Lunedì 17 novembre, nella bella sala dello Stenditoio nel complesso monumentale di San Michele a Roma convergono storici dell'arte, archeologi, architetti, alti funzionari del ministero dei beni culturali. Non tira una bella aria. Sono lì perché l'associazione intitolata all'archeologo Bianchi Bandinelli lancia l'Allarme beni culturali. I tagli finanziari e la prospettiva di una "devolution" della tutela sono gli argomenti ufficiali sul tappeto. Ma il problema più avvertito è la decisione del ministro Sandro Bondi: nominare come super-direttore dei musei e dei siti archeologici Mario Resca, laureato alla Bocconi, manager che ha avuto ruoli di spicco o di guida in banche, società finanziarie, ha diretto il Casinò di Campione d'Italia e, per 12 anni, McDonald's Italia. Ma che qualcuno s'indigni è cosa che stupisce Bondi: il quale addita «reazioni scomposte di certa sinistra», promette che Resca «lavorerà a fianco dei tecnici» e che il suo compito «razionalizzare l'organizzazione del lavoro». Il più duro è l'ex ministro e senatore del Pd Francesco Rutelli: «È un bravo manager, non giudico la persona, ma per gestire il patrimonio artistico è sommamente incompetente». Il vicepresidente della commissione cultura del Senato Vincenzo Vita, sempre del Pd, martedì 18 novembre ne chiederà conto con un'interrogazione parlamentare: «Simbolicamente questo è un autentico schiaffo all'arte». Non la pensa così il ministro ombra del suo stesso partito Vincenzo Cerami: anche se era meglio «una selezione internazionale non è necessario essere storici dell'arte o archeologi per guidare la macchina dei musei». Gli addetti ai lavori non concordano troppo. L'associazione Bianchi Bandinelli, insieme a Italia Nostra, Comitato per la bellezza e Assotecnici, non concede sconti: è "fast food culturale". Alberto Asor Rosa, critico letterario ma da un po' impegnato nella difesa del paesaggio, giudica «interessante l'idea di Bondi». Ah sì? Non cascateci, è una finta: «Allora affidiamo a uno specialista in salumi la riforma universitaria. Questa moltiplicazione delle funzioni risponde a una concezione marxiana: un giorno uno fa il pescatore, poi il fabbro, poi lo scrittore». Non la prende bene nemmeno Adriano La Regina, archeologo di fama ed ex soprintendente a Roma: «Una nomina che sottovaluta i valori scientifici ed educativi dell'arte, non mi pare abbia ragionevole motivo di essere». Se volete altri pareri, eccoveli: «Si svuotano i soprintendenti di ogni potere», interviene Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la bellezza. «Si considera l'arte come pura merce», e questo lo dice Giuseppe Chiarante, ex parlamentare, già nel consiglio superiore dei beni culturali. Si dichiara "perplessa e curiosa" la direttrice dell'Istituto centrale del restauro Caterina Bon Valsassina: «Una direzione per i musei e siti archeologici creerà sovrapposizioni di competenze finendo con il complicare le procedure burocratiche, potenzialmente è presumibile che i conflitti di competenza aumenteranno. Immaginiamoci una mostra su Caravaggio: ci sono quadri nei musei e nelle chiese. La competenza sarà divisa in due. Che succederà?» Già, che accadrà? A proposito di prestiti: Giuliano Urbani, quando era ministro nel penultimo governo Berlusconi, immaginò che esportare mostre con opere d'arte italiane tra i casinò di Las Vegas avrebbe potuto rendere chissà quanto al nostro Paese. La Fondazione Guggenheim ci ha provato esponendovi artisti come Picasso o Kandinsky e in seguito ha dovuto battere in ritirata: ci ha rimesso troppi dollari, e senza giocare alla roulette.
Il super manager dei musei? Finisce in Parlamento
Il ministro dei beni culturali Sandro Bondi ha nominato Mario Resca, un manager senza esperienza in settore, super-direttore dei musei e dei siti archeologici. L'associazione Bianchi Bandinelli ha lanciato un'allarme per i tagli finanziari e la "devolution" della tutela. I critici sostengono che Resca sia incompetente per gestire il patrimonio artistico. Il vicepresidente del Senato Vincenzo Vita ha chiesto conto con un'interrogazione parlamentare. Alcuni critici, come Alberto Asor Rosa, giudicano interessante l'idea di Bondi, ma altri, come Adriano La Regina, sostengono che la nomina non abbia ragionevole motivo.
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