Ma come fanno a fidarsi di noi gli Americani? Perché, ancora una volta, alle promesse non fanno seguito i fatti? Perché siamo abilissimi nell'allungare oltre misura ogni questione? Sono tutte domande lecite di fronte a ciò che sta accadendo - anzi, a ciò che non sta accadendo - intorno alla Battaglia di Anghiari. La ricerca del celebre affresco di Leonardo da Vinci (che dovrebbe trovarsi sotto una delle pitture murali di Vasari all'interno del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio) è ferma. Fermissima. Non un apperecchiatura elettronica, non un ponteggio, non una riunione anima questo periodo. Anzi... si ha quasi la sensazione che meno se ne parla e meglio è... Eppure, a cavallo tra l'autunno e l'inverno passati, da Firenze sono transitati ben quattro vicepresidenti di National Geographic, il network incaricato di seguire e diffondere in tutto il pianeta le immagini della ricerca. Compreso il suo esito perché a quest'ora, secondo il cronoprogramma che un anno fa era stato stilato, dovevamo sapere se, dietro la pittura murale vasariana, c'è rimasta traccia dell'affresco di Leonardo Da Vinci. Ci avevamo creduto un po' tutti che entro Natale il padre di tutti i «misteri» d'arte sarebbe stato risolto, ma evidentemente non è così. Ma perché? I motivi sono tanti, intricati e riconducibili alla cronica incapacità fiorentina (risultato di una fitta rete di gelosie e invidie incrociate) di sfruttare al meglio le più grandi occasioni di «visibilità» internazionale che le si presentano. Ma andiamo con ordine. La ricerca della Battaglia di Anghiari, come più volte è stato scritto, vede impegnato principalmente l'ingegnere fiorentino Maurizio Seracini, che insegna all'Università di California, a San Diego, ed è esperto di sistemi diagnostici per i beni culturali; nell'impresa sono coinvolti quattro sponsor: l'associazione californiana «Friends of Cisa 3», il finanziare Guinness, la Fondazione Renato Giunti di Firenze e la Fondazione Friends of Florence (che in passato ha già sponsorizzato numerosi interventi tra cui quello sul David di Michelangelo e il riallestimento della Sala della Niobe agli Uffizi). A questo punto iniziano le diatribe, perché secondo Seracini l'associazione californiana e i Friends of Florence hanno onorato l'impegno, mentre Guinness e Giunti ancora non si sono decisi a iniziare sponsorizzare effettivamente l'operazione bloccandosi a vicenda attraverso degli inspiegabili veti incrociati. Il secondo problema, sempre secondo l'ingegnere fiorentino, nasce dal comportamento di Palazzo Vecchio che lo scorso 4 marzo ha annunciato Urbi et orbi la sigla di un accordo quinquennale con National Geographic per la messa a punto di vari progetti su Firenze. Il primo doveva essere la realizzazione di un film sulla ricerca della Battaglia di Anghiari che sarebbe stato mandato in onda in 166 paesi (di 34 lingue diverse) sui canali televisivi di National Geographic e di altre emittenti partner. Tutto si è bloccato, secondo Seracini, a causa dell'intervento dell'ufficio legale di Palazzo Vecchio che avrebbe ravvisato la mancanza delle necessarie autorizzazioni per effettuare la ricerca. Se così fosse, allora perché annunciare in pompa magna che il primo frutto dell'accordo National Geographic e il Comune di Firenze era proprio la ricerca della Battaglia di Anghiari? Il terzo problema è di natura tecnica. Nella ricerca è coinvolto anche l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, incaricato di svolgere alcuni studi, fondamentali per la messa a punto della macchina ad attivazione neutronica che sarebbe già pronta a San Diego, e che occorre testare su un muretto costruito in California con alcune parti murali di Palazzo Vecchio. Con l'andata in pensione della responsabile del settore restauro affreschi dell'Opificio, Cristina Danti, i compiti sono passati al suo successore, Cecilia Frosinini, la quale lo scorso agosto, in una dettagliata relazione, ha sollevato numerose questioni legate all'uso di una medotica d'indagine completamente nuova. In particolare la Frosinini ha richiesto l'intervento di un «fisico esperto in applicazioni di tecniche nucleari Beni culturali», così come ha rilevato la necessità di coinvolgere il Servizio Sanitario Nazionale per questioni di radioprotezione; da segnalare che interrogativi simili a suo tempo erano stati sollevati anche dall'allora assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Giovanni Gozzini, e dalla soprintendente speciale al Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini. Insomma la ricerca di Seracini è diventata un affare di Stato. Proprio per questo all'ingegnere fiorentino, che attende di portare a termine la sua ricerca da ben 33 anni, non resta altro che appellarsi al ministro della cultura, Sandro Bondi, chiedendo espressamente un suo intervento per dare la necessaria accelerazione alla vicenda, risolvere i veti, sbloccare le situazioni. Dopo le necessarie verifiche, la risposta del ministro potrebbe giungere a stretto giro e dovrebbe essere positiva. Altrimenti l'immagine di Firenze, e dell'Italia, ne usciranno a pezzi.