Illustre Signor Ministro Bondi, a differenza di molti altri, non ho nessuna obiezione alla Sua decisione di avere fra i Suoi consulenti lattuale presidente del Casinò di Campione dr. Mario Resca. Ogni ministro può circondarsi di consulenti con disparate competenze e opinioni, che possano aiutarlo a formare le proprie linee di indirizzo. Nutro invece gravi riserve sullipotesi di riforma del Ministero che dovrebbe creare un nuovo "Direttore generale per la valorizzazione dei musei", peraltro responsabile anche dei parchi archeologici e dei complessi monumentali. Ecco perché. Il direttore manager è un vero errore, un azzardo che crea grandi conflitti Lettera aperta al ministro dei Beni culturali sulla nuova riforma dellamministrazione per valorizzare i musei È lintero Consiglio Superiore a chiedere al senatore Bondi di riconsiderare radicalmente la riforma proposta Non è possibile pensare che per la medesima carica siano intercambiabili persone come Antonio Paolucci e Mario Resca. Nella Sua dichiarazione alla VII Commissione del Senato del 4 giugno 2008, Lei dichiarò che era Sua intenzione «garantire che vengano scongiurati tagli delle attuali dotazioni, come è noto già assai limitate», esprimendo «disappunto per i tagli alla cultura operati con labolizione dellIci senza preventivo accordo del Ministero» e «lauspicio che eventuali sacrifici vengano preventivamente concordati col Ministero». Dichiarò inoltre che «dopo due riforme organizzative ravvicinate, i cui effetti di rivolgimento sono ancora ben lungi dallessersi stabilizzati» era «giunto il momento di puntare sullattuazione delle norme, più che sulla produzione di ulteriore inflazione normativa». Queste Sue e nostre speranze sono state disattese. I tagli al bilancio del Suo Ministero apportati dal decreto legge 112 e da altri provvedimenti, i più pesanti di tutta la pubblica amministrazione, ammontano nel triennio 2009-2011 a oltre un miliardo: la legge 133 anziché mitigare questi tagli li ha aumentati di altri 31 milioni. Come ha evidenziato un appello del Fai e di altre associazioni, rivolto al presidente del Consiglio, si è inoltre operato un drastico taglio al personale delle Soprintendenze, per Sua stessa dichiarazione già gravemente insufficiente: 15 per cento per la prima fascia, 10 per cento per la seconda. Contraddicendo le Sue dichiarazioni al Parlamento, Lei ora promuove una nuova riforma dellamministrazione, la terza in pochissimi anni. La creazione di una nuova "direzione generale per la valorizzazione dei musei" è la più importante fra le innovazioni proposte (ma non va dimenticata lincomprensibile cancellazione dellarte contemporanea). Il nuovo direttore generale avrà fra i suoi compiti lautorizzazione a tutti i prestiti per mostre, la decisione su quali siano le mostre di "rilevante interesse culturale", i programmi sulle ricerche scientifiche sul patrimonio museale, e infine «i criteri per laffidamento in comodato o in deposito di cose o beni da parte dei musei». Lelenco di queste (e molte altre) competenze è doppiamente preoccupante. Da un lato, "ritagliare" musei, parchi archeologici e complessi monumentali fuori dal territorio di pertinenza è lesatto opposto di tutta la tradizione italiana della tutela, anzi capovolge il senso dellultima riforma del ministero (2007), che alle quattro "soprintendenze ai poli museali" (Roma, Napoli, Firenze e Venezia) ha riassegnato il territorio urbano di pertinenza. La creazione dei "poli museali" per la prima volta nella storia dItalia aveva infatti scorporato i musei dal territorio, considerandoli come entità a parte, con effetti solo negativi. Per esempio, a Roma le grandi gallerie private (Colonna, Doria Pamphilj) ricaddero sotto competenza diversa da quella delle gallerie nazionali di identica origine fidecommissaria (Borghese, Barberini). Si spezzò allora il nesso vitale, efficace per secoli, fra la città, coi suoi palazzi e le sue chiese, e i musei, che dallidentico tessuto di committenze, mecenatismi, collezioni trassero origine e alimento. Nata dallossessione del modello americano coi suoi musei ovviamente del tutto staccati dal territorio (ma nelle chiese di New York non cè Giotto, non cè Tiziano, non cè Caravaggio), questa ferita al modello italiano di tutela è stata appena sanata, ma la nuova direzione generale creerebbe una sorta di nuovo, unico, gigantesco polo museale. Non meno grave è la seconda preoccupazione. Che cosa farà il nuovo direttore generale per "valorizzare" le opere dei musei? Larticolo 6 del Codice dei beni culturali (approvato dal precedente governo Berlusconi) dichiara che scopo unico della valorizzazione del patrimonio culturale è «promuovere lo sviluppo della cultura». Ma le competenze del nuovo direttore generale sembrano mirate a ben altra valorizzazione, in senso esclusivamente economico. Per esempio, nello stabilire "linee guida per laffidamento in comodato" di opere dei musei (articolo 8 h), egli potrebbe forse, al fine di far cassa, spedire quadri e statue nei salotti (secondo lidea lanciata dal soprintendente comunale di Roma) o negli Emirati Arabi? Come mai egli dovrà vigilare, in concorrenza anzi conflitto con gli altri direttori generali, sulle soprintendenze speciali di Roma, Venezia, Firenze e Napoli e su quelle archeologiche di Roma, Napoli e Pompei? Perché gli vengono attribuite competenze di tutela che condurranno a conflitti con altre strutture del Ministero? Queste considerazioni, Signor Ministro, valgono a prescindere dalla persona che Lei vorrà scegliere per ricoprire un tale ufficio. Ma per un compito tanto delicato e controverso, chi sarà scelto? Contraddicendo la Sua dichiarazione al Senato in cui si era impegnato a lanciare «un bando di concorso a livello internazionale fra i massimi esperti del settore», Lei ha invece deciso di procedere per le vie brevi, interpellando prima Antonio Paolucci, poi Mario Resca. Nella sua intervista a Repubblica del 13 novembre, Paolucci ha dichiarato: «Conosco bene il profilo del nuovo direttore generale: il ministro Bondi mi ha offerto quel ruolo». Ma quale può esser mai un profilo che si attagli a uno storico dellarte di provatissima esperienza come Paolucci e a un manager di McDonalds come Mario Resca? Come potrebbe, una persona con la sua formazione e la sua storia (che meritano il massimo rispetto) guidare «i programmi concernenti studi, ricerche e iniziative scientifiche» nei musei (articolo 8 g), o distinguere fra mostre «di rilevante interesse culturale o scientifico» e quelle che non lo sono (articolo 8 f)? Le dichiarazioni dello stesso dr. Resca (a Repubblica del 15 novembre) non hanno mitigato queste preoccupazioni. Anziché considerare il nostro patrimonio culturale «lidentità e lanima stessa del nostro Paese», come nelle Sue dichiarazioni al Senato, egli lo vede come «una miniera di petrolio a costo zero», su cui è necessario «fare marketing», «generando ricavi» mediante la «circolazione delle nostre opere nel mondo»; lesempio addotto è Abu Dhabi. Signor Ministro: gravi ragioni istituzionali sconsigliano vivamente una nuova direzione generale secondo queste linee, chiunque vi fosse chiamato. Nella Sua relazione al Senato, Lei elogiò «la straordinaria tradizione di specializzazione tecnico-amministrativa che caratterizza le soprintendenze come unarea di sicura eccellenza nel panorama della burocrazia italiana». Una concezione aziendalistico-manageriale che ignorasse la necessaria specificità delle competenze culturali e professionali mortificherebbe tale eccellenza, delegittimando i custodi del nostro patrimonio. Se, come credo, non è questa la Sua intenzione, la riforma proposta va a mio avviso radicalmente riconsiderata. È quello che Le ha chiesto, con voto unanime, il Consiglio Superiore dei Beni Culturali.
la Repubblica
19 Novembre 2008
Caro Bondi, no al supermanager Lettera aperta al ministro dei Beni culturali: la riforma dei musei va modificata.
SA
Salvatore Settis
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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