Vincenzo De Luca come uno tsunami. Il sindaco di Salemo arriva al teatro Mercadante di Napoli per. consegnare il cubo d'oro alla camera all'architetto inglese David Chipperfield, ma il suo intervento si trasforma in un atto d'accusa nei confronti degli «alleati della burocrazia» contro i quali, dice, «bisogna ingaggiare una guerra senza esclusione di colpi». In primis i soprintendenti: «Incarnano - tuona - la cultura della mummificazione e, come unico potere monocratico d'Italia, sono al di sopra di Dio. Sono tristi, non hanno il senso della primavera mentre hanno molto interesse a fare pubblicazioni per tutto, persino i marciapiedi». Allo scopo di avvalorare la sua tesi, il primo cittadino «di ferro» racconta un aneddoto salernitano: «La mente del nostro Piano regolatore generale, lo spagnolo Oriol Bohigas, voleva coprire un muro di un palazzo con cinque palme che però, secondo il soprintendente, non erano essenze arboree storicamente adeguate per il quartiere che invece le ospitava poco più avanti. L'estenuante trattativa si è conclusa con un bizzarro compromesso: anziché cinque palme, ne abbiamo piantate tre». E ancora: «In Italia si è convinti che tutto ciò che appartiene al passato sia un'opera d'arte. Non è così. Anche nel Trecento si facevano porcherie che bisogna avere il coraggio di demolire, come stiamo facendo noi a Salerno. Dopo ci preoccuperemo di mettere i documenti a posto». L'ex deputato ds non risparmia neppure i magistrati: «Invece di preoccuparsi se si fanno o meno le varianti urbanistiche, pensino a catturare Sandokan, Bardellino, Gionta e gli spacciatori. Ho una decina di inchieste sulla testa solo per aver fatto sviluppo e realizzato infrastrutture consentendo ai privati di mettere in campo investimenti. Ma purtroppo anche gli imprenditori in questo Paese sono considerati quasi alla stregua degli stragisti». Poi De Luca sposta il tiro sulla Regione Campania. Lo scontro si consuma in relazione all'emergenza rifiuti: «Abbiamo vissuto una grande emergenza, eppure per realizzare un impianto di compostaggio occorrono ancora tempi biblici e una trafila infinita - attacca -Dal mese di marzo la città di Salerno sta cercando invano di ottenere l'autorizzazione a costruirne uno, pur avendo partecipato a un numero impressionante di conferenze dei servizi. A un certo punto il nostro progetto, dieci faldoni, è stato addirittura smarrito dagli uffici e abbiamo dovuto ripresentarlo. Alla fine, all'ultima conferenza dei servizi, non si è fatto nulla perché mancava il rappresentante dell'Arpac, l'agenzia che si occupa delle "pippe" ambientali». Nel frattempo, continua, «a Valentia, Barcellona e in Cina si costruiscono pezzi di città. Basta, servono tempi umani altrimenti sarà la fine». Tra gli applausi, il sindaco illustra quindi il suo piano per cambiare il volto della Campania: «Servono venti anni e cinque miliardi di euro» dice. Quattro le linee d'intervento tracciate: «Riqualificazione ambientale, edilizia sociale, tutela della fascia costiera e sviluppo dei quartieri della paura di Napoli». Ma soprattutto «abbiamo bisogno di una radicale rivoluzione anti-burocratica e anti-clientelare». Qui De Luca si rivolge ai tanti universitari, aspiranti architetti, presenti in platea: «Io sono pessimista però voi giovani dovete guardare con fiducia all'avvenire. Costruiamo insieme un mondo dove non si arrivi a 50 anni per diventare un professionista, dopo aver perso l'entusiasmo e aver fatto anticamera nell'ufficio di qualche politico». Infine una bordata alla classe dirigente partenopea: «Deve uscire dal provincialismo e smetterla di parlare solo di Bagnoli e Ponticelli senza vedere altro. Questo vale sia per la sinistra, che non ha attenzione al fare, sia per la destra, che non è stata in grado di combattere la burocrazia».