A tre anni dal crollo, nonostante i progetti e gli stanziamenti, tutto è fermo. Le transenne ora sono il segno evidente dell'immobilismo. Le Mura Aureliane, la grande opera difensiva fatta realizzare a tempo di record dall'imperatore Aureliano diciassette secoli fa, sono ancora ferite. A tre anni dal crollo, avvenuto la sera di Pasqua del 2001, che interessò un lungo tratto della cinta muraria tra Porta San Sebastiano e Porta Ardeatina, il restauro tanto atteso non è ancora nemmeno incominciato. Eppure non sembra che sia la volontà politica quella che manca. Già a caldo, all'indomani del rovinoso crollo, esponenti del governo e dell'amministrazione comunale - in transizione tra Francesco Rutelli e Veltroni, che avrebbe vinto le elezioni di lì a poco - assicurarono un «rapido» ritorno ai fasti del passato. Qualcosa, ovviamente, di più concreto dell'intervento «targato» Rutelli, che in occasione del Giubileo aveva provveduto a tirare a lucido quel tratto di mura, limitandosi però a una pulizia di facciata e all'eliminazione delle erbacce che crescevano rigogliose tra i mattoni. Poi la questione è passata a Veltroni, fin dalla campagna; elettorale. E il neosindaco, già nella sua prima riunione di giunta, il 5 giugno del 2001, annunciò di aver approvato lo stanziamento di tre miliardi «per interventi di consolidamento». Già, i soldi ci sono sempre stati. Non si era nemmeno finito di spostare i detriti, nell'aprile del 2001, che la commissione per Roma Capitale aveva già stanziato 20 miliardi di lire per la ricostruzione. Dopo giri di delibare e di carte, il Campidoglio aveva annunciato il via ai lavori a gennaio. Ma anche questa scadenza è saltata. La prossima? Aprile. Il terzo anniversario.