II ministro dei Beni culturali boccia la direttiva europea: «E' un'idea pazzesca» «II ticket nelle biblioteche pubbliche per i libri in prestito? Mai e poi mai, il servizio nel nostro Paese era e resterà gratuito. Questa iniziativa mi sembra un modo sicurissimo per far odiare l'Europa delle burocrazie e delle lobbies. Un'Europa che va contro gli ideali unitari, contro il buonsenso e contro la cultura». Giuliano Urbani, ministro per i Beni e le attività culturali, annuncia dunque che non ci sarà alcun ticket per ottenere un libro in prestito nelle biblioteche pubbliche italiane. Il pericolo è rappresentato da una direttiva comunitaria del 1992, recepita formalmente dall'Italia nel 1996, ma mai concretamente applicata. Il 16 gennaio scorso la Commissione ha però sollecitato formalmente Italia, Irlanda, Francia, Lussemburgo, Spagna e Portogallo ad applicarla, in nome del diritto dell'autore e dell'editore. Bibliotecari e operatori del settore hanno già organizzato il 21 febbraio a Cologno Monzese una «Giornata contro il prestito a pagamento». E intanto il dossier della Commissione sta navigando tra il dicastero di Urbani (al quale è stato recapitato per competenza), la Farnesina e il ministero delle Politiche comunitarie. Ma Urbani (che durante il semestre italiano ideò il «progetto Agenore» per una banca dati museale on line europea, approvato all'unanimità dai suoi colleghi e recepito con entusiasmo dall'attuale presidenza irlandese) non ha alcuna intenzione di alterare un equilibrio che assicura lettura gratuita alle fasce più svantaggiate: studenti, anziani, famiglie a basso reddito. Quindi annuncia: «Per prima cosa affronterò l'argomento con il professor Francesco Sicilia, direttore generale per i beni librari». E' l'uomo del ministero dal quale dipendono le dodicimila biblioteche pubbliche. «Poi assicura il ministro sarà il turno degli incontri con le altre realtà coinvolte, prima fra tutte la Siae». Quale sarà lo strumento per evitare il ticket, è ancora troppo presto per dirlo: «Individueremo sicuramente un metodo. Vedremo come risolvere il problema dal punto di vista procedurale». Preoccupato, ministro? «Sì, ma solo perché una simile sciocchezza va presa sul serio, per la sua indubbia capacità di indurre anche i cittadini più europeisti ad allontanarsi da "questa" Europa in fretta e furia. Pensiamo per un attimo al Manifesto di Ventotene, che è stato e resta il punto di riferimento ideale dell'europeismo per più di una generazione. Figuriamoci che cosa c'entra con quel nobile testo un'idea pazzesca come questa del ticket». Urbani si ribella soprattutto contro l'effetto che una misura simile potrebbe produrre: «E' quanto di più antimeritocratico si possa immaginare. Cioè si colpisce chi ha il merito di studiare, di istruirsi, di migliorarsi, spesso con fatica. Aggiungerei poi che la ricchezza dell'Europa sta proprio nel valore unitario di una convivenza rispettosa delle singole diversità. Un'ossessiva omologazione nel nome della burocrazia è un'autentica mostruosità, un modo sicuro per attentare alla stessa civiltà europea, fatta di tante e differenti identità». Per sdrammatizzare un po', Urbani ha in mente una proposta da avanzare nei prossimi tempi a Bruxelles: «Applicare una tassa altissima sulle cretinerie. Almeno il deficit comunitario si abbasserebbe in cinque minuti».
Urbani: no al ticket sul prestito in biblioteca
Il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, ha annunciato che non ci sarà alcun ticket per ottenere un libro in prestito nelle biblioteche pubbliche italiane. La decisione è stata presa in risposta a una direttiva europea del 1992 che prevede il prestito a pagamento dei libri nelle biblioteche pubbliche. Urbani ha affermato che il servizio nel nostro Paese è e resterà gratuito, e che la misura potrebbe indurre i cittadini a allontanarsi da "questa" Europa. Ha anche affermato che la ricchezza dell'Europa sta nel valore unitario di una convivenza rispettosa delle singole diversità, e che un'omologazione nel nome della burocrazia è un'autentica mostruosità.
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