Rossi: la riforma deve dare libertà di movimento. Sindacato: mentalità sbagliata Dopo lincontro al ministero soddisfazione con riserva. Vianello: vediamo se Bondi manterrà la promessa VENEZIA - Soddisfazione con riserva Perché, come sottolinea il sovrintendente Giampaolo Vianello, «piangeremo meno ma piangeremo ugualmente». Il giorno dopo lincontro romano tra il ministro Bondi e gli enti lirici, alla Fenice si guarda già avanti. A quella riforma che si dovrà fare al più presto. E cè chi inizia a lanciare ipotesi concrete. Il vicepresidente Luigino Rossi, ad esempio. Che dice, con forza: «La fondazione per sopravvivere dovrà diventare unimpresa Libera e flessibile». Sindacati, ovviamente, un po meno convinti: «Non scherziamo - dice Enrico De Giuli della Uil -una mentalità manageriale tout court è cosa sbagliata per un teatro lirico in cui gli utili non ci sono». Il dibattito sulla riforma «condivisa» che mercoledì il ministro Bondi ha proposto nel corso dellincontro sembra già aver messo in secondo piano la questione economica, fattore questo fondamentale per la sopravvivenza del teatro veneziano. «Vediamo prima se il ministro manterrà la promessa di riportare gli investimenti del Fondo Unico per lo Spettacolo al livello del 2008 - dice il sovrintendente Vianello. Senza questi soldi che potrebbero tornare nelle casse dei teatri inutile parlare di futuro degli enti lirici». Lalternativa infatti non ci sarebbe: fondazioni commissariate in massa. «Ma aspettiamo di vedere se la parola data dal ministro avrà effetto sullaltro ministro, Tremonti. In fondo manca solo una settimana alla presentazione della bozza della Finanziaria. Un tempo ragionevole per attendere. La speranza, quella cè. E speriamo di non dover tornare a piangere lacrime amare». Per il direttore artistico Fortunato Ortombina gli spettri agitati negli ultimi tempi sono stati fortunatamente spazzati via dalla parole di Bondi che pare abbia definitivamente messo da parte le temute classificazioni di teatri di serie A e di serie B. «Finalmente è stato messo ordine nel caos degli ultimi tempi, tutti dicevano tutto e il contrario di tutto. Come fa laria di Basilio nel Barbiere di Siviglia? La calunnia è un venticello che va crescendo...». Quindi? «Il male pare non sarà così forte come era stato detto - dice Ortombina- i tagli ci saranno ma saranno inferiori. Ora stiamo a vedere e pensiamo a come dovrà essere questa riforma condivisa». Uno dei temi portanti indicati dal ministero è quello della riconsiderazione dei modelli di gestione e il riconoscimento delle peculiarità di ciascuna fondazione. «Verissimo conferma il direttore artistico ora ad esempio cè una diversificazione dei finanziamenti pubblici che in futuro non potrà continuare ad esserci». Aspetti, quello del nuovo modello di gestione e il riconoscimento delle specificità, che a sentire una parte del sindacato non sembrano andare daccordo e aprono scenari non proprio rassicuranti: «Da una parte si vuole depoliticizza- re i Cda togliendo i sindaci per indebolire così le contrattazioni a livello decentrato - dice Enrico De Giuli della Uil - poi si dice che il Fus lo darai in base a quanto vali singolarmente. Una contraddizione che sinceramente preoccupa». Così come a preoccupare i lavoratori sembrano essere certe visioni delle riforma Quella del vicepresidente Luigino Rossi, ad esempio. Che del futuro delle fondazioni liriche ha le idee chiare: «Devono diventare delle autentiche imprese. Altrimenti, ingessate come sono ora, hanno la strada segnata Libertà, flessibilità del personale - dice - e poi ben venga la defiscalizzazione per gli investimenti dei privati, potremo finalmente fare come in America». Sulle agevolazioni però arriva già la prima doccia fredda. Addirittura da Giancarlo Galan: «Non cambierà molto, i privati pagavano i teatri nel Settecento. Ora no, non facciamoci illusioni. La riforma deve toccare altri tasti. Dallinizio. Non coinvolgendo ad esempio i sindacati nel percorso di costruzione».