Sindaci e sovrintendenti dei teatri lirici di tutt'Italia s'incontrano oggi a Roma convocati dal ministro della Cultura Bondi per affrontare la crisi del settore. La situazione, da anni difficile per molte Fondazioni, è diventata per tutti insostenibile dopo gli annunciati tagli al Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, ridotto per il 2009 da 560 milioni di euro a 379. Cifre che basterebbero a stento per pagare gli stipendi dei dipendenti, cancellando di fatto ogni produzione. Tant'è che, ad esempio, nel San Carlo commissariato la prossima stagione offre solo tre titoli d'opera e due di balletto per consentire il pareggio del bilancio di previsione. In altri teatri si tenta affannosamente di salvare le stagioni già varate, anche se c'è chi, come il direttore musicale dell'Opera di Roma, Gianluigi Gelmetti, propone un po' provocatoriamente di invitare le tredici Fondazioni italiane (la 14esima, il Petruzzelli, è in itinere) a produrre ciascuna un solo spettacolo scambiandosi gli altri titoli. Un paradosso, visto che sarebbe complicato realizzare un solo allestimento per palchi tanto diversi o avere a disposizione compagnie di canto «di giro» come negli anni Cinquanta. Ma un paradosso che la dice lunga sulla precarietà del mondo della lirica, con il fallimento della riforma che creò le Fondazioni al posto dei vecchi Enti lirici. Ma se Napoli, Verona, Genova sono commissariate, le cose non vanno meglio altrove, da Firenze a Torino e Bologna. Con due eccezioni, la Scala (che vanta anche un attivo su un bilancio di circa 100 milioni) e l'Accademia di Santa Cecilia, a Roma, dove si svolge un'attività squisitamente concertistica. E allora non è un caso se Bondi pensa a una riforma che preveda due eccellenze: Scala e Santa Cecilia. Da rivedere anche i contratti dei lavoratori delle Fondazioni che «consentono in alcuni casi privilegi non giustificati, senza garantire un'adeguata produttività». Il contratto nazionale - sostiene Bondi - tornerà ad essere l'unico vero strumento di lavoro, «mentre gli integrativi saranno snellissimi». Soprattutto di questo, dunque, si parlerà nel vetrice di oggi, dove sindaci e sovrintendenti arriveranno agguerriti per difendere i «loro» teatri. . Così, mente il Maggio Musicale Fiorentino si presenterà forte di una raccolta di firme che vanta i nomi di Mehta e Muti, il sindaco di Bologna, Cofferati, appassionato melomane indicato come prossimo sovrintendente a Genova, pensa a «più interventi risolutivi, non uno solo». Alla riunione non ci sarà, invece, il sindaco di Napoli Iervolino. Il motivo? «Sono un sindaco commissariato», ha spiegato il primo cittadino che per legge è presidente del Cda della Fondazione San Carlo e tornerà al suo posto solo quando il commissario Nastasi concluderà l'incarico e sarà nominato da Comune, Regione, Provincia e Ministero un nuovo consiglio di amministrazione. Oggi, dunque, Napoli e il San Carlo non avranno nessuno dalla loro parte visto che Nastasi parteciperà al vertice con Bondi, ma nella veste di capo di gabinetto. «Mezza città è in bancarotta, credo che la situazione del San Carlo si risolverà, ma dopo il 2010, quando finiranno anche i lavori», dice l'ex sovrintendente Lanza Tomasi. Dal canto suo il sovrintendente dell'Opera di Roma, Ernani, rivendicando una gestione virtuosa, spera ancora nella possibilità di un passo indietro del governo rispetto ai tagli. E mentre il sovrintendente del Regio di Torino, Vergnano, presidente dell'Anfols (l'associazione che raggruppa le Fondazioni) lancia l'allarme dicendo che questa crisi è peggiore di quella dell'Alitalia, perché in ballo c'è il futuro di circa 5000 lavoratori e delle loro famiglie, già sembra prospettarsi una soluzione ponte. Pare che il governo pensi di risolvere l'emergenza (conti in rosso per molte decine di milioni) e poi chiedere una delega al Parlamento con l'obiettivo di riordinare il settore. I sindacati sono sul piede di guerra, e già hanno convocato per domano a Roma una riunione dei lavoratori di tutti i teatri.
CAMPANIA - Sindaci e sovrintendenti dei teatri lirici di tutt'Italia s'incontrano oggi a Roma
I sindaci e sovrintendenti dei teatri lirici italiani si incontrano a Roma per affrontare la crisi del settore, causata dai tagli al Fus (Fondo unico per lo spettacolo) e dalle difficoltà finanziarie. La situazione è insostenibile per molte Fondazioni, che non hanno sufficienti risorse per pagare gli stipendi dei dipendenti e produrre spettacoli. Alcuni teatri, come il San Carlo, offrono solo tre titoli d'opera e due di balletto per il prossimo anno, mentre altri tentano di salvare le stagioni già varate. Il ministro della Cultura, Bondi, propone una riforma che prevede due eccellenze: la Scala e l'Accademia di Santa Cecilia.
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