L'opinione pubblica li trascura. Eppure i musei ecclesiastici sono un fenomeno culturale di grande rilievo in Italia: basti pensare che nell'ultimo trentennio si sono quasi decuplicati (passando dai 104 musei del 1971 agli attuali 827), con una crescita rapidissima in questi ultimi anni dovuta all'effetto-Giubileo. Tra questi musei, i diocesani (quelli cioè gestiti dalle diocesi) si sono triplicati, passando da 34 a 102 unità aperte al pubblico. Se si pensa che, su 225 diocesi italiane, 215 hanno comunque un museo in fase di progettazione, allestimento o restauro, è facile prevedere che presto ogni diocesi avrà la sua esposizione d'arte sacra. Ecco perché Famiglia Cristiana, in coda ai 12 volumi di "La bellezza di Dio. L'arte ispirato dal cristianesimo", ha voluto offrire ai suoi lettori un'opera che rappresenta una novità assoluta: I Musei Diocesani in Italia. Per la prima volta - grazie ai dati forniti dall'Associazione musei diocesani presieduta dall'architetto monsignor Giancarlo Santi (direttore dell'Ufficio nazionale per i beni ecclesiastici della Gei) - sono stati catalogati e illustrati i tesori nascosti del patrimonio artistico-religioso italiano di proprietà ecclesiastica. Per presentare questa grande iniziativa abbiamo invitato nella sede milanese del nostro settimanale il ministro per i Beni culturali, l'onorevole Giuliano Urbani, che ha appena varato il nuovo Codice sui beni culturali e paesaggistici. In questi due anni e mezzo di ministero, Urbani si è particolarmente impegnato in progetti di recupero del patrimonio ecclesiastico: tra opere già realizzate e finanziate, il ministro ha investito circa 55 milioni di euro (più di 100 miliardi di vecchie lire) in restauri conservativi che interessano una cinquantina di diocesi. Alcuni interventi riguardano tra l'altro importanti edifici dichiarati dall'Unesco "Patrimonio dell'umanità", come il Palazzo dei Papi di Viterbo, la cattedrale di Lecce o la cripta della cattedrale di Ravenna. - Ministro Urbani, lei nel dicembre scorso ha inaugurato il Museo diocesano di Lecce, l'827 museo ecclesiastico italiano. Cosa pensa della nostra iniziativa editoriale? «L'opera che mi avete presentato non solo è utile dal punto di vista culturale, ma ritengo sia importante per costituire una rete tra gli stessi musei diocesani, che spesso ignorano le reciproche ricchezze. Se pensiamo che in ogni Regione ci sono almeno una decina di diocesi, si capisce bene quale lavoro di tutela del patrimonio storico-artistico italiano questa rete territoriale possa sviluppare in stretta collaborazione. I beni ecclesiastici mi stanno particolarmente a cuore perché sono attualmente i più minacciati dall'abbandono». - L'Italia dovrebbe essere dichiarata tutta "patrimonio culturale"... «Sì, e per questo stiamo iniziando un lavoro di catalogaziene di questo patrimonio in parallelo con la Conferenza episcopale: non si tratta dell'ordinaria catalogaziene a fini storico-artistici (che ha tempi molto lunghi, siamo solo al 30 per cento), ma di inventariare in fretta i beni esistenti per mettere in rilievo quelli "a rischio" che necessitano di interventi immediati». - Ministro, a distanza di sessant'anni dalla legge Bottai sui beni culturali, e dopo 30 anni dalla Galasso sulla tutela del paesaggio, lei ha riscritto completamente la materia in un nuovo Codice, semplificando la normativa che regola la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico italiano. Non sono mancate le polemiche e qualcuno ha temuto si potesse vendere ai privati anche il Colosseo... «Noi lavoriamo con il Demanio e l'elenco dei beni vendibili è redatto in accordo con le Sovrintendenze locali; ogni bene è censito e schedato, immobile per immobile: facciata, interni, stucchi, affreschi, arredi... Bisogna distinguere tra i beni che dichiariamo vendibili -e che non hanno valore artistico - e quelli che, pur avendo un certo valore estetico, possono essere acquistati dai privati "a destinazione d'uso vincolato", previa presentazione e approvazione di un apposito piano di ristrutturazione: la regola-base infatti è che ogni intervento debba essere compatibile con la conservazione. Per quanto riguarda la fruibilità al pubblico, la maggior parte di questi edifici ha valore solo per le facciate e i cortili, cioè le parti godibili su strada». - Nel nuovo Codice lei ha inserito per la prima volta il paesaggio tra i "beni culturali" e alla sua tutela ha sottoposto ogni intervento urbanistico: cosa succederà con le Regioni? «Questo punto è stato uno "strappo in avanti" notevole, perché di per sé il paesaggio sarebbe di competenza esclusiva delle Regioni: con il nuovo Codice, invece, lo Stato interviene a fianco delle Regioni per una pianificazione paesaggistica che non è mai stata attuata finora. I criteri saranno gli stessi della legge Galasso, che però giaceva inattuata perché i vincoli emessi dalle Sovrintendenze erano spesso ignorati dai Comuni, che facevano ricorso al Tar. Oggi, sottraendo a questi poteri deboli (Comuni e Province) la tutela del paesaggio italiano, lo abbiamo rimesso sotto le ali dello Stato. Pensi che l'Emilia-Romagna e il Veneto ci hanno chiesto di affrettare con una legge-delega questa normativa, per difendersi dagli abusi di una devolution selvaggia». - Ministro, dopo duemila anni di cristianesimo e arte, cristianesimo e urbanistica e - perché no? - cristianesimo e paesaggio, perché si fa così fatica a livello di Parlamento europeo a riconoscere queste radici? «Tutti i miei colleghi ministri europei per la Cultura concordano che i valori unificanti e aggreganti dell'Europa sono cristiani. Ciò che non è voluto entrare perla porta (il preambolo alla Costituzione europea) abbiamo però cercato di farlo entrare dalla finestra: ho chiesto ai 10 nuovi Paesi della Ue di indicare un'opera, letteraria o artistica, un romanzo o un film, che possa essere significativa del loro Paese e della loro cultura. Tutto ciò confluirà poi nel Museo virtuale d'Europa. Con questo progetto, che ho chiamato Agenore (il padre d'Europa, secondo la mitologia greca), ho voluto sollecitare i ministri per la Cultura della Ue a riflettere sulle radici della nostra civiltà». Abbiamo sfogliato il progetto Agenore: si cita il grande storico Mare Bloch, che parla dell'universalità della cultura greco-romana e giudaico-cristiana; si cita un altro grande storico, Lucine Febvre, che parla del "crogiolo dei popoli europei", che si sono integrati reciprocamente; si cita soprattutto il poeta inglese T.S. Eliot che scrive: «La forza dominante nel creare una comune cultura fra popoli, ciascuno dei quali possiede una cultura distinta, è (sempre e soltanto) la religione».
Urbani e il patrimonio artistico-religioso.
Il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, ha parlato di I Musei Diocesani in Italia, un'opera di Famiglia Cristiana che cataloga e illustra i tesori artistici-religiosi italiani di proprietà ecclesiastica. Urbani ha sottolineato l'importanza di questi musei, che si sono quasi decuplicati negli ultimi trent'anni, e ha detto che la rete tra loro potrebbe sviluppare un lavoro di tutela del patrimonio storico-artistico italiano. Il ministro ha anche parlato del nuovo Codice sui beni culturali e paesaggistici, che ha semplificato la normativa e ha introdotto la tutela del paesaggio come "beno culturale".
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Bene culturale
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