Forse la cultura non si adatta alla destra. E sicuramente non si adatta al sindaco di Milano, Letizia Moratti, che prima aveva preso un granchio, nominando assessore alla cultura lingestibile Vittorio Sgarbi e ora ne ha preso un altro, nominando, allo stesso posto, Massimiliano-Finazzer Flory (che era stato annunciato da lei come un «profilo internazionale»). Finazzer, non sapendo che cosa fare, ha subito proposto listituzione di una sorta di commissione Attali, nella speranza che i neosoloni da lui convocati (ammesso che accettino di essere convocati da lui) riescano a trovargli qualche idea su che cosa fare. Di suo, Finazzer, prendendo in contropiede la giunta milanese, ha già ipotizzato un festival sul «nomadismo e la multietnicità» da farsi a Monza, da dove il vicesindaco gli ha già risposto: «Tiè». Inoltre Finazzer ha lodato il Centro sociale Leoncavallo (secondo lui «è già museo») facendo così imbufalire tutto il centro-destra che vede il Leoncavallo come un covo di esagitati dellultrasinistra, pronti, da un quarto di secolo, a qualsiasi scontro fisico e più che mai decisi a occupare un immobile privato senza scucire un euro, resistendo, con la minaccia della forza, a qualsiasi ingiunzione giudiziaria di sgombero. Loro infatti si sentono più forti del tribunale e della questura messi assieme. E hanno molti motivi per crederlo. Limmediato rovesciamento culturale e politico, a sinistra, del neoassessore alla cultura della giunta milanese di destra, è dovuto, probabilmente, al desiderio di Finazzer Flory di proteggersi il lato B dagli attacchi della sinistra che, non a caso, aveva già montato le colubrine contro di lui. Alberto Statera, su la Repubblica di lunedì scorso, ritenendo, come tutti, che Finazzer fosse di centro-destra, lo aveva già seppellito, ricordando che Il Piccolo di Trieste, sotto il titolo «Dal culturismo alla cultura» aveva scritto che Finazzer è «un culturista dal fisico ben scolpito con buoni piazzamenti in competizioni regionali» che a Monfalcone gestiva una palestra. Finazzer ha alle sue spalle degli studi contorti. Inizia il liceo scientifico, poi molla e passa al linguistico. Si iscrive quindi a scienze politiche ma non ce la fa a laurearsi. Adesso, però, dopo il clamoroso salto della quaglia di Finazzer, il problema è de la Repubblica che, di rilevante, in Finazzer, aveva riconosciuto solo gli occhioni celesti grandi così e le sciarpe alla Bernard-Henri Lévy che solo lui sa allacciare in quel modo, in Italia. Come farà adesso, Repubblica, a fare marcia indietro, visto che Finazzer è sì un assessore nominato dal centro-destra ma con dichiarate idee di sinistra? Oppure anche Repubblica si rassegnerà e lo darà per laureato?