CAGLIARI. A Cala Giunco, vicino allo stagno di Notteri, non si potrà mettere in piedi neppure un mattone: il Tar ha respinto i due ricorsi presentati dalla società omonima del costruttore-editore Sergio Zuncheddu contro il ministero dei Beni culturali, le sovrintendenze, la Regione e il comune di Villasimius. E' una vittoria clamorosa per il Gruppo di Intervento giuridico e gli Amici della Terra, protagonisti di una battaglia legale in difesa dell'ambiente di Villasimius che va avanti da quasi dieci anni. I giudici non hanno accolto neppure uno dei cinque punti in cui gli avvocati Marcello Vignolo e Massimo Massa avevano articolato i ricorsi, compreso quello in cui chiedevano l'annullamento del piano paesaggistico regionale e della delibera di adozione. Una sentenza tombale, che ora dovrebbe passare all'esame del Consiglio di Stato. Il progetto della società Cala Giunco - subentrata alla Poker Sardiniae - prevedeva la realizzazione di edifici residenziali per 140 mila metri cubi in zona F, frontemare e vicinissimo alla zona umida popolata dai fenicotteri rosa. Ma fin dai primi passi amministrativi l'iniziativa del costruttore di Burcei si è scontrata coi ricorsi a raffica di Stefano Deliperi e dei legali che collaborano con l'associazione ecologista. Il 27 giugno 2006 il Sovrintendente ai beni paesaggistici ha negato l'autorizzazione a realizzare gli immobili, nonostante il piano fosse stato nel corso degli anni fortemente ridimensionato. Non solo: entrata in vigore la legge regionale 'salvacoste' varata dalla giunta Soru le possibilità di edificare si sono ulteriormente ristrette per la Cala Giunco. Da qui la sequenza di ricorsi, compreso uno contro il comune di Villasimius che si era limitato ad attenersi alle nuove norme regionali e alle successive direttive. Fra l'altro gli avvocati Vignolo e Massa hanno sostenuto che l'applicazione delle norme salvacoste anche dopo il 25 maggio 2006 sarebbe illegittima. Peraltro, nei vari passaggi della vicenda, sembrava che la società di Zuncheddu qualcosa potesse costruire: il comune di Villasimius aveva infatti autorizzato una volumetria ridotta del 33,36, partendo dal presupposto che alcune opere di urbanizzazione fossero state avviate, con un mutamento dei luoghi da considerarsi consistente. Il 'niet' finale però era arrivato dalla direzione generale della pianificazione urbanistica territoriale, che con una nota del 28 dicembre 2006 ha segnalato al comune di Villasimius un errore commesso nella stima della capacità insediativa residua nelle zone F costiere. In pillole: dal calcolo dell'area andavano scorporati isole e scogli. Con la rettifica del calcolo - obbligatoria per il comune - alla società Cala Giunco non è rimasto nulla da costruire: la nota numero 1885 del 2 febbraio 2007 firmata dall'amministrazione comunale stabilisce infatti che «non potrà essere comunque rilasciata alcuna concessione edilizia nè effettuato alcun intervento». Un colpo micidiale per le mire edificatorie di Zuncheddu e del suo rappresentante legale Carlo Ignazio Fantola: neppure un mattone. Il seguito della storia è scritto nei ricorsi e il 13 novembre anche sulla sentenza numero 19972008 del Tar. Esaminati punto per punto i motivi dei due atti, i giudici amministrativi (presidente Francesco Scano, consigliere Marco Lensi e relatore Tito Aru) si sono limitati a riferirsi - per quanto riguarda le censure al piano paesaggistico regionale e alla delibera di approvazione - a una sentenza Tar emessa il 12 novembre 2007. Mentre per il resto non hanno accolto uno solo dei motivi di ricorso avanzati dai legali di Zuncheddu, cui si sono opposti per la Regione gli avvocati Paolo Carrozza, Vincenzo Cerulli Irelli e Giampiero Contu, per Villasimius l'avvocato Roberto Candio, per il ministero l'avvocato dello stato Giandomenico Tenaglia e per gli ecologisti (Amici della Terra e Gruppo di intervento giuridico) l'avvocato Guendalina Garau.