NAPOLI - Lattenzione del Governo per la chiesa di SantAgostino alla Zecca «spalanca una ferita aperta» per dirla con Antonio Pariante, presidente del comitato di Portosalvo, uno del vastissimo panorama di fondazioni, istituti, comitati - da Napoli 99 allIstituto nazionale di Architettura, da Gerardo Marotta a Marta Herling - che dal 95, anno dellinclusione della città nel patrimonio mondiale, compulsano le istituzioni perché la vocazione turistica del capoluogo non sia resa a «chiacchiere», ma garantendo lapertura di chiese e monumenti e la loro manutenzione ordinaria, senza aspettare (inutilmente) gli interventi speciali in procinto di sfumare coi fondi europei collegati al Piano di Gestione del centro storico Unesco che ancora non esiste. Il comitato di Portosalvo una rivincita buona per tutti gli altri se lè presa guadagnandosi visibilità da Bruno Vespa a fine mese: quando il ministro Bondi, commentando in studio un lungo servizio sullo scempio del patrimonio napoletano, disse: «Non possiamo sopportare questo strazio». Bondi ha poi aspettato la visita di Berlusconi per annunciare, a Napoli, che «il Governo restaurerà la chiesa di SantAgostino», una delle più grandi e antiche del capoluogo. Il primo a gongolare è lo storico Vincenzo Rizzo, che per il piccolo comitato di Portosalvo ha elencato e schedato centinaia di chiese abbandonate. E langioina SantAgostino la conosce bene, Rizzo ci è entrato. Non dal portone principale che è sigillato dal terremoto del 1980. Ma da un palazzo attiguo, usando un passaggio - ora chiuso - già adoperato da balordi che si sono divertiti a spezzare i marmi alle basi delle navate. Non hanno toccato però le tombe ed i busti: 50 sculture in stucco di Giuseppe Sanmartino, dallaltare col vescovo di Ippona che schiaccia leresia alla schiera degli agostiniani circondati di angeli, ora tutti catalogati in base a documenti del 1762 recuperati da Rizzo allArchivio Storico del Banco di Napoli. Mentre le spoglie del musicista Niccolò lommelli sono accanto agli organi di legno dorato restaurati già 4o anni fa. Ma non si fa in tempo a «salvare» una chiesa che se ne perde unaltra: chiude, per mancanza di sacerdoti, lattigua Santa Maria del Rifugio con sculture e decorazioni marmoree degli allievi del Bernini, un quadro di Francesco De Mura, le tombe ed i busti di magistrati del Seicento, datala vicinanza all antico Tribunale della Vicaria. Altro storico in forza al piccolo comitato provinciale è Antonio Lazzarini, autore del libro «Splendore e decadenza di 100 chiese napoletane» (2006, Gabbiani), un lavoro sulle arciconfratemite gestite al 98 dalla Curia e per la restante parte dal Demanio. Alcuni esempi di abbandono: SantArcangelo a Baiano, dellarciconfraternita della Consolazione, inglobata da decine di costruzioni abusive; la chiesa a croce latina di San Cosma e Damiano a piazza Banchi Nuovi; la Augustissima compagnia della Disciplina della Santa Croce in via Sessale 9, completamente depredata; San Francesco dAssisi a Porta San Gennaro; San Gennaro allOlmo a San Gregorio Armeno. Uno studio, ammette lo stesso Lazzarini, che prende spunto dalla «Napoli Rivelata» di Maria Caputi (DAuria): un libro ancora più duro, che nel 95 provocò indagini della magistratura sugli scempi del patrimonio. Sono 448 i palazzi e complessi religiosi in rovina censiti dal solo comitato di Portosalvo nel centro di Napoli. Quasi 300 le chiese e cappelle gentilizie chiuse da anni. Di queste 16o sono patrimonio della Curia. Il Fec (Fondo Edifici di Culto del ministero degli Interni) ne ha invece 50: tale Ente, istituito nel 1985, avrebbe il compito di amministrarle; oltre 90 sono invece del Demanio. «Almeno gli enti locali dice Pariante - comprendano che per fare una città darte a vocazione turistica sarebbe utile ripartire dalla valorizzazione delle chiese e dei monumenti, piuttosto che dispensare pizze e cabaret gratuitamente o a buon mercato in piazza». Anche perché, il turista, magari italiano ma settentrionale, il cabaret in napoletano non lo capisce, però inorridisce davanti a colonne grecoromane spezzate e adagiate accanto alla monnezza - è quel che hanno mostrato le telecamere di Porta a Porta - o al sagrato dei Gerolomini o della chiesa di Portosalvo riempiti di monnezza; davanti al restauro disastroso delle fontane storiche, come quella dei Papiri, con asportazione dei papiri stessi; davanti ai graffiti degli Ultras sulla facciata della cattedrale gotica a un passo da San Gregorio ed i pastori, alla portata di tutti; davanti a quelli che coprono SantEligio o ai leoni con le teste mozzate di piazza Mercato, consegnate alla soprintendenza eppure se ne sono perse le tracce. Dal 9 al 12 dicembre saranno a Napoli gli ispettori dellUnesco con Mechild Rossler, responsabile dei siti europei. Il World Heritage Center ha recepito le denunce, corredate di fotografie altrettanto eloquenti, dei comitati per il recupero della città storica. A giugno 2009 a Siviglia si terrà la riunione del comitato degli Stati membri della convenzione del patrimonio e in quella sede potrebbe così finalmente esplodere il «caso» Napoli.