Sarà restaurata lopera attribuita alla scuola del Gagini che si trova a Santa Maria della Catena La presenza contemporanea della corona e della colomba nel blocco alludono ad un messaggio ancora tutto da decifrare La felicità dei giovani scatenati nelle danze e le perplessità del critico de "LOra", secondo il quale non sarebbe rimasta traccia del genere musicale PAOLA NICITA -------------------------------------------------------------------------------- Una scultura, quella della Madonna di tutte le Grazie, ricca di storia, ma anche di aneddoti e un po di mistero. La collocazione, innanzitutto: si trova nella chiesa di santa Maria della Catena, ma vi fu collocata solo nel 1823, in quanto proveniente dalla chiesa di san Nicolò della Kalsa. Il nome, in secondo luogo, che racconta il potere miracoloso della scultura, molto venerata e amata dai palermitani che ad essa si rivolgono da secoli chiedendo grazie, per lappunto, e miracolose intercessioni. Storie note e conosciute almeno fino a qualche tempo addietro, ma rintracciabili anche attraverso una testimonianza del Mongitore, «La Madonna si trovava nella strada dellAlloro, dove aveva fatto molti miracoli»; dunque si fu costretti a spostarla nella vicina chiesa». Altra testimonianza legata alla sacra immagine è quella di Lazzaro Di Giovanni che scriveva: «Si vede unantica scultura in marmo in cui in mezzo al rilievo vi è Maria Santissima con suo divino figliolo in braccio in attitudine di benedire, ai fianchi otto angeli, quattro per parte, sopra vi è una corona sulla quale posa una colomba e sopra questa un ostensorio collostia sostenuta da due angeli». È questa preziosa Cona marmorea, di periodo cinquecentesco e attribuita alla scuola dei Gagini al centro di un restauro che è stato presentato ieri dagli sponsor, Guglielmo Bellavista e Nicola Monteleone del Lions Club di Palermo, insieme alla restauratrice, Ivana Mancino, alla storica dellarte Maria Concetta Di Natale e al rettore della chiesa don Carmelo Torcivia. I restauri sono seguiti dalla Soprintendenza. La scultura oggi si presenta opaca e ricoperta da depositi di polvere, di sostanze di varia natura e macchie di cera. «Il restauro vero e proprio, comunque, sarà anticipato da alcuni saggi - spiega Ivana Mancino - che permetteranno di conoscere alcune caratteristiche chimiche fondamentali per potere intervenire. Saranno effettuate indagini radiologiche e spettroscopiche e poi tasselli di pulitura». La Cona marmorea policroma, oggi collocata nella terza cappella a destra sopra laltare gaginesco, è infatti composta da due differenti blocchi: uno superiore e uno inferiore, probabilmente realizzati da mani di artisti differenti, comunque riconducibili a scuola gaginiana. Limpianto compositivo appare complesso, la Vergine è circondata da una schiera di angeli, mentre nella parte superiore due angeli reggono una custodia con la colomba della Spirito Santo, racchiusi in una nicchia decorata con una conchiglia. Laltare è adornato da pregevoli bassorilievi raffiguranti storie relative ai santi Pietro e Paolo, attribuiti alla mano abile di Giacomo Gagini e alla sua bottega, nella metà del Cinquecento. Lassoluta novità, nella parte della scultura raffigurante la Madonna, è la presenza contemporanea della Corona e della Colomba. «Potrebbe avere due significati - dice la restauratrice che ha analizzato la statua insieme a Maria Concetta Di Natale - un significato legato alla committenza, per cui lOstensorio è indicativo della Congregazione del Santissimo sacramento, oppure Corona e Colomba insieme alludono ad un messaggio ancora da svelare. La scultura infatti, potrebbe essere in realtà formata da tre parti, dunque sarebbe mancante di un frammento». Lostensorio, il vaso sacro che reggono i due angeli, utilizzato per esporre ai fedeli o portare in processione leucarestia è raffigurato da una teca a base esagonale nella quale è riposta lostia consacrata di colore dorato, con un piede che poggia sulla colomba. Questo modello di ostensorio si diffonde largamente a partire dal XVI secolo, soprattutto in relazione allo sviluppo della processione del Corpus Domini. Spiegano le studiose: «Lostensorio raffigurato nella Cona è ha base ottagonale, modello giunto fino a noi in argento, potrebbe essere un elemento importante, singolare, richiesto dalla committenza, forse la Cona fu commissionata dalla congregazione del Ss. Sacramento, congregazione che si affermava a Palermo nel XVI secolo». Altro fatto singolare, legato alliconografia della scultura, a parte la Corona e la Colomba insieme, è la posizione del Bambino Gesù, raffigurato benedicente e in piedi. «Possiamo dire - prosegue Mancino - che per quanto riguarda la statutaria di questo periodo si tratta di un unicum assoluto, dato che il bambino è generalmente raffigurato tra le braccia della Madre; però è una iconografia che in questo periodo si rintraccia nelle pitture. per questo motivo si è ipotizzato che il committente possa aver fornito allartista un dipinto a cui ispirarsi, dipinto che conteneva alcuni elementi per lappunto mai riscontrati nella scultura siciliana cinquecentesca». Le ipotesi legate allattribuzione si dirigono per lo più in direzione di Francesco del Mastro, allievo di Antonello Gagini: «Unattribuzione che è guidata da due iconografie simili - conclude Ivana Mancino - entrambe dellartista, una delle quali si trova a San Mauro Castelverde e laltra a Termini Imerese. Vedremo dopo i risultati dei saggi e delle prime puliture se verranno registrate altre ipotesi». Il progetto di restauro di opere gaginiane necessiterebbe di un ulteriore sponsorizzazione, perché oltre alla Cona, sono inattesa di recupero quattro statue delle Vergini, che raffigurano S. Ninfa, S. Barbara, S. Oliva, S. Margherita opere di Antonello Gagini eseguite con la collaborazione dei figli Antonino e Giacomo intorno al 1540, oltre ad un gruppo di bassorilievi di Giacomo Gagini, che narrano episodi dei SS. Pietro e Paolo ed una Crocifissione facenti parte dellaltare della "Madonna di tutte le Grazie".