SAN VERO MILIS. Qualcuno salvi "Sa turr 'e sa mora". La fortificazione costiera di epoca spagnola sta letteralmente cadendo a pezzi, al riparo dallo sguardo distratto delle istituzioni. Infatti, la torre che si erge e poche decine di metri dal faro di Capo Mannu è seriamente danneggiata, tanto da essere considerata pericolante. Non per tutti, però. Sa turr 'e sa mora non è dotata di una recinzione e tanto meno si vedono segni di attività per evitare un crollo che, più passa il tempo, e più appare inevitabile. Un vero peccato, soprattutto se si considera che la fortificazione spagnola fa parte di un sistema di difesa di cui si trovano notizie fin dal 1777, quando la torre era integra e abitata in pianta stabile da due sentinelle armate di mortaretti e fucili con baionetta. Il compito dei soldati di guardia lungo le coste era quello di segnalare le scorrerie moresche. A distanza di 231 anni i pirati hanno cessato di frequentare il Mediterraneo e le torri sono cadute in disgrazia. «Sì, un vero peccato.», dice Mena Manca Cossu, presidentessa della sezione Sinis di Italia Nostra, «Nelle coste dell'Oristanese erano attive ben diciannove torri spagnole, che con il passare del tempo sono entrate a far parte del patrimonio storico e culturale della nostra provincia. Purtroppo, non tutte sono state curate come avrebbero meritato, quella di Sa turr 'e sa mora è purtroppo un esempio lampante». Proprio per sollevare questo problema, gli ambientalisti di Italia Nostra, nel 2002, si erano dati daffare per pubblicare un volume dedicato proprio alle torri spagnole e intitolato "Torri costiere della provincia di Oristano", in cui ogni avamposto bellico arrivato fino ai giorni nostri era stato studiato, fotografato e soprattutto fatto oggetto di un progetto di recupero. «Già allora avevamo chiesto un intervento rapido.», continua Mena Manca Cossu, «Ma a distanza di cinque anni, a parte qualche piccolo lavoro finanziato dal ministero dei Beni culturali tramite il gioco del Lotto, non se ne è saputo più nulla». Anche il sindaco, Antonello Chessa, vuole dire la sua: «La torre spagnola di Sa turr 'e sa mora non rientra nelle nostre competenze. Anche se lo fosse non avremmo i fondi necessari per il restauro», spiega il primo cittadino sanverese, «Credo che di queste si dovrebbe occupare la Soprintendenza ai Beni culturali o la Regione. Si tratta di una ricchezza a cui non è giusto rinunciare e che invece sta finendo vittima di un inesorabile degrado». In effetti, la torre si regge su due terzi della base originaria e trasmette, a chiunque la guardi, uno spiacevole senso di precarietà. Chissà, forse sarebbe il caso di evitare il crollo e di dare uno sguardo anche al faro di Capo Mannu, un'altra struttura che ha vissuto tempi migliori.