Il restauro dellopera di land art, memoria del sisma di Gibellina Osservando una vecchia foto di Gibellina, scattata subito dopo il terremoto, vi si può proiettare mentalmente il progetto di Alberto Burri: è facile infatti immaginare quelle superfici tappezzate di case totalmente sbriciolate trasformarsi in una superficie multiforme e frastagliata di cemento bianco, accostato a comporre un disegno pieno di linee sinuose. Il progetto che venne realizzato dal grande artista umbro per la città di Gibellina, rasa al suolo dal sisma del 1968, è uno dei lavori più celebri di Burri, senza dubbio una delle opere di Land Art più autentiche perché è proprio con quella terra che è nata, e di quella terra ne custodisce la memoria, come un cuore sepolto. Quando, dopo varie ipotesi e molti dubbi, Alberto Burri iniziò i lavori per il Cretto - su invito di Ludovico Corrao, che lo volle come cantore taumaturgico per quella ferita - lidea di ricoprire le case devastate con un lenzuolo di cemento bianco apparve singolare, ma certamente perfettamente aderente alla poetica dei sacchi, delle combustioni, del catrame e dei bendaggi che Burri aveva messo in pratica da anni, instaurando un profondo dialogo con la materia, fino a rivelarne lessenzialità poetica. I lavori iniziarono nel 1985 e si protrassero per quattro anni, durante i quali le pale meccaniche tracciarono i segni dellantica rete viaria e gli sfabbricidi delle case furono rinchiusi dentro muri di cemento armato alti circa due metri, coperti da lastre di calcestruzzo armato con rete elettrosaldata. A distanza di venti anni - lopera non venne mai completata - il Cretto di Burri mostra segni di degrado, e il suo recupero è stato inserito tra gli interventi sul territorio promossi da Riso, il Museo regionale darte contemporanea della Sicilia, che in attesa della sua apertura annunciata per febbraio dedica budget e attenzione ad altre realtà legate allarte contemporanea siciliana. Così per il Cretto è stato realizzato il "Cantiere della conoscenza", ovvero una serie di analisi e rilievi mirati alla salvaguardia dellopera monumentale, che copre una superficie di ben 65 mila metri quadrati, dati che sono stati presentati ieri dai responsabili del Museo, diretto da Sergio Alessandro. I problemi immediatamente posti sul tavolo sono spiegati così da Giovanni Rizzo, responsabile del Laboratorio di ingegneria chimica per i Beni culturali: «Il Cretto si è spostato, come se fosse scivolato, non in maniera preoccupante ma necessita attenzione. Possiamo affermare che lo stato generale di salute del Cretto non è preoccupante, ma che dopo venti anni gli interventi di manutenzione e recupero appaiono assolutamente necessari». Così, le modifiche del terreno che si trova in pendenza, insieme al naturale deteriorarsi del cemento e le infiltrazioni di acqua fino allinterno delle strutture, sono alcuni dei problemi da risolvere. Una delle tecniche che potrebbe adoperarsi, come ha spiegato Giovanni Rizzo, consiste in microesplosioni effettuate con lazoto a temperature che raggiungono i sessanta - settanta gradi sotto zero, e causano la sparizione della vegetazione e dei licheni che aggrediscono la superficie in cemento. Insomma gli studi del Cantiere hanno prodotto dei risultati che però andrebbero ulteriormente approfonditi e proseguiti. Antonio Rava, che si occupa di restauro - suo il recupero della Finestra sul Mare di Tano Festa nella Fiumara darte di Antonio Presti - sottolinea la necessità del rispetto della volontà dellartista, che pur non essendoci più, ha lasciato bozzetti e progetti perfettamente ultimati. Dice il restauratore: «Quali sono i fattori fondamentali? Rispettare il progetto di Burri, come prima cosa. Tecnicamente invece, basterebbe una manutenzione corretta, la stuccatura delle parti screpolate e lidropellenza finale. Si può procedere per gradi, le materie del Cretto sono in zona, dal cemento bianco alle piccole pietre. Unopera che ha caratteristiche simili e che verrà restaurata è il Labirinto di Arianna di Italo Lanfredini. Abbiamo già fatto sopralluoghi, insieme allartista e a Presti; per me è fondamentale essere quanto più aderente alle direttive degli artisti. Con questi accorgimenti essenziali, il Cretto di Burri avrebbe una resistenza e una durata illimitate».