Italia Nostra: il vincolo sarebbe un primo passo. La presidente, Anna Maria Castellano: «Il punto fondamentale è che questi non sono ancora visti come beni culturali» Quali sono le caratteristiche storiche e archeologiche della valle Sturla? La scoperta di territori inconsueti, che all'occhio del visitatore profano spesso appaiono solo come un insieme di case sparse sulle pendici, avviene grazie alla guida dell'archeologo Fabrizio Benente, che sa leggere nei tratti degli edifici, spesso ritoccati e ammodernarti da mani inesperte, i segni di un antico passato. «L'area non manca di testimonianze archeologiche, storiche ed architettoniche di assoluto rilievo, dalla preistoria all'età romana, dall'altomedioevo all'edilizia rurale del XVI-XVIII secolo - spiega Benente- Nel territorio di Mezzanego vi sono ritrovamenti d'età romana a Porciletto e a Semovigo. Bobbio possiede case e terre nel X-XI secolo a Borzone, a Dorbora, a Perlezzi, a Temossi e rimane un quesito aperto l'origine del monastero-abbazia di Borzone. Le fonti scritte ci dicono che nel X-XI secolo Bresone è una località rurale probabilmente caratterizzata, in quanto a insediamenti umani, da case sparse, mentre il "monasterium de Brosono" appare nelle fonti solo nel XII secolo. La Valle Sturla è centrale rispetto ai sistemi viari tardo medievali che mettono in contatto i borghi costieri del Tigullio con Piacenza e Parma: «Partendo da Borgonovo è piuttosto facile individuare ancora, a pochi metri dalla strada, quello che resta della "via di ValdeSturla", menzionata nei documenti del XV secolo. Borgonovo e Borzonasca si sviluppano nel tardo Medioevo per forte iniziativa della famiglia egemone dei Ravaschieri che controlla la valle», spiega l'archeologo. A Borgonovo probabilmente era ubicata una stazione di pedaggio e di smistamento delle mercanzie, controllata dalla Repubblica di Genova. Un viaggio attraverso i nuclei abitati che si dipanano sui due versanti della valle Sturla propone testimonianze storiche di quella particolare architettura della Liguria "dei monti" e dell'Appennino, che costituisce un'eredità culturale da tutelare e valorizzare. Cosìè da Levaggi a Recroso fino ad Acero, le particolari forme dell'abitato rurale, spesso ancora conservate nelle linee morfologiche originali e talora purtroppo coperte da coltri di intonaco, o offese dal tempo e destinate all'oblio definitivo. «É una zona che ha una sua precisa valenza turistica, ma bisognerebbe riuscire a valorizzarla meglio studiando priorità e meccanismi per ottenere i finanziamenti pubblici atti a rilanciarla - afferma Benente -. Da Borzonasca a Borzone, ad esempio, salendo per Araxi, si incontrano architetture complesse nei volumi ma pulite nel disegno e oggi quasi irrimediabilmente perdute» G. B.