e danno un contributo significativo alla creazione di ricchezza. Andrebbero perciò coccolati, seguiti, accuditi. Invece non accade perché questo movimento viene utilizzato «per un turismo mordi e fuggi come nella provincia di Enna». Oppure maltrattato come accade ad Agrigento «raggiungibile dopo parecchie ore di treno o di automobile». Questi spunti sono stati offerti ieri mattina a Milano dalla ricerca condotta dalla Fondazione Angelo Curella in collaborazione con il Touring Club Italiano. A presentarla i presidenti delle due istituzioni: rispettivamente l'economista Pietro Busetta e l'ex rettore dell'Università Bocconi Roberto Ruozi. Molto stimolante il titolo dell' indagine chiamata: l'Isola del Tesoro. Cioè l'immenso patrimonio culturale che i secoli ci hanno lasciato. «Non è un caso - osserva Busetta - che il 38 dell'offerta culturale siciliana risulta, nel 2000, essere stata composta da Beni Archeologici: solo il Lazio, su scala nazionale ha un'offerta superiore». Inoltre, il 25 del Patrimonio Culturale regionale è formato da chiese, santuari, monasteri e abbazie. Seguono i Beni di interesse storico-artistico come musei, gallerie, pinacoteche, castelli e dimore storiche. Poi i beni ambientali e i musei di storia naturale Risorse che risultano distribuite in tutto il territorio anche se, a fare da apripista, è Palermo e la sua provincia che raccolgono un quarto dei Beni Culturali presenti nell'isola. Seguono, Catania e Trapani (13), Messina (12), Siracusa (11), Agrigento (8) e le province di Enna e Caltanissetta con il 5. Da sottolineare l'exploit di Trapani che dal 2000 al 2001 ha visto passare il numero dei visitatori da 555.315 a 695.372. La ricerca mette in evidenza i problemi che rallentano lo sviluppo del turismo. Il principale riguarda le infrastrutture a cominciare dagli alberghi. Le strutture ricettive non sono moltissime (879 nel 2002) e piuttosto piccole. I posti letto per albergo erano 33 nel '71 e si è arrivati a 94 nel 2002. Nel frattempo l'offerta si è spostata verso le province più a Sud. Basti pensare ad Agrigento, la cui consistenza sul complessivo dato regionale è passata dal 5,8 del 1971 al 9,7 del 2002, mentre Ragusa è salita dal 2,8 al 4,1 a scapito di Palermo e Catania. Dalle grandi potenzialità, ma non valorizzata, Enna dove l'attività turistica resta limitata a tal punto da collocare l'area ai margini degli indici turistici. Alta permanenza media per i turisti a Messina con 3,8 giornate in albergo, contro le 3,4 per i connazionali e le 4,3 per gli stranieri. Segue, come numero di esercizi alberghieri Palermo con 164 strutture, pari al 18,7 dell'offerta turistica regionale. Tuttavia, rispetto al 2000 si osserva una dinamica in deterioramento. Crescono, infatti, gli arrivi degli stranieri (1) ma si riducono gli arrivi dei connazionali (-2,5); anche le presenze subiscono una caduta maggiore per la componente dei turisti italiani (-6,5) rispetto a quella dei clienti stranieri (-1,7). In calo anche Siracusa che, nel 2001, non è riuscita a raggiungere il milione di presenze, a differenza di quanto era accaduto nei due anni precedenti.