Perché «è sempre unemozione», perché «è un artista fuori dal tempo, ribelle, modernissimo», perché «unoccasione così non si perde» e in fondo anche perché Caravaggio è sempre Caravaggio. Un classico, a suo modo. Ci sono motivi diversi e tutti condivisibili nella coda che fin dalle 9 stazionava allingresso di Palazzo Marino, ieri, primo giorno desposizione de «La conversione di Saulo». Pensionati, studenti, famiglie con bambini, lalta borghesia e un clochard che dorme in piazza Affari. Oltre cinquemila visitatori hanno partecipato ieri alla prima, «un successo» che ha costretto gli organizzatori a razionare le soste davanti allopera, dieci minuti che via via si son ridotti a due. Che accoglienza: Milano ha «ritrovato» Caravaggio e a gennaio bissa. Alla Pinacoteca di Brera arriva la «Cena in Emmaus» custodita alla National Gallery di Londra. Il prestito è già stato autorizzato. Michelangelo Merisi ieri, oggi e domani. E dun anno e mezzo fa la scoperta dellatto di battesimo di Caravaggio nel registro della parrocchia milanese di Santo Stefano in Brolo. Oggi è prevista la «vera» apertura al pubblico della mostra one shot nella Sala Alessi di Palazzo Marino, dopo il vernissage a inviti di ieri (orari: dalle 9.3o alle 19.3o; ingresso gratuito). A metà gennaio, infine, sarà il capo dello Stato Giorgio Napolitano a inaugurare levento che apre le celebrazioni per il bicentenario della Pinacoteca. Arriva, è scritto. Un altro capolavoro sotto scorta e garanzia, protetto da una teca di vetro antiscosse e sfondamento. Sarà esposto nella sala XXIX di Brera, accanto al dipinto fratello: due Caravaggio che si specchiano, dialogano e si confrontano sullo stesso tema sacro. Il progetto è affascinante: affiancare la «Cena in Emmaus» custodita a Milano alla «Cena» di Londra. «È stato un prestito faticoso, ma la National Gallery sè dimostrata sensibile con noi» dice Sandrina Bandera, soprintendente di Brera. Raggiante: «È il progetto che ho sempre sognato, proporre un percorso visivo e riflessivo tra le due opere». Il Caravaggio esposto a Londra è datato 1602: «E una tavolozza "forte", realizzata allarrivo dellartista a Roma. Il Cristo è un uomo del popolo romano, la natura morta ha toni e colori vivaci...». La Cena conservata a Brera è più tarda, realizzata nel i6o6 da un Caravaggio in fuga da Roma dopo lassassinio di Ranuccio Tommasoni: «È inevitabilmente unopera più riflessiva, scura, caratterizzata da elementi essenziali, simbolici». Un Caravaggio per il rilancio, ché Brera vuole dimenticare polvere e polemiche. Comune e ministero dei Beni culturali firmano il 24 novembre prossimo il patto per Milano che prevede - tra laltro - il trasferimento dellAccademia e il restyling della Pinacoteca: «il 2009 sarà lanno della rinascita». E dopo Caravaggio, via alle mostre di Raffaello e Crivelli. Che bis, che tris.