Increduli ed Allarmati. Sono queste le due categorie in cui Settis, nel suo ultimo libro "Italia S.p.A. L'assalto al patrimonio culturale" (edito da Einaudi), divide i cittadini italiani, ascrivendo se stesso, logicamente, tra gli ultimi - "non avrei scritto questo libro, né gli articoli di giornale che lo hanno preceduto, se non mi fossi arruolato nella pattuglia degli allarmati". La posizione di Settis è netta, ma comunque aperta a possibili contestazioni, nel rispetto di un dibattito che serva a "smuovere" l'opinione pubblica. Un percorso complesso quello che ha portato il nostro governo a parlare oggi di "privatizzazione" dei beni culturali, di cui l'autore, in questo libro, ripercorre le singole tappe. L'erronea concezione del patrimonio culturale come "bene" - termine che punta l'attenzione sul valore economico dello stesso - è il presupposto discutibile su cui si regge la tesi dell'Azienda Italia, che guarda alla gestione e tutela dei beni culturali, come all'organizzazione di un'impresa. Se da un lato, vi possono essere accattivanti ragioni che spingono verso un discorso privatistico, come la convinzione che il privato vanti una maggiore efficienza, dall'altra, orientarsi in questo senso, significa avere una scarsa e superficiale conoscenza del nostro paese e di quel "sistema Italia" che, sulla scena internazionale, è il vanto del nostro paese. Parlare di musei all'Americana significa non prendere atto del fatto che la "cultura" italiana è direttamente localizzata sul territorio e che non può perciò essere rinchiusa in uno spazio espositivo. Ancora peggiore, l'ipotesi di separare i due momenti della tutela e della gestione del patrimonio, affidando il primo allo Stato, il secondo ai privati. Questo è infatti quanto di meno efficiente ed "imprenditoriale" vi possa essere, dato che una parte - lo Stato - si farebbe carico delle sole perdite. Né si può accettare il discorso di un sistema museale privato che si regga solo sui profitti derivanti dalla vendita dei biglietti, del bookshop etc.. perché tali proventi sono minimi rispetto alle spese da affrontare per il mantenimento della struttura. Come si può allora, correre ai ripari? Non bisogna cambiare il "gestore" ma la cultura che è dietro la gestione. Bisogna "conoscere" e "promuovere la conoscenza" del nostro patrimonio, per far sì che i cittadini se ne sentano proprietari e non semplici consumatori. Settis propone di introdurre un massiccio programma di insegnamento di storia dell'arte nelle nostre scuole. Non solo nei licei. È da poco in voga, infatti, la creazione di master di "management culturale", dove di culturale c'è molto poco. L'Università deve creare nuove figure professionali che abbiano la preparazione adeguata, tanto a livello di metodologia tecnica che a livello di contenuti. Promozione della cultura significa promuovere l'intero paese, con le sue piccole bellezze, più o meno nascoste. E significa anche fare uso della virtualità del digitale, laddove si sia capaci di farne uno strumento di consultazione e non un mero surrogato della visita in loco. L'inefficienza del sistema pubblico è dovuta alla scarsa attenzione ad un patrimonio, in un certo senso, sottovalutato. A testimonianza del fatto, Settis sottolinea come l'introduzione del capitolo "attività" in quello che era il Ministero dei Beni Culturali sembra voler sottolineare come i beni, non dinamizzati, non siano sufficienti a "fare cultura". Non solo, ma, con la riforma Bassanini, al Ministero sono state addirittura attribuite competenze relative a sport e spettacolo! Per questo motivo, spesso, la cultura si è orientata verso la promozione del cinema italiano o l'organizzazione del singolo evento (concerto, mostra e via dicendo), curandosi poco del patrimonio culturale permanente. "Italia S.p.A." di Salvatore Settis è un libro intelligente, che offre una lucida analisi di quello che è accaduto nel nostro paese, in materia di cultura e del trend verso cui sembriamo orientarci, in maniera sempre più netta e rapida. Uno stimolo per un'analisi più critica ed attenta di quanto ci circonda.
Italia Spa - L'assalto al patrimonio culturale
Il libro "Italia S.p.A. L'assalto al patrimonio culturale" di Salvatore Settis analizza la situazione del patrimonio culturale in Italia. Settis sostiene che il governo sta cercando di privatizzare i beni culturali, considerandoli come "bene" con valore economico. Questa concezione è discutibile, poiché il patrimonio culturale è strettamente legato al territorio e non può essere rinchiuso in uno spazio espositivo. Settis propone di introdurre un massiccio programma di insegnamento di storia dell'arte nelle scuole e di creare nuove figure professionali che abbiano la preparazione adeguata per la gestione del patrimonio culturale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo