Mal messi anche il Museion di Bolzano, e la galleria di Palazzo Forti a Verona Senza guida il Castello di Rivoli e il Maxxi della Capitale vicino allapertura In molte strutture di arte contemporanea, con il centrodestra, se ne sono andati o sono stati dimissionati direttori che non sono stati sostituiti: una tendenza che sembra assecondare le diffidenze del ministro verso i nuovi linguaggi Via Reggio Emilia è una trafficata strada romana nella zona di Porta Pia, in quellarea dove nel 1870 si scontrarono i bersaglieri italiani e gli zuavi papalini, dove si fece lItalia. Ora il posto dei fucili e delle baionette lha preso larte contemporanea, è un mondo di installazioni, sculture, di rossi e di gialli. A via Reggio Emilia ha sede il Macro, il museo darte contemporanea di Roma che doveva essere (e forse lo è ancora) uno dei simboli della rinascita culturale italiana, duna spinta straordinariamente interessante verso larte di oggi, nel nostro paese spesso offesa e brutalmente dimenticata. Ma ora il Macro è chiuso: formalmente è aperto ma le sale sono sbarrate. Non ci sono opere esposte. Allingresso è rimasta unistallazione di Ernesto Neto che continua ad esser visitata da giovanissime scolaresche mentre angosciati custodi sfumacchiano in attesa dellora di chiusura. Da sei mesi il Macro è senza direttore. Con larrivo del centro destra alla guida della capitale Danilo Eccher, a cui era affidato il museo, considerato troppo veltroniano, è stato costretto a far le valige. Sono passati sei mesi dalla sua partenza ed ancora non è stato trovato un sostituto. Lassessore alla cultura Umberto Croppi, in gioventù uno degli ideatori dei campi Hobbit, sta pensando e ripensando a scelte in grado di portare la nave verso nuovi lidi. Nel frattempo il Macro resta in stand-by e si trasforma nel simbolo di una nuova italietta che da una parte se ne frega della contemporaneità, giudicata esteticamente «brutta», e dallaltra muove mari e monti per aggiudicarsi una poltrona da direttore. Ce ne sono una manciata a disposizione - comunali e statali - e di grande importanza: oltre al Macro le Scuderie Papali al Quirinale, il Maxxi, il Castello di Rivoli e la Gam di Torino, Museion a Bolzano, il museo di Siracusa. Non è chiaro a chi andranno e non è chiaro se contano meriti e demeriti o soltanto i padrini politici. I segnali che arrivano dal centro destra non sono chiari e spesso vanno al di là di unidea conservatrice dellarte. Ha cominciato il ministro per i beni culturali Sandro Bondi che mentre tagliava fondi a destra e a manca, e annunciava la nomina di Mario Resca, ex presidente McDonalds Italia, a supermanager per i musei statali, delineava un proprio ideale di bellezza che sembra aver ben poco a che fare con lattuale contemporaneità, con Kounellis, Mario Merz, Dan Flavin o Richard Serra. E poi seguita la nomina di Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli come curatori del padiglione italiano alla Biennale di Venezia. Per prima cosa hanno rilasciato dichiarazioni contro il contemporaneo italiano, contro lArte povera, con la Transavanguardia lunico movimento del nostro paese riconosciuto a livello internazionale. Loro troveranno il nuovo. A chiudere i conti infine ci hanno pensato Bolzano, che ufficialmente ha licenziato il direttore di Museion per aver sforato il budget, in realtà per aver esposto una rana crocifissa di Martin Kippenberger, e Verona dove il sindaco leghista Flavio Tosi ha dato lo sfratto al museo di Palazzo Forti, alla galleria di arte moderna che occupa questo antico edificio. Fu donato alla città nel 1937 da Achille Forti per adibirlo a sede espositiva. Ma ora il primo cittadino lo sta trasformando in uno degli strumenti da usare per ripianare i conti. E stata approvata una delibera che ne modifica la destinazione duso, da pubblico a «residenziale, commerciale, direzionale». Andrà in asta per 65 milioni di euro. Le millecinquecento opere del museo saranno traslocate a Palazzo della Ragione. Per Tosi non ci sono problemi, neppure per i giganteschi Wall Drawing di Sol Lewitt: «Hanno spostato la diga di Assuan figuriamoci se ci sono questioni per una parete». E questa la cornice di un quadro piuttosto difficile da dipingere perché segnato da nomine e spostamenti: a Torino alla fine dellanno lasciano lincarico Ida Gianelli, che ha guidato con grande abilità il Castello di Rivoli, e Pier Giovanni Castagnoli, della Galleria darte moderna. Sono due caselle abbastanza difficili da riempire. Il Castello di Rivoli è uno dei sacrari italiani della contemporaneità, ben inserito nel circuito internazionale, che ha buoni, anzi ottimi rapporti con il sistema bancario. Per questo museo non bastano le buone conoscenze artistiche, cè bisogno di grandi capacità di mediazioni. Le voci per ora indicano un solo candidato: Andrea Bellini, il direttore di Artissima, la rampante mostra mercato del capoluogo piemontese. Per la Gam la situazione è più complessa: è stato pubblicato un bando dove si richiedono specifiche competenze non solo per la contemporaneità ma anche per lOttocento. che costituisce gran parte della collezione del museo. Scendiamo in Sicilia. E libera la poltrona di Salvatore Lacagnina il giovane curatore che secondo la rivista Time - nel 2006 gli dedicò la copertina - aveva vinto unimportante scommessa: far uscire la Sicilia e la sua città, Siracusa, dalla marginalità del contemporaneo. Purtroppo non è accaduto e Lacagnina è passato, per sua volontà, a dirigere listituto di cultura svizzero. Per la prima volta lincarico è stato dato a un professionista che non ha la cittadinanza elvetica. Ma Siracusa è senza direttore e non ci sono neppure troppi pretendenti. Stessa cosa a Bolzano dopo lallontanamento di Corinne Diserens. Il vero nodo è però a Roma. La costruzione del Maxxi, il museo del XXI secolo progettato da Zaha Hadid procede, e a quanto pare abbastanza celermente. Ormai si pensa a inaugurazioni (lanno prossimo?), mostre, donazioni. Ma a Paolo Colombo, che aveva una consulenza direzionale, non è stato rinnovato il contratto e non è stato sostituito. E sempre da risolvere, a Roma, la questione Scuderie, una presidenza che arriva fino al controllo del Palazzo delle Esposizioni. Uscito Giorgio Van Straten che fu indicato dalla sinistra a fine estate esisteva un solo candidato per sostituirlo: Philippe Daverio. Sembrava cosa fatta ma non è stato firmato alcun contratto. E sui tempi lunghi ecco arrivare Ida Gianelli, che lascia il Castello di Rivoli, sulle cui capacità non possono esserci discussioni. Ma dietro langolo è spuntato lambasciatore Ludovico Ortona, attualmente a Parigi che ha esperienze diverse ma che, così si sussurra, è gradito al Quirinale. E infine il Macro, così spoglio da commuovere i custodi, disposti a trasportare le opere darte della collezione per riempire le sale. Non si può. Cè un candidato alla direzione: Luca Massimo Barbero, curatore e critico darte della Guggenheim di Venezia. Nessun pollice verso. Lui però non ha ricevuto il contratto. E via Reggio Emilia aspetta. Come fosse unopera di Samuel Beckett.
la Repubblica
17 Novembre 2008
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ROMA Il Macro di Roma è chiuso: doveva essere il simbolo della rinascita culturale italiana
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