Cè una vicenda rocambolesca dietro la maggior parte delle sessanta opere esposte al Colosseo fino al 15 febbraio nella mostra «Rovine e rinascite dellarte in Italia», promossa dal Comitato nazionale per le celebrazioni dei centenario del primo regolamento di tutela, varato nel 1909. I progressi compiuti in difesa del patrimonio artistico vengono illustrati attraverso statue, anfore, bassorilievi, dipinti. Come la splendida tela che raffigura il ritratto di «Antea» e che fu dipinta dal Parmigianino nel 1535. Oggi si trova nel Museo di Capodimonte a Napoli, dove è tornata nel dopoguerra. Era tra le opere che dal deposito di Montecassino furono inviate a Berlino dai paracadutisti della Divisione Goering, poi confluite nel rifugio della miniera di sale di Alt-Aussée dove furono trovate dagli americani che le radunarono infine a Monaco di Baviera. Tra queste cera anche la statua dellApollo Citarista, un bronzo a grandezza naturale, copia del I secolo a.C. da un originale greco attribuito da alcuni a Hegias, maestro di Fidia. Ma ci sono statue che testimoniano di razzie più antiche, come quella della Venere de Medici, ritrovata nel '500 a Roma e trasferita agli Uffizi di Firenze. Piaceva tanto a Napoleone e venne nascosta a Palermo per salvarla dalle bramosie dei francesi. Questi riuscirono comunque a impossessarsene per via diplomatica e la trasferirono al Louvre. A Firenze, per colmare il vuoto lasciato dalla dalla statua, si incaricò inizialmente Canova di eseguirne una copia, ma poi si preferì acquistare una sua creazione, la Venere Italica, e visto che la Toscana era stata trasformata in un dipartimento dellImpero francese fu poprio Napoleone a pagare allo scultore 24mila franchi. Finalmente, nel 1815, la Venere de Medici tornò agli Uffizi. Quello delle copie eseguite per sostituire gli originali o per ingannare i collezionisti è un altro capitolo avvincente, di cui la mostra offre episodi notevoli. Se Foscolo definì la Venere antica (quella dei Medici) «una bellissima dea» e quella di Canova «una bellissima donna», per celebrare il lavoro dello scultore ottocentesco, non meno stupefatti si rimane davanti a certe opere di artigiani falsari. A questo proposito, per chi volesse destreggiarsi tra i falsi nellarte e nellantiquariato, consiglio il bel libro uscito in questi giorni, intitolato «Falsi. Come riconoscerli» (ed.Bracciali). Lautore è Marco Cerbella, artista ed ex falsario (uno dei più abili dei nostri giorni). Un esempio eclatante di quanto si può essere bravi in questo campo è quello della statua della cosiddetta «Artemide Marciante». Al Colosseo ne sono epsoste due copie, una a fianco dellaltra. La prima, originale, fu ritrovata nel 1994 nel corso di scavi clandestini presso Caserta, ceduta a trafficanti svizzeri che cercarono di venderla in Giappone e negli Stati Uniti. Dopo un incredibile numero di passaggi di dogana, possibili evidentemente grazie alla copertura di organizzazioni criminali, i malviventi, messi alle strette dai Carabinieri, fecero trovare ad Avellino una copia quasi perfetta della statua eseguita da un artigiano romano di arte funeraria. Non essendo riusciti ad ingannare gli esperti, furono infine costretti a far rientrae in Italia loriginale. Resta tuttavia da ammirare la maestria con la quale il marmista è riuscito a rendere i panneggi della tunica, il movimento del corpo (solo un po più rigido), lacconciatura, il sorriso della dea (solo un po meno espressivo). A maggior ragione se si considera che per fare la sua statua lartigiano ebbe a disposizione solo una fotografia delloriginale.
Al Colosseo, storie di statue rubate e rientrate in Italia
La mostra Rovine e rinascite dell'arte in Italia al Colosseo esprime i progressi compiuti in difesa del patrimonio artistico attraverso opere come la tela del Parmigianino "Antea" e la statua dell'Apollo Citarista. Tra le opere esposte ci sono statue che testimoniano di razzie più antiche, come la Venere de Medici, ritrovata nel '500 a Roma e trasferita agli Uffizi di Firenze. La mostra anche esprime il capitolo delle copie eseguite per sostituire gli originali o per ingannare i collezionisti. Un esempio eclatante è la statua della cosiddetta Artemide Marciante, originale ritrovata nel 1994 e copia eseguita da un artigiano romano di arte funeraria.
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