Quattro giorni di una discussione molto intensa tra studiosi, amministratori, associazioni culturali e paesaggistiche, investitori italiani e stranieri, tutori e costruttori di paesaggio, scolaresche che si sono mosse tra progetti di nuova qualità paesaggistica e ambientale, in piena sintonia con la Festa della geografia e con la esposizione delle pratiche più interessanti di governo locale del territorio («Dire e fare» che lAnci promuove ogni anno). Tutto questo e molto altro è stata la prima Biennale toscana del paesaggio della scorsa settimana. Nel 2010, a dieci anni dalla firma della Convenzione europea del paesaggio, potremo vedere gli esiti di una delle politiche pubbliche europee più impegnative nella storia dellUnione sotto il profilo culturale, istituzionale ed economico. Un bilancio che troverà ancora la Toscana come sintesi speculare dellinsieme dei significati che qualunque politica per il paesaggio rappresenta per la cultura europea e per il ruolo che questa cultura esprime nel mondo contemporaneo. Ma di quali significati si tratta? Li possiamo riassumere così: a) la qualità del paesaggio è figlia delle aspirazioni delle popolazioni che in quel paesaggio investono la loro esistenza, la loro responsabilità verso se stesse e verso il mondo, la loro capacità di partecipare al cambiamento ineludibile degli assetti paesistici mantenendo il valore di quello stesso paesaggio per tutti coloro che, oggi e domani, in esso si identificano o che in quel paesaggio troveranno motivi e ragioni per scegliere di vivere o di tornare nei luoghi che lo compongono; b) la «salvaguardia dei paesaggi» è la conservazione di ciò che rende riconoscibile un paesaggio, che lo distingue dal resto del mondo per ciò che la natura e luomo vi hanno saputo produrre e arrecare; c) il paesaggio è comunque e sempre un progetto umano e sociale. La sua storia va conosciuta da tutti senza pregiudizi ideologici perché è quella storia che deve guidare il governo del territorio, la sua capacità di armonizzare tutela e produzione sociale di ricchezza e fare del paesaggio il postulato e il risultato a un tempo del comportamento individuale e collettivo. d) il paesaggio coniuga in sé essere e divenire, e solo una pianificazione pubblica e in pubblico, capace di integrare al suo interno linsieme delle variabili che influiscono sul cambiamento territoriale, può aspirare a guidarne con la consapevolezza e la trasparenza necessarie i destini o, almeno, le conseguenze delle trasformazioni. In una simile prospettiva lItalia e la Toscana hanno responsabilità di enorme importanza. E la Biennale manda a loro un messaggio chiaro e netto. Smettetela, per favore, di litigare attorno a vecchi arnesi: i vincoli. E a vecchi argomenti: il paesaggio come sommatoria di «bellezze naturali». Cominciate a ragionare, finalmente e per favore, sul paesaggio come forma visibile del territorio in ogni sua componente e in ogni sua dinamica. Fatelo mediante un governo del territorio che abbia nelle autonomie locali il suo fulcro, la sua leva essenziale. Guardate che non cè autorità al mondo che possa legittimamente arrogarsi il diritto di indicarci il bello e il brutto con una qualche probabilità di efficacia. Perché avete paura della gente? Perché continuate a immaginare un popolo inattendibile e da mettere sotto tutela? Perché la gente che scende in piazza per difendere la scuola pubblica a voi, sì a voi della sinistra, piace e assai, ma quando si parla di paesaggio preferite rifugiarvi nel neofeudalesimo delle borghesie rurali o metropolitane? Perché non prendete sul serio la partecipazione, con tutti i suoi rischi ma anche con tutte le sue ricchezze e provate a costruire attorno ad essa un po di sana e nuova politica? Perché continuate ad arroccarvi in una lettura retriva dellart. 9 della Costituzione («... la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione») senza capire che quella repubblica e quella nazione siamo noi, con quei nostri poteri locali che ci rappresentano e ai quali dobbiamo chiedere di fare di più e meglio, senza infingimenti e furberie speculative. Ma che sono comunque pur sempre storicamente preferibili alle prove devastanti che il centralismo statualista ha dato nellarco dellintera vicenda postbellica italiana? Ecco, è con simili interrogativi che la Biennale si congeda dalla comunità toscana in vista del 2010. Spetta a noi dare risposte credibili.
Toscana - La Biennale. Paesaggio Non temere le opinioni della gente
La Biennale toscana del paesaggio è stata una discussione intensa tra studiosi, amministratori e associazioni culturali. Il tema è stato la politica del paesaggio in Europa, in particolare la Convenzione europea del paesaggio del 2000. I partecipanti hanno discusso sulla qualità del paesaggio, sulla salvaguardia dei paesaggi e sull'importanza del paesaggio come progetto umano e sociale. La Toscana è stata invitata a riflettere sulla sua responsabilità in questo contesto. La Biennale ha inviato un messaggio chiaro: smettere di litigare attorno ai vincoli e ai vecchi argomenti, e iniziare a ragionare sul paesaggio come forma visibile del territorio.
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