«Pompei va capita» scuote la testa Felice Bergamasco, testa ricoperta di capelli ricci e brizzolati, occhialini gramsciani e un sorriso pieno di finto stupore che sembra sfumare in quello di Stefano Satta Flores, il cinefilo meridionale del film di Ettore Scola «Ceravamo tanto amati». Pompei pompeianorum, si chiama la rivista editata da questo intellettuale che lancia da trentanni sassi in questo museo pietrificato che ricompone e scompone allinfinito il mosaico di genialità e sciatteria dellhomo vesuvianus. 144 bancarellari attaccati come cozze allo scoglio delle mura degli scavi sono un capolavoro di immobilismo e movimento, un ossimoro cinetico che sta ipnotizzando un poliziotto scafato come Renato Profili, ex prefetto di Napoli e da luglio commissario delegato "per lemergenza dellarea archeologica di Pompei". Quarantaquattro bancarellari attraverso i quali si può ricostruire lalbero genealogico di un omino ottantenne che di licenze ne possiede parecchie. Undici secondo la leggenda, tre dicono le fonti più autorevoli, tutte distribuite in base alla linea di discendenza diretta (figli, nipoti). I parenti e il gruppo di venditori ambulanti che gli sono fedeli, Mario Falanga li ha voluti riunire sotto un acronimo che non sfigurerebbe tra quelli degli ultras dello stadio San Paolo: Vapp, venditori ambulanti Pompei scavi. Ai Vapp questo intraprendente prototipo dellhomo vesuvianus vende i triti e ritriti libri sugli scavi, che edita da almeno trentanni, le trite e ritrite statuette simil pompeiane e lorrenda chincaglieria di contorno. Falanga, insomma, è il banchiere e fornitore unico dei Vapp e affini. Almeno fino a quando un signore di nome Salvatore Scisciola, ex autista di pullman turistici con un nonno vetturino, non rileva la licenza di bancarellaro da un vecchio commerciante stanco e malato. Scisciola ha leloquio tranquillo e il sorriso sereno di quei rarissimi campani che non alzerebbero la voce neppure sotto tortura: «I tempi cambiano, dobbiamo cambiare pure noi», dice questo sessantenne che si autodefinisce ghandiano nella terra del clan Gionta (Torre Annunziata con il suo malfamato quadrilatero è attaccata agli scavi). Quando Scisciola-Ghandi ha preso la parola, pure Profili, che in ottobre aveva intimato ai bancarellari di sgomberare entro 48 ore da Piazza Esedra, è stato costretto a ripensare la sua strategia: «Dobbiamo fare in poco tempo quello che non è stato fatto in molto tempo». Quello che molti non sanno è che i bancarellari ruotano: 22 un giorno, altri 22 lindomani. Lofferta di prodotti poverissimi ha via via depauperato gli incassi. Duecentocinquanta euro quando la giornata è buona. Esentasse o quasi. Il primo e ultimo blitz delle Fiamme gialle qui lo raccontano con la stessa enfasi con cui si tramanda leruzione fatale: correva lanno 2001. Scisciola, sostenuto da Bergamasco, promette «merchandising e una cooperativa». Profili non parla, o se parla lo fa attraverso la voce barocca del giornalista sportivo Luigi Necco indimenticabile cantore delle giocate di Diego Armando Maradona e ora collezionista di incarichi politici, una terza vita inaugurata - nientemeno con la carica di commissario, poi scaduto, dellAzienda di soggiorno di Pompei. Il quesito rimane eternamente lo stesso: i bancarellari sgomberano dal tempio di Piazza Esedra, come il sovrintendente e archeologo di chiara fama Giovanni Pietro Guzzo, da sempre in rotta di collisione con il sindaco di Pompei, avvocato Claudio DAlessio, invoca da 15 anni? Sei incontri tra il prefetto il commissario, Renato Profili, Scisciola e i Vapp di Falanga non sono stati risolutivi. Tanto che Berlusconi è stato costretto a rinviare la visita in pompa magna fissata per il 28 ottobre, appellandosi alle inclementi condizioni meteo. Un aiutino del catastrofologo Guido Bertolaso, che però non sposta di un millimetro il problema. Guzzo ride sotto la barba ben curata, e ai suoi amici declama gli scritti di un maestro dellarcheologia come Paolo Orsi, che nel lontano 1901 scriveva: «I vasi sivendevano a vil prezzo alle porte di Pompei». Allora si trattava di un commercio ignobile di reperti nobilissimi, ora si tratta di un commercio antichissimo di statuette ignobili. Il sindaco, uomo del Pd, ha sempre lasciato fare. I bancarellari (e i pompeiani) votano in giugno. Profili incassa la promessa che quattro bancarelle su 22 sono pronte a sloggiare. Troppo poco per convincere il premier che gli scavi possano trasformarsi in una storica passerella politica. A meno che lilluminazione di via Villa dei misteri, lo sgombero delle donnine che li nottetempo praticavano il mestiere più antico del mondo e una dozzina di fontanelle riattivate tra le rovine, non possano comparire un giorno nelle memorie di Guzzo nel capitolo la "rinascita di Pompei".
POMPEI - A Pompei le bancarelle eterne quanto gli scavi
La rivista Pompei pompeianorum, fondata da Stefano Satta Flores, esplora la cultura e la storia di Pompei. Il giornalista Renato Profili, ex prefetto di Napoli, è incaricato di sgomberare le bancarellari che vendono oggetti antichi nella piazza di Esedra. Tuttavia, un nuovo bancarellaro, Salvatore Scisciola, rileva la licenza e inizia a vendere oggetti anche più antichi. Profili è costretto a ripensare la sua strategia e inizia a discutere con Scisciola e i suoi seguaci, noti come Vapp. Il sindaco di Pompei, Claudio DAlessio, ha sempre lasciato fare e lascia che i bancarellari continuino a vendere oggetti antichi.
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