Quando Salvatore Settis, in veste di presidente del consiglio superiore dei beni culturali, ieri pomeriggio ha parlato nelle stanze del ministero, Sandro Bondi è rimasto terreo. Ne aveva ben donde. L'esito della riunione dell'organismo, consultivo, non vincolante, ma molto autorevole, è stato netto e ha sconfessato la linea bondiana su un capitolo chiave: con un voto unanime ha bocciato la bozza di riforma del ministero laddove, all'articolo 8, consegna musei e siti archeologici a un direttore generale con troppi poteri che toglierebbero la ragion d'essere a soprintendenti e direttori di raccolte d'arte. E il Consiglio ha bocciato anche, e chiaramente, il manager individuato da Bondi: il già dirigente di società finanziare, McDonald's Italia e Casinò di Campione, il ferrarese Mario Resca. Perché non ha nessuna competenza scientifica. Ora Bondi può ripensarci (la sua riforma dovrebbe andare al consiglio dei ministri del 28 novembre). Però su Resca non cede: «Un manager della qualità e dell'autorevolezza come il dott. Mario Resca - dice una sua nota - ha lo scopo di superare anacronismi e conservatorismi ed imprimere dinamismo a un patrimonio lasciato finora nell'immobilismo». Il Consiglio conservatore? È scontro aperto. E Settis, su cui ieri aleggiava la minaccia di dimissioni, potrebbe lasciare. Sarebbe uno smacco micidiale per il ministro, che pure ha mantenuto i componenti ereditati da Rutelli quando Giuliano Urbani non convocò mai l'organismo per non avere inciampi. «Non mi piace il modo in cui viene formulata la nuova direzione», dichiara Settis. Innanzi tutto perché creerebbe conflitti di competenze con altri direttori generali e regionali. Né condivide la scelta dell'imprenditore Resca: «Niente di personale, so che si tratta di un bravo manager. Anche se fosse stato nominato Paolucci avrei avuto obiezioni. Ma non riesco a capire cosa ha in mente il ministro, visto che ha offerto il ruolo a due persone così diverse come Paolucci e Resca». Il guaio ulteriore, aggiunge il preside della Normale, è che il neo-direttore immaginato dal ministro avrebbe in pugno, oltre alla «valorizzazione», anche la tutela. «Visto, ad esempio, che deve decidere sui prestiti, la sorveglianza sui poli museali di Roma, Napoli, Firenze, Venezia». C'è poco da fare: il testo «così com'è - conclude Settis - è un errore che spero venga corretto». I noltre, annota Cerasoli della Uil di settore, serve un manager? «Gli introiti dei musei sono cresciuti da 52 miliardi di lire nel '96 a 106 milioni di euro per questo 2008». Su alcuni punti Bondi ha superato l'esame: la tutela non deve andare agli enti locali ma allo Stato; un accordo, a giorni, con le fondazioni bancarie per i musei; il recupero (Tremonti permettendo) di 800 milioni in 5 anni attraverso il Fondo aree sottoutilizzate. Benché ciò non compenserà i 500 milioni di tagli alla cultura nella Finanziaria.