Lavori svolti in contrasto con le prescrizioni della soprintendenza, interventi di messa in sicurezza realizzati a dispetto di vincoli ambientali. Un costone «modificato» in modo irreversibile, con l'abbattimento (ingiustificato) di 43 alberi secolari. Uno scempio coperto da un documento fasullo, che ha spinto il gip del Tribunale di Napoli a disporre il sequestro del porto turistico di Capri. La Procura di Napoli ha infatti chiesto e ottenuto i sigilli sul costone roccioso di Marina di Caterola, sul relativo porticciolo (ovviamente escluse le imbarcazioni in rada), al termine di un'inchiesta che scava a fondo nelle attività dell'amministrazione comunale isolana. Cento metri quadrati l'area della parete rocciosa finita nel mirino della Procura, mentre sono diecimila i metri quadrati della superficie totale del cantiere sottostante al roccione. Cinque gli indagati, tra cui il segretario comunale Paolo Rispoli; Gianvito Conte, responsabile unico del procedimento per l'esecuzione dei lavori di messa in sicurezza del costone roccioso a ridosso del porto turistico di Capri; Luca Delle Donne, legale rappresentante dell'impresa Geomont srl; Giuseppe Iazzetta, direttore dei lavori. Sotto inchiesta anche un geometra caprese, non raggiunto da provvedimenti di sequestro nel corso del procedimento. Una vicenda che riguarda la messa in sicurezza del costone isolano e l'impatto ambientale provocato da lavori non autorizzati. Un intervento assicurato da un parere favorevole della soprintendenza, che aveva però imposto «la conservazione delle essenze arboree presenti in atto». Detto in soldoni, i lavori edili si potevano fare, purché venissero rispettati alberi secolari e macchia mediterranea. Un imperativo che però non è stato rispettato. Anzi, cioè stato un tentativo di aggirare il diktat della soprintendenza. Complice, spiega la Procura (inchiesta del pm Antonio D'Alessio) un documento falso, che avrebbe consentito di bypassare la prescrizione della soprintendenza. Ecco le conclusioni della stazione dei carabinieri di Capri: «Dal sopralluogo e dai rilievi fotografici emerge che in contrasto con le prescrizioni imposte si è arrivati al taglio di 43 alberi». Ma anche che «detto taglio determinava una visibile e irreversibile modificazione del costone roccioso interessato dai lavori». E così «l'assenza dell'abilitazione paesistica veniva dissimulata nella nota spedita dal segretario comunale Rispoli alla Soprintendenza competente».