Quattro i posti in palio, venti ancora in corsa. Fra di essi nessun specializzato in beni storico artistici. Sborgi: «È uno scandalo» «UN CONCORSO davvero scandaloso». A scandalizzare Franco Sborgi, professore di storia dell'arte all'Università di Genova, è il concorso del Comune per la selezione di quattro funzionari del settore musei. Quattro persone «dalle elevate competenze professionali» e che, come recita il bando, dovranno «partecipare all'arricchimento e alla diffusione della conoscenza del patrimonio culturale... anche attraverso attività di studio, catalogazione e ricerca». Un profilo che sembra ritagliato su misura per i diplomati alla "Scuola di specializzazione in beni storico artistici" dell'ateneo genovese di cui Sborgi è uno dei docenti. Una scuola post-laurea, piuttosto nota e selettiva. I suoi studenti, quindici all'anno, arrivano anche da fuori regione e per essere ammessi devono superare un esame scritto e uno orale. Il concorso comunale non si è ancora concluso, i commissari stanno correggendo le prove scritte. Ma è già noto che su 350 partecipanti al test di pre-selezione, soltanto 20 sono stati ammessi alle fasi successive. E tra quei 20 non c'è nemmeno un diplomato alla scuola. «I concorsi pubblici per i musei sono una rarità - spiega Sborgi -. L'ultimo risale agli anni '90. Molti dei nostri diplomati aspettavano quel concorso da anni e si sono presentati al test». Un test che Sborgi e i suoi colleghi definiscono «assurdo». Una serie di domande, a risposta multipla, «alcune molto banali, tipo "Chi ha progettato il Guggenheim museum?". Altre inutilmente tecniche, come "quante lampadine occorrono per illuminare una mummia?"». Per giudicare i candidati in gara il Comune ha nominato tre commissari. Sono Guido Gandino, Simonetta Maione e Marina Sanno. Tre dipendenti comunali, e nemmeno uno storico dell'arte. Altrove la prassi è diversa. Il Comune di Torino informa che al suo recente concorso per conservatori museali in commissione sedeva anche un membro esterno e stimato professore. Ma torniamo a Genova. I requisiti per essere ammessi al test pre-selettivo erano una laurea in storia eo conservazione dei beni culturali o architettonici o ambientali, «o equiparati». Traduzione: «un semplice laureato - dice Sborgi - è sullo stesso piano di chi ha fatto anche studi post-laurea». Non solo. Su 10 punti attribuibili ai titoli - laurea, esperienze precedenti - soltanto 1 punto spetta ai titoli di studio. I restanti 9 sono tutti "titoli di servizio". Traduzione. «È premiato - commenta il professore - chi ha già lavorato, con contratti a tempo determinato, per i musei genovesi». A prescindere, o quasi, dalla laurea. Altre città si comportano diversamente. I responsabili dei musei civici torinesi fanno sapere che «qui privilegiamo gli studi, la conoscenza delle lingue straniere e, per ultimo, i titoli di servizio». I tre commissari genovesi tacciono. «Spiacenti, ma la procedura è ancora in corso e non possiamo rilasciare dichiarazioni».F. Mar. 14112008