Nostro inviato Noto. Il prof. Salvatore Cavallo, che è vice presidente e amministratore delegato del Consorzio Universitario del polo di Noto, ci prende subito in contropiede: «I fondi che raccogliamo ogni anno ci bastano. Anzi, direi che qualcosa, persino, avanza. Per questo noi siamo pronti a continuare a tirar dritto per la nostra strada, dando nuovo impulso al corso di Scienze della Formazione che ha più di mille iscritti e poggia sulla storica vocazione di Noto e di questo territorio proprio a formare personale destinato alla didattica». Così il Consorzio che ha una convenzione con l'Università di Messina e che è formato dal Comune di Noto, che è un po' capofila, da quelli di Avola, Rosolini, Pachino e Portopalo, dalla Banca di Credito Cooperativo di Pachino e dal Cenacolo Domenicano (una congregazione religiosa di suore) oggi, in pieno effetto Gelmini, rilancia. Il sindaco di Noto, Corrado Valvo, da tempo aveva accelerato su un progetto ambizioso. Ed essendo Valvo determinato e coinvolgente, la strada che aveva scelto sta sboccando là dove il sindaco voleva. «Avremo presto, spero entro l'anno, una Fondazione per i nostri corsi di studio - ha confermato nei giorni scorsi - e una prestigiosa sede. Perché il nostro obiettivo è valorizzare Noto, e i comuni che rientrano, ovviamente, in questo progetto, come città d'arte, di cultura, ma anche di studio, ricerca e formazione». Così potremmo, addirittura, essere alla vigilia della nascita della Fondazione. Oggi il corso di studi in Scienze della Formazione ha un finanziamento di 175 mila euro, anche se la quota non comprende il costo della attuale sede, tutta a carico del Comune di Noto. Con la Fondazione, però, si potrà fare un ulteriore salto di qualità. E di specializzazione. «Attualmente - dice ancora il prof. Cavallo - accanto al corso in Scienze della Formazione, abbiamo un master in Beni Culturali e un dottorato di ricerca. Nell'immediato futuro, naturalmente, è su una crescente specializzazione che vogliamo puntare e la Fondazione per questo è il veicolo ideale. Noto può diventare punto di riferimento per lo studio dei Beni Culturali, stabilendo rapporti, su cui stiamo già lavorando, con le università di Tunisi, Malta, Beirut, Parigi, con cui intendiamo collaborare per dare vita a corsi sulla fruizione dei Beni Culturali nelle loro rispettive lingue. Ciò per attrarre da noi studenti da tutta questa grande area del Mediterraneo, attratti, ovviamente, da una grande qualità nell'offerta didattica, ma anche dalla straordinaria ricchezza del nostro territorio». Noto vuol volare alto, insomma. Va bene Scienze della Formazione, visto che c'è questa grande tradizione, raccontano qui, per cui non c'è persona del Distretto di Sud Est che non sia passata a scuola da una qualche maestra o insegnante formatasi tra Noto e il suo circondario. Ma il futuro è specializzazione, sempre più di alto profilo. E Noto vuol giocarsi per intero la carta dei Beni Culturali, un autentico jolly che ha nelle mani. Accanto alla Fondazione, però, anche una nuova sede. Perché quella attuale, ospitata in un'ala della Chiesa di San Francesco all'Immacolata, è francamente piccola e inadeguata. Così già a dicembre, se tutto filerà liscio, potrà essere inaugurata la nuova sede, quella ricavata nell'ex istituto di Formazione Carlo Giovanti. Grandi aule, sala convegni, modernissime tecnologie. Al prof. Cavallo ridono gli occhi quando ne parla. Parte dei fondi, quasi un milione e mezzo, li ha messi la Protezione Civile, per il resto il Consorzio sta facendo la sua parte. Anche qui il sindaco, del resto, spinge tutti un po' con gli occhi e un po' anche fisicamente. «La nuova sede - spiega Corrado Valvo - si trova nel quartiere arabo Agliastrello, un altro pezzo incantevole di Noto che vogliamo, anche grazie alla nuova sede universitaria, rilanciare, rendere fruibile, viva, attraente per chi deve studiare, per chi deve viverci, per chi vuol trascorrere del tempo libero». Nel progetto, infatti, si prevede anche che nel quartiere dovrebbero sorgere pub, ritrovi, sale letture e locali che siano, ovviamente, coerenti con lo spirito di Noto, con l'architettura, con la cultura, ma che rivitalizzino anche quell'area, così come si pensa già ad un eventuale accordo con l'Ostello della gioventù per ospitare studenti di mezzo mondo che potrebbero scegliere di venire a studiare a Noto.