CANTIERI E POLEMICHE. Addio ai 250 posti auto e alla prospettiva di rendere almeno visibili ai turisti i resti archeologici che le ruspe hanno fatto affiorare Sconcerto e disappunto tra residenti ed esercenti di piazza Viviani per il blocco dei lavori e la conseguente fine del progetto del parcheggio A I resti di antichi edifici riaffiorati durante gli scavi in piazza Viviani«Una farsa», «uno scandalo», «una conclusione annunciata». I giudizi sono tanti e taglienti, molti sono simili. Nessuno è positivo. I veronesi e alcuni dei commercianti che si affacciano su piazza Viviani non hanno accolto bene l'annunciata decisione di rinunciare al parcheggio previsto sotto la piazza. A incendiare l'animo dei veronesi, è soprattutto il fatto che dopo oltre due anni di disagi, ora, non solo non ci saranno i 250 posti auto annunciati, ma non si potranno nemmeno visitare i resti storici restituiti alla luce dopo centinaia di anni e per la cui tutela i lavori sono stati bloccati. «Anche l'ultimo dei veronesi sapeva che sotto piazza Viviani si sarebbero certamente trovati dei resti archeologici. Non se ne conosceva l'epoca o la quantità, ma che qualcosa c'era era scontato, inevitabile. Siamo in pieno centro e in ogni cantina, sotto ogni metro quadrato di queste vie e piazze si trova qualcosa», commenta Alberto Fraccaroli, proprietario della bottega di chiavi che è stata costretta a traslocare proprio a causa del cantiere. «Lavorare in quelle condizioni, ad un certo punto, non è più stato possibile. L'angolo tra la recinzione e il negozio era diventato un orinatoio», spiega Fraccaroli. «Però visto che ormai il danno è stato fatto, i disagi arrecati e a lungo, perché non mettere a disposizione di veronesi e turisti quanto è venuto alla luce?». «È una farsa. Non è possibile impiegare tre anni per prendere una decisione. In un mese la risposta doveva esserci. Ed è assurdo anche chiudere tutto, ora», è il parere di Luca Foggini proprietario del caffè Coloniale. E decisamente in linea ma più aspro è anche il commento di Ivo Spada, del Caffè Posta; il locale la cui porta da oltre 24 mesi guarda direttamente sul pannello bianco che delimita il cantiere. «Hanno sprecato due anni e mezzo della nostra vita. Sinceramente, non pensavo che a Verona sarebbe finita così, credevo che un compromesso lo avrebbero raggiunto», racconta Spada, che durante questo arco di tempo ha più volte denunciato le drammatiche conseguenze del protrarsi del lavoro sul giro di clientela. «Per venirci incontro, in Comune ci avevano proposto uno sconto sulla tassa dei rifiuti, una pagliacciata: è ovvio che senza clientela, di rifiuti praticamente non ne produco. Ho passato mesi a vendere non più di quattro, cinque caffè al giorno. E ora scopro dal giornale che tutto si conclude con un niente di fatto, pazzesco. Almeno si riuscisse a sfruttare questa enorme perdita di tempo rendendo visitabili dai turisti questi reperti...ovviamente però non a patto di sopportare un cantiere altri due anni.», prosegue Spada, che non è convinto al cento per cento che la questione sia definitivamente archiviata. «Devo proprio commentare? Direi che c'è ben poco da aggiungere a quella che è la realtà dei fatti. A quest'ora avremmo potuto inaugurare un nuovo parcheggio, di cui in centro c'è un disperato bisogno, e invece siamo ancora qui a fare polemica. Possibile che non si trovino soluzioni alternative? Invece che scavare sottoterra, non si potrebbe pensare a parcheggi a più piani rialzati?», si domanda indispettita Sandra Formenti, 52 anni, residente nella zona.