Il vicepresidente: illegittimo l'obbligo di assumere 85 persone Assocomunicazione protesta contro il Ministero dei beni culturali. Il consiglio direttivo dell'associazione delle imprese di comunicazione (che riunisce 185 aziende del settore attive in Italia) ha contestato infatti la legittimità di un bando per l'assegnazione del servizio di comunicazione e di promozione del patrimonio culturale. Gianna Terzani, vice presidente dell'associazione, in una lettera ha chiesto al responsabile del procedimento presso il ministero, Antonella Mosca, di eliminare «alcuni rilevanti elementi di illegittimità». In particolare viene messa in discussione la clausola che riguarda, secondo quanto scrive Terzani, «l'imposizione al vincitore della gara dell'impegno di assumere a tempo indeterminato, entro 15 giorni dall'aggiudicazione provvisoria dell'appalto, 85 persone appartenenti alla categoria degli ex lavoratori socialmente utili (Lsu)». Assocomunicazione, presieduta da Marco Testa, ha fatto notare come, a fronte di un bando della durata annuale, ci sia «l'obbligo di assumere il personale a tempo indeterminato, senza che peraltro sia prevista alcuna clausola per garantire il passaggio del personale al nuovo affidatario». Inoltre, l'associazione nella lettera sostiene che «il servizio richiesto dal Ministero in realtà potrebbe essere fornito da una normale agenzia di comunicazione con un team di 10-12 persone, impegnate all'80 del loro tempo». Per questo motivo Terzani ritiene «l'obbligo di assumere 85 persone a tempo indeterminato abnorme e palesemente sproporzionato». L'associazione ha ricordato anche che un'agenzia di comunicazione di medie dimensioni ha circa 20 dipendenti, mentre solo quelle più grandi superano il centinaio su base nazionale. Inoltre, a Roma non risulterebbe alcuna agenzia di comunicazione con 80 dipendenti. Un'altro aspetto contestato del bando è quello remunerativo. La gara ha infatti una base d'asta di 3,5 milioni di euro circa, di cui 2,5 milioni per la retribuzione lorda del personale, e questo significherebbe, secondo Assocomunicazione, «che il vincitore del bando dovrebbe accollarsi un onere del 71,5 della base d'asta, disponendo di un importo inferiore al 30 per svolgere attività creative e per pagare i sevizi». Inoltre, la lettera inviata al ministero dei beni culturali sottolinea anche che nel bando non sono contenuti dettagli sulle competenze delle 85 persone da assumere. «Risulta evidente», conclude la vicepresidente, «che l'oggetto dell'appalto si configura sostanzialmente come un'attività di intermediazione di personale anziché come servizio di comunicazione: esso ha, infatti, lo scopo principale di far assumere a tempo indeterminato 85 Lsu all'aggiudicatario del servizio, violando anche il principio del concorso pubblico per l'assunzione dei dipendenti». Motivo per cui Assocomunicazione ha invitato il responsabile del procedimento «a voler riconsiderare il bando, in modo da eliminare palesi vizi di illegittimità e a sospendere il termine per la presentazione delle domande di partecipazione».
Assocomunicazione contesta il bando dei beni culturali
Il consiglio direttivo dell'associazione delle imprese di comunicazione (Assocomunicazione) ha contestato la legittimità di un bando per l'assegnazione del servizio di comunicazione e di promozione del patrimonio culturale. Il bando richiede al vincitore di assumere a tempo indeterminato 85 persone appartenenti alla categoria degli ex lavoratori socialmente utili (Lsu). Assocomunicazione ha inviato una lettera al responsabile del procedimento presso il Ministero dei beni culturali, in cui contesta l'obbligo di assumere 85 persone a tempo indeterminato e sostiene che il servizio richiesto dal Ministero potrebbe essere fornito da una normale agenzia di comunicazione con un team di 10-12 persone.
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