In mostra Pictor Maximus. Così amava definirsi Giorgio de Chirico (1888-1978) uno dei massimi artisti italiani del ventesimo secolo e appassionato sostenitore di unarte che si collega idealmente con la tradizione dei maestri del nostro Rinascimento, come Raffaello o Tiziano. Protagonisti di una pittura dalla quale scaturisce «quel senso di vibrazione e di vita interna della materia pittorica - afferma De Chirico - che rende il quadro curioso e bello». Una vibrazione che il pictor maximus riconosceva al suo maestro, il tedesco Arnold Böcklin primo modello per i capolavori metafisici del giovane De Chirico. Tele legate ad unidea dellarte che non nasce dalle novità delle avanguardie o dallenergia rivoluzionaria dei futuristi, bensì dal silenzioso rispetto per i miti classici, celebrati nelle sale dei musei, dove si custodiscono i segreti di unarte senza tempo. Che viene tradita dagli impressionisti, giudicati da de Chirico «colpevoli di usare cattivi colori e cattive tele, pennelli non lavati e tavolozze non raschiate». Così, a trentanni dalla sua morte, lavventura dellartista viene ricostruita grazie alla mostra de Chirico e il museo, che si inaugura oggi alla Galleria Nazionale dArte Moderna (catalogo Electa). Promossa dalla GNAM in collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e curata da Mario Ursino, la mostra riunisce un centinaio di opere (tra dipinti e disegni) che documentano il rapporto tra il pittore e larte del passato, lungo un itinerario suddiviso in sei sezioni. Un percorso complesso e sfaccettato, che si apre con le opere legate alla mitologia classica, come Lotta dei centauri (1909), una tela giovanile ispirata direttamente ad unopera di Böcklin, o Gli archeologi (1927), seguita da un gruppo di opere più tarde. Nella sezione successiva de Chirico si cimenta nel copiare Michelangelo, Tiziano e Guido Reni, ma anche Franz Hals, Fragonard e Watteau, mentre più interessante risulta la parte dedicata alla grande pittura. Aperta dallintenso Ritratto della madre (1911), accompagnato dalla serie degli autoritratti , si conclude con due nature morte ed alcune vedute veneziane, tra le quali spicca il Capriccio Veneziano alla maniera di Veronese (1951), mai esposto a Roma. Originali e inaspettate le tele dedicate a Rubens, un altro maestro molto amato da de Chirico, mentre nella ricca sezione delle opere su carta spiccano i disegni per le illustrazioni di Siepe a Nord Ovest, un testo di Massimo Bontempelli pubblicato nel 1922 sulla rivista Valori Plastici. Come ha scritto Maurizio Calvesi , «De Chirico è lunico artista del Novecento che abbia considerato il museo come luogo ispiratore della propria arte». Una posizione originale che questa mostra rende in maniera precisa e puntuale.
ROMA - Galleria darte moderna "Lartista e il museo" metafisica del capolavoro
La mostra "Pictor Maximus" a cura della Galleria Nazionale d'Arte Moderna (GNAM) e della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, presenta un centinaio di opere di Giorgio de Chirico, tra dipinti e disegni, che documentano il rapporto tra il pittore e l'arte del passato. La mostra è suddivisa in sei sezioni, che esplorano la mitologia classica, le opere di maestri come Michelangelo e Tiziano, e la grande pittura. La mostra presenta opere originali e inaspettate, come le tele dedicate a Rubens e i disegni per le illustrazioni di Siepe a Nord Ovest.
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