Laccordo prevede anche altri due parcheggi in superficie in via Sciuti e via Rutelli ovest e la concessione gratuita per la società in questione, in un area di demanio comunale di 57.000 mq, di 2720 stalli a tariffa oraria a pagamento. Non entriamo nel merito della procedura di presentazione di questo Prusst (la richiesta di questi 2.720 stalli sembra non essere contestuale alla presentazione del progetto ma successiva, quando?) e sul fatto se sia giusto o no assegnare tali stalli alla società richiedente, punti che al momento ritardano lapprovazione a Sala delle Lapidi divisa in posizioni contrapposte. Né obiettiamo sul fatto che la città ha bisogno di parcheggi e che un parcheggio in una parte del sottosuolo di piazza Unità dItalia ci potrebbe anche stare, sempre che non distrugga possibili presenze archeologiche di rilievo. Quello che si contesta è che si continua a trasformare Palermo senza quella qualità che può essere garantita solo se ogni cambiamento si affronta in termini di architettura, disciplina esiliata da decenni da questa città. Non è accettabile che si possa realizzare in uno dei punti strategici della città unarea che, benché «verde», è tutta a servizio di un invasivo parcheggio sottostante, per giunta privato, che non scaturisce da un piano generale, dalle reali esigenze dei suoi cittadini mai interpellati. E, ancor più grave, il cui progetto non è frutto di una specifica competenza architettonica (un team di esperti). Noi cittadini e architetti non possiamo consentirlo. Sì, il progetto presentato ha elementi condivisibili quali la pedonalizzazione di una parte dellarea, lincremento del verde e altre scelte di buon senso necessarie per addolcire tutto ciò che un parcheggio sotterraneo comporta in superficie. Ma questo, seppur accattivante per alcuni, non può essere sufficiente per attribuire pareri positivi, nulla osta e approvazioni da parte di commissioni, sovrintendenze, Consiglio comunale e cittadini. Ci sono questione a cui solo larchitettura può dare delle risposte. In che modo per esempio questa area diventa punto di arrivo di un importante asse mare-monte che parte dallAcquasanta? Quali sono le relazioni formali e funzionali con quel che rimane dello storico Parco Sperlinga, con larea nota come La Montagnola (ex vivaio di viale Piemonte)? Che qualità hanno le forme proposte, gli spazi che ne scaturiscono? Cè una ricerca «linguistica»? Quanto questo progetto esprime una esigenza di contemporaneità? E soprattutto: chi sta verificando che questa qualità sia presente, chi se ne assume la responsabilità? Per la città ci vogliono progetti seri, concorsi di architettura, il privato può dare delle idee e può fare degli investimenti ma non può decidere cosa serve o non serve e soprattutto - in luoghi di interesse collettivo - non può progettare da solo le «forme» di quanto proposto. Occorre un programma generale organico della città formulato con la partecipazione di tutti i cittadini che individui e stabilisca le specifiche destinazioni di ogni luogo su cui è possibile intervenire: piazza Unità dItalia deve diventare un parco urbano, una grande piazza, unarea attrezzata per eventi, esposizioni, sport o cosa altro? E poi ci vogliono competenze specifiche che lo progettino, solo allora può subentrare il Prusst che può realizzare con il denaro e linteresse privato quanto stabilito dai passaggi precedenti. Si possono invertire le fasi ma non è possibile saltare un solo passo, solo così si porta un reale vantaggio alla città, un vantaggio collettivo che deve rimanere lunico obiettivo di operazioni come queste. Siamo però ben lontani da questo tipo di processo e al momento cè una decisione urgente da prendere in quanto a breve questo Prusst potrebbe essere approvato.