I sindacati dello spettacolo: rischiano di sparire 350 mila posti di lavoro Il grido dallarme è una recita dattore, ma neanche troppo: «Presidente Napolitano ci salvi. Lei che ha il potere ci dia i soldi, ormai siamo alla frutta», declama il regista e interprete teatrale Gabriele Lavia dinanzi al presidente della Repubblica. Loccasione, ieri, al Quirinale, la consegna dei riconoscimenti «Olimpici del Teatro» e «De Sica» per il cinema. «Io, caro Lavia, non ho i cordoni della borsa», risponde il capo dello Stato: certo, visto il momento, «si impongono politiche di rigore e anche di sacrifici», parla di una «seria riforma dellordinamento e della prassi delle norme dello spettacolo con un impiego più qualificato e severo delle risorse pubbliche», ma ricorda anche come «non bisogna perdere di vista esigenze prioritarie che meritano una speciale attenzione», perché «le cifre fiori dicono tutto, e non tutte le voci di spesa sono uguali». Le cifre non dicono tutto, spiega il presidente Napolitano, ma per gli addetti ai lavori parlano abbastanza chiaro: quasi 200 milioni di euro in meno nel 2009 per il Fus, il Fondo unico per lo spettacolo attraverso il quale si finanziano cinema, teatro, danza, musica. La Finanziaria Prodi aveva previsto di stanziare 567 milioni e 339 mila euro: la scure di Tremonti li ha ridotti a 378 milioni e 47 mila. Il ministro della Cultura, Sandro Bondi, ha promesso di impegnarsi per ottenere un aumento: «Si impegnerà? Ma per trovare la persona che decide, cosa bisogna fare in questo Paese?», sbotta il segretario generale dellSlc-Cgil, Emilio Miceli. «Aspetteremo qualche giorno la risposta del ministro: ma se il taglio sarà confermato credo che nelle prossime settimane non saranno a rischio solo i voli perché le ripercussioni sui lavoratori saranno drammatiche. E macelleria sociale su persone che già lavorano con stipendi quasi virtuali». Circa 400 mila addetti, «solo 50 mila a tempo indeterminato: gli altri rischiano di diventare degli invisibili», aggiunge il collega di sindacato Silvano Conti. Anche per i prossimi anni la previsione non è rosea: nel 2010, la passata legislatura aveva previsto uno stanziamento di 563 milioni e 307 mila euro, trasformati dal governo Berlusconi in 400 milioni e 548 mila; per il 2011 va anche peggio: da 511 milioni e 544 mila a 307 milioni 173 mila, tagli intorno al 30 e investimenti che viaggiano sulla cifra iperbolica dello 0,0002 del Pil nazionale. Briciole, che rischiano di mandare in bancarotta parecchie realtà culturali, considerando, ricordano i sindacati, che con labolizione dellIci i comuni non saranno in grado di sopperire ai tagli dello stato centrale. Tutte «a rischio commissariamento» le 13 Fondazioni liriche del Paese, ha dichiarato il ministro Bondi: lo è stato il Maggio Fiorentino, lo sono attualmente lArena di Verona, il Carlo Felice di Genova e il San Carlo di Napoli; la Scala di Milano, che ha avuto 38 milioni di contributi questanno, potrebbe vederli scendere a 29 nel 2009. Cura dimagrante per tutti, daltronde: se la suddivisione del Fus resterà la stessa del 2007, i118 destinato al cinema vorrebbe dire poco più di 68 milioni; 52 per la musica, appena sei per la danza. E, sempre stando a quelle proporzioni, si può azzardare una previsione per città: la più foraggiata, Roma, potrebbe perdere per strada una ventina di milioni e fermarsi a 100; da 47 milioni a 40 a Milano; da oltre 22 a 18 Torino. «Il ministro Bondi ha fatto promesse estremamente impegnative. Al contrario di quanto pensa Tremonti, considera la cultura un investimento e non uno spreco», interviene il ministro ombra della Cultura, Vincenzo Cerami del Pd. Che dichiara lapertura a parlare di detassazione degli investimenti privati nello spettacolo. Lo spirito bipartisan che si augura di incontrare Gabriella Carlucci, Pdl, nella discussione della legge da lei presentata che prevede la ristrutturazione del Fus «per premiare il merito» e strumenti agevolativi fiscali. Il taglio del 2009? «Un errore. Ma vedrete, Bondi si impegnerà per recuperare risorse». Per le 13 fondazioni liriche del Paese si profila lipotesi del commissariamento