ROMA - «Conosco bene il profilo del nuovo direttore generale per i musei: il mese scorso il ministro Bondi mi ha chiamato per offrirmi quel ruolo. Grazie, sono onorato, ma ora sono al servizio del Papa, gli ho risposto» rivela Antonio Paolucci. Che ora dirige i Musei vaticani. Ma che ha una lunga esperienza nello Stato italiano: è stato soprintendente di Firenze e ministro dei Beni culturali. Professore, lei si è tirato fuori. Ma che consigli dà per la scelta delluomo che diverrà direttore dei musei italiani? «Ci vuole un uomo, o una donna, del mestiere: uno storico dellarte, o un archeologo, che abbia lavorato nei musei». Un manager esterno? «Sì, può venire anche dallestero, perché no? Ma basta che non sia un manager bocconiano. Vanno benissimo per altri mestieri, ma non per il nostro». Non teme che questa nuova figura fagociti le altre direzioni del ministero? «No, lidea di Bondi è buona. Bisogna farla finita con le politiche rapsodiche. Cè bisogno di un coordinamento generale tra i circa 400 musei e gallerie e siti italiani». Con la modifica al regolamento del ministero, la direzione per larte contemporanea non cè più. Chi si deve occupare dellarte di oggi? «Secondo me le linee guida le deve dettare la Galleria nazionale darte moderna di Roma, che ha una sua Soprintendenza. Ma, in un momento difficile come questo, vanno valutate attentamente le priorità. E larte contemporanea non è in cima alla classifica». Qual è allora lallarme più grave? «Certamente la tutela del paesaggio, ossia ciò che resta del paesaggio italiano dopo le distruzioni. Cè bisogno di difendere il potere di tutela dei sovrintendenti. Bisogna fare quadrato e salvare ciò che resta di quello che non a caso gli stranieri chiamavano il Bel Paese».